
Ci risiamo. Con il passaggio alla Camera, riparte il treno della "devolution", in una confusione assordante. Strano destino quello della "devolution". Nessuno capisce che cos'è, eppure tutti sono disposti a morire (figurativamente) pro o contro di essa (vedi Balboni). La maggioranza la difende a spada tratta, ma non si sa esattamente cosa difenda, visto che l'interpretazione che ne offre dipende da chi ne parla. Per la Lega e una parte di Forza Italia, la devolution è la soluzione a tutti i problemi italiani. Per il resto della coalizione, al contrario, la devolution s'ha da fare perché non cambia niente. L'opposizione è invece concorde nell'affondare la riforma, perché, sostiene, spaccherebbe l'Italia. Tuttavia, lo fa con accenti così assurdamente centralistici da aprire il fianco a un'altra facile obiezione: se era così importante mantenere un ruolo centrale allo Stato, perché il centro-sinistra ha approvato una riforma costituzionale chiaramente federalista alla fine della precedente legislatura?
Il risultato è una confusione senza precedenti. Al momento, in discussione alla Camera c'è il progetto di riforma costituzionale Bossi, già approvata in prima lettura al Senato senza emendamenti. Ma già se ne preannuncia un altro, all'esame del Consiglio dei ministri la prossima settimana, che dovrebbe intervenire sia sul vecchio testo della devolution che sull'attuale Titolo V. Pare che l'accordo politico interno alla maggioranza sia che la riforma Bossi passi alla Camera ancora senza emendamenti, così da dare al leader della Lega una bandiera politica da sventolare in campagna elettorale, per poi essere abbandonato a favore del nuovo testo dopo le elezioni regionali.
Non basta. Sul tema c'è anche il Ddl La Loggia, approvato al Senato con voto bipartisan, che dà mandato al Governo entro un anno di definire i confini delle materie ad area concorrente tra Regioni e Stato, secondo il tracciato del Titolo V. Titolo V che nel frattempo, come abbiamo visto, potrebbe anche essere riformato, e dunque non è chiaro su cosa il Ddl La Loggia dovrebbe intervenire.
In tutto questo pasticcio, non si parla mai di risorse da decentrare, senza le quali naturalmente tutta la discussione è pura retorica. Dei soldi, cioè della costruzione del federalismo fiscale, si dovrebbe occupare invece l'Alta commissione di studio, prevista dall'articolo 3 della Legge finanziaria per il 2003, che dovrebbe consegnare i risultati dei propri studi entro la fine di marzo 2003. Solo che di questa commissione, che doveva essere istituita entro gennaio 2003, non vi è ancora traccia. Nella confusione, si riaffaccia, per bocca del presidente della Camera il tema delle altre riforme costituzionali che dovrebbero accompagnare il federalismo (o la devolution, che dir si voglia). In particolare, si riparla di Senato delle regioni, un tema che richiederebbe ben altri approfondimenti (vedi Vassallo, Fabbrini).
Ben più pericoloso per la tenuta della maggioranza è invece un altro federalismo, quello televisivo. Squillano le trombe di guerra, si parla di riforma dello Stato, ma lo spostamento di una rete Rai a Milano è percepito come molto più insidioso di tutto il resto messo assieme, a indicazione di dove si colloca veramente il potere secondo la nostra classe politica. E, allora, vale la pena di morire per Varese?