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La curva che non c'è

di Michele Pellizzari e Virginia Hernanz 14.11.2002
E’ opinione diffusa che la contrattazione centralizzata in Italia comprima la struttura salariale, impedendo al salario di riflettere differenziali di produttività .....

E' opinione diffusa che la contrattazione centralizzata in Italia comprima la struttura salariale, impedendo al salario di riflettere differenziali di produttività e condizioni del mercato del lavoro fra diverse regioni. Come messo in luce dal lavoro di due economisti inglesi, David Blanchflower e Andrew Oswald (The Wage Curve, MIT Press, 1994. Awarded Princeton University's Lester Prize, 1995.), in tutti i Paesi si nota una relazione inversa fra salari e tassi di disoccupazione, vale a dire che nelle regioni dove il tasso di disoccupazione è più alto, i salari sono, a parità di altre condizioni, più bassi. Lo stesso individuo guadagnerebbe cioè di meno se lavorasse nella regione con disoccupazione più alta che in un mercato del lavoro in cui ci sono meno persone in cerca di lavoro.

Ci possono essere diverse spiegazioni per questa regolarità empirica: tassi di disoccupazione più alta possono ridurre il potere contrattuale dei lavoratori perché li rendono più vulnerabili a lunghi periodi senza impiego nel caso perdessero il lavoro in caso di rivendicazioni salariali troppo elevate, il sindacato non può non tenere conto in qualche misura della realtà esterna all'azienda e, dunque, è indotto a moderazione salariale da alti tassi di disoccupazione, e altre spiegazioni ancora.

Quale che ne sia la ragione, una forte rispondenza del salario a divari fra regioni nel tasso di disoccupazione rende più facile la riduzione dei divari nei tassi di disoccupazione locali perché le imprese sono indotte a investire nelle regioni con salari più bassi, aumentando dunque la domanda di lavoro proprio dove la disoccupazione è più alta. Inoltre salari bassi in regioni ad alta disoccupazione tendono a ridurre l'offerta di lavoro, spingendo verso il basso il tasso di disoccupazione. Infine, vi possono essere flussi migratori da regioni ad alta disoccupazione e bassi salari verso regioni con remunerazioni più alte e maggiori opportunità di impiego. Anche questo può portare a ridurre gli squilibri territoriali nel mercato del lavoro. Una forte rispondenza del salario alla disoccupazione nelle diverse regioni in un certo senso crea dunque le condizioni per il superamento dei divari salariali. Se i divari interregionali nei tassi di disoccupazione si riducono, anche i salari regionali tenderanno a convergere.

Nella figura qui sotto abbiamo riportato i tassi di disoccupazione e i salari lordi annui (comprensivi di tutti i contributi) nelle diverse regioni italiane (fonte: Eurostat). I punti sul grafico richiamano la presenza di una relazione negativa tra tassi di disoccupazione e salari: in regioni ad alta disoccupazione i salari sono infatti più contenuti. Tuttavia, questa relazione negativa può essere dovuta a fattori che non hanno nulla a che vedere con le differenze nei tassi di disoccupazione fra le diverse regioni italiane: una diversa struttura industriale, una composizione diversa della forza lavoro per genere, età e qualifica, etc... Con semplici tecniche econometriche è possibile tenere conto di questi altri fattori e dunque isolare la relazione specifica fra tassi di disoccupazione regionali e differenziali regionali dei salari in Italia (Cfr Claudio Lucifora e Federica Origo, Alla ricerca della flessibilità: un'analisi della curva dei salari in Italia, "Rivista Italiana degli Economisti", aprile 1999).

La linea continua nella figura mostra i risultati di questo esercizio. Ci dice che la "curva dei salari" in Italia non c'è, la relazione fra disoccupazione e salari è piatta. In altre parole, una volta che si tenga conto delle differenze strutturali nei mercati del lavoro nelle diverse regioni, la relazione negativa tra salari e tassi di disoccupazione regionali scompare. In Paesi come il Regno Unito (linea tratteggiata nel grafico) si verifica invece una marcata relazione negativa fra salari e tasso di disoccupazione (nell'ordine dell'8-9%) anche quando si controlli per i fattori di cui sopra. Anche in Germania, in cui le forme di contrattazione salariale sono più centralizzate che nel Regno Unito ma meno che in Italia, si osserva una curva regionale dei salari inclinata negativamente.

È importante notare infine che accettare salari più bassi in regioni ad alta disoccupazione non preclude affatto la possibilità di una convergenza di livelli salariali fra regioni. Al contrario è proprio in virtù di questi differenziali nei salari che i divari nei tassi di disoccupazione si possono ridurre. E questo riequilibrio agisce in direzione di una convergenza dei salari fra regioni. Questa convergenza, tra l'altro, potrebbe avvenire a livelli salariali più alti: la curva dei salari per il Regno Unito, del resto, è sempre al di sopra di quella italiana.