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FLEX-INSECURITY, DALLA FLESSIBILITA' ALLA PRECARIETA'

di Fabio Berton , Matteo Richiardi e Stefano Sacchi 28.11.2008

A dicembre scadranno oltre 300mila contratti atipici. In tempi normali la stragrande maggioranza viene rinnovata dalla medesima azienda. Ora, con la recessione, c'è il rischio che i rinnovi calino e sia più lungo il periodo di disoccupazione per i lavoratori. Una larga percentuale non potrà beneficiare delle prestazioni di disoccupazione perché le regole di accesso penalizzano le carriere discontinue e i salari bassi. Occorrono sussidi di tipo assistenziale, soggetti alla prova dei mezzi. E in prospettiva, uno schema di mantenimento del reddito di stampo universalistico.

Quanti sono i contratti che scadranno a dicembre? Quanti dei lavoratori che perderanno il lavoro saranno coperti dall'indennità di disoccupazione? I risultati di una nostra recente ricerca su perché in Italia la flessibilità del lavoro diventa precarietà ci aiutano a rispondere a queste domande. (1)

QUANTI CONTRATTI SCADONO A DICEMBRE?

Quanti contratti scadono a dicembre? La risposta alla domanda non è immediata, perché la scadenza dei contratti la conoscono solo le imprese e i lavoratori coinvolti. Negli ultimi giorni è circolata qualche stima di massima. Per ottenerne una più precisa, dividiamo il numero di occupati in ciascuna forma contrattuale per la durata media del contratto. (2) Otteniamo così il numero di contratti in scadenza ogni mese. Dicembre è però un mese speciale: dai dati Whip sappiamo infatti che in genere a dicembre scadono il 40 per cento dei contratti in più della media di tutti i mesi dell’anno. Correggendo per questo fattore otteniamo dunque la nostra stima, riportata nella tabella 1.

 

(a): stima riferita al 2003, quando i Cfl erano possibili anche nel settore privato. Oggi sono possibili solo nella pubblica amministrazione.

Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat (Rcfl 2007, colonne 1 e 2), Whip (colonne 3, 4 e 5).

I dati ci dicono che in totale gli occupati con contratti di durata prefissata sono 2.574.642 e dunque, secondo i nostri calcoli, quelli con contratto in scadenza a dicembre 2008 sono circa 305mila. (3) Si tratta di oltre 10mila apprendisti, 193mila dipendenti a tempo determinato, 16mila somministrati, 64mila collaboratori coordinati e a progetto. In tempi normali, avrebbero aspettato - in assenza di un passagio diretto a un nuovo lavoro o di un rinnovo - in media dai nove mesi dei somministrati agli oltre diciannove dei collaboratori prima di trovare un nuovo lavoro. Spesso però il loro contratto veniva rinnovato dalla stessa impresa: nell’84 per cento dei casi per i somministrati e per oltre il 50 per cento dei casi per i collaboratori. (4)
Ora, con la recessione che avanza, c'è il rischio che la quota dei rinnovi sia inferiore e più lunga la durata della disoccupazione successiva.

QUANTI SONO COPERTI DALL'INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE?

