
Ieri sera ero stanco e per errore
Apparecchio per un posto in più
I miei mi guardan con stupore
Quel piatto proprio davanti alla tivù
Scusate, sarò stato un pò distratto
L’ho confuso con un ospite d’onore,
E’ che accendi e dopo poco, quatto quatto,
ti spunta in video o in audio quel signore.
Si traveste come Zelig, vecchia storia,
Si proclama operaio o imprenditore
Vecchio zio o, di calcio, vecchia gloria
Casellante, profeta, allenatore.
Questa volta, lasciati i manifesti,
Si propone sullo schermo come un guitto
Se è mattina fa il caffè con grandi gesti
Mentre a pranzo discetta sul soffritto.
Non ti chieder per chi suona la campana:
in serata compare a Porta a Porta
due battute, che lo aspettan da Mentana,
che peccato che la sera è così corta.
Tutto questo lo leggo sui giornali,
perchè la mia reazione viscerale
mi porta, quando parte coi suoi strali,
a cambiare subito canale.
Eppure, evitando di ascoltarlo,
non posso evitare di pensarci.
Mi sento offeso, finisce che ne parlo
L’umore tinto di quando non vuoi starci.
In Parlamento, i saldi di stagione
Ad ognuno non si nega la sua legge
Il diritto a sparar se c’è intrusione
Tra canne e pere un’equazione che non regge.
E la perla in tema di giustizia,
il pm se perde non si appella
Un misto di arroganza e di furbizia
Una legge che è un gesto dell’ombrella.
E scusate se la rabbia non mi cala
Che la rima vorrebbe buon umore
Ci vorrebbe veramente un colpo d’ala
Uno scatto che ti affranca dal torpore.