La nostra ricerca mostra che molti di questi lavoratori affronteranno i tempi difficili che si annunciano all’orizzonte senza alcuna rete di protezione sociale. E questo non vale solo per i lavoratori parasubordinati, considerati autonomi dal punto di vista previdenziale, e dunque senza diritto alle prestazioni di disoccupazione. Come mostra l’ultima colonna della tabella, secondo le nostre stime, non sarà coperto dai sussidi di disoccupazione neanche il 38 per cento dei lavoratori a tempo determinato (diventa il 47 per cento per quanti sono part-time), quasi il 50 per cento dei somministrati/interinali (il 63 per cento tra i part-time) e quasi l’80 per cento degli apprendisti. I particolari requisiti necessari per accedere ai sussidi, escludono infatti molti lavoratori con una storia lavorativa limitata o frammentata. In assenza di sussidi di disoccupazione di tipo assistenziale, o di uno schema generalizzato di reddito minimo, l’inverno per questi lavoratori si preannuncia davvero rigido.
Come siamo arrivati a queste cifre? Abbiamo considerato tutti i lavoratori dipendenti del settore privato presenti nella base dati Whip nell’ultimo mese dell’ultimo anno disponibile, dicembre 2003, e ne abbiamo ricostruito la storia contributiva. Abbiamo quindi applicato alle storie contributive individuali le regole per l’accesso alle prestazioni di disoccupazione. (5) E abbiamo verificato  quanti lavoratori a dicembre 2003 ne avrebbero effettivamente beneficiato, sia a requisiti pieni, sia a requisiti ridotti. (6)
Dal 2003 a oggi, le regole per accedere alle prestazioni non sono cambiate e, pertanto, i tassi di accesso alle indennità possono essere aumentati da allora soltanto se le carriere dei lavoratori sono più continue a parità di salari reali, se i salari reali sono più elevati a parità di profili di carriera, o entrambe le cose.
I nostri risultati mettono in guardia anche da ingenue estensioni del sussidio di disoccupazione ai lavoratori parasubordinati, così come è avvenuto nel 2007 con l’indennità di malattia. Secondo nostre stime, se applichiamo le regole di accesso alle prestazioni di malattia alle storie contributive dei parasubordinati, vediamo che il 38 per cento di loro, pur formalmente coperto, non riuscirebbe a ottenerle, a causa del meccanismo dei requisiti contributivi e del metodo di calcolo e accreditamento delle mensilità contributive. Ancora più grave la stima relativa all’indennità di maternità per le lavoratrici parasubordinate, preclusa al 46 per cento di loro. Se l’estensione dell’indennità di disoccupazione ai parasubordinati avvenisse utilizzando i requisiti di contribuzione previsti per le indennità di malattia e maternità, in apparenza piuttosto blandi (tre mesi di contribuzione superiore ai minimi negli ultimi dodici), il 40 per cento di questi lavoratori ne resterebbe escluso.
Che fare? Occorrono sussidi di disoccupazione di tipo assistenziale, soggetti alla prova dei mezzi. E in prospettiva, uno schema di mantenimento del reddito di stampo universalistico in caso di disoccupazione. In un mercato del lavoro come quello italiano, in cui i lavoratori atipici hanno salari inferiori ai tipici e carriere lavorative più discontinue, prestazioni sociali di tipo assicurativo non possono funzionare.

(1) Fabio Berton, Matteo Richiardi e Stefano Sacchi, “Flex-insecurity. Perché in Italia la flessibilità del lavoro diventa precarietà”, volume in uscita nel 2009.
(2) Fonte: dati Rcfl Istat, 2007.
(3)Dal computo dello stock di occupati con contratto di durata prefissata abbiamo escluso circa 35mila lavoratori che dichiarano di essere “a termine”, ma di non conoscere la forma contrattuale con la quale lavorano, nonché i lavoratori senza contratto; all’interno di questi ultimi, Istat ne attribuisce circa 140mila alla categoria dei lavoratori con contratto di durata prefissata. Una stima meno conservativa dello stock di questi lavoratori, sempre basata sui dati Rcfl 2007 dell’Istat, potrebbe pertanto arrivare a 2.750.000, di cui circa 330mila in scadenza a dicembre.
(4) Nostre stime su dati Plus.
(5) Whip è costruita sui dati amministrativi dell’Inps, dunque le storie contributive che abbiamo ricostruito sono quelle reali.
(6) Non prendiamo in considerazione l’indennità di mobilità né la cassa integrazione guadagni: tali prestazioni sono infatti soggette a valutazioni discrezionali da parte dell’autorità pubblica e non configurano pertanto diritti soggettivi in capo al lavoratore.