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Meglio il proporzionale

di Gilberto Muraro 26.02.2007
Benvenuta la virata verso il proporzionale nei progetti di riforma elettorale. Nel nuovo contesto federalista, infatti, questo sistema realizza meglio il principio della sovranità popolare. E per raggiungere gli altri obiettivi che una buona legge elettorale si prefigge, bastano alcune regole: premio di maggioranza, soglia minima, indicazione a priori del leader, candidature in un solo collegio, una preferenza assegnata all'elettore. Tutto ciò riguarda la Camera. Solo dopo averlo realizzato si potrà pensare al Senato federale e alle norme per eleggerlo.

Nel rimandare il governo Prodi alle Camere, il Presidente della Repubblica ha fatto esplicito riferimento alla "necessità prioritaria di una modificazione del sistema elettorale vigente". E per la verità, già prima della crisi, si profilava una maggioranza, al governo e al Parlamento, a favore del sistema elettorale proporzionale.

Mezzi e fini di una legge elettorale

Si tratta di una virata di 180 gradi rispetto agli umori prevalenti fino a poco tempo fa, che non mettevano neppure in discussione il maggioritario; ed è da accogliere con favore. Beninteso, anche il maggioritario è preferibile alla vigente legge che ha espropriato gli elettori della possibilità di scelta dei candidati per consegnarla alle direzioni dei partiti. E se, con un’altra virata, si tornasse in quella direzione, va detto subito che, tra le tante forme di maggioritario, sarebbe più appropriato il maggioritario a doppio turno alla francese: in mancanza di un vincitore a maggioranza assoluta al primo turno, si fa il ballottaggio tra i quattro candidati più votati.
Ma si può fare molto meglio. Il problema è che la legge elettorale è un mezzo e non un fine. E come tale, va scelta dopo avere chiarito gli obiettivi e avere discusso le relazioni tra mezzi e fini.
Il discorso va per ora limitato alla Camera dei deputati, in attesa di sapere se e come, e con quali competenze, si farà un Senato federale.
I fini da assegnare alla legge elettorale sono: attuare in modo soddisfacente il principio della sovranità popolare in relazione ai compiti affidati al legislatore nazionale (fine primario); dare trasparenza al processo elettorale, per consentire all’elettore di sapere per quale governo e quale candidato vota; garantire la governabilità e quindi la formazione di una maggioranza alla Camera; frenare le spinte alla frammentazione dei partiti; ristabilire un contatto territoriale tra candidati ed elettori. Trattandosi di tanti obiettivi, si tratta di scegliere consapevolmente lo strumento che realizza il mix ritenuto migliore.
Il nuovo e peculiare contesto federalista dell’Italia, che non è gravato dalle "intoccabili identità" di paesi dove il federalismo è nato dall’unione di stati sovrani né è condizionato da divisioni religiose o etniche o linguistiche, e che tuttavia lascia alla Camera la competenza solo su temi di ordine davvero nazionale (difesa, giustizia, bioetica, eccetera), comporta l’obbligo morale di far pesare sul risultato il voto di ogni cittadino, anche se in minoranza nel proprio collegio elettorale. (1)
Ciò si realizza con il proporzionale, non con il maggioritario che dà al voto dell’elettore un peso pieno o un peso nullo a seconda che egli sia o no in sintonia con la maggioranza dei votanti nel suo collegio. Quanto all’obiettivo della trasparenza, si realizza con due regole: l’indicazione a priori del leader di ogni coalizione, che diventerà capo del governo in caso di vittoria; e il divieto di candidarsi in più di un collegio, per evitare la pluricandidatura-civetta del capopartito. L’obiettivo di evitare le spinte frazionistiche si ottiene non con il maggioritario, come è dimostrato proprio dal caso italiano, ma imponendo a ciascun partito un’adeguata soglia minima di voti (almeno il 4 per cento). E la governabilità, che viene vista come il gran merito del maggioritario, è in realtà assicurata meglio, cioè senza eccezioni e con più equilibrio, dal premio di maggioranza in un sistema proporzionale. Per quanto riguarda l’ultimo obiettivo, che vuole ristabilire un contatto tra elettore e candidato, è per definizione negato in un sistema maggioritario che arrivi a un'unica candidatura di partito o coalizione per collegio, così come è negato nell’attuale sistema proporzionale senza preferenze rispetto alla graduatoria dei candidati fissata dal partito. È invece garantito in un sistema pluralista, anche maggioritario ma più tipicamente proporzionale, che conceda a ciascun elettore la facoltà di esprimere almeno una preferenza. Una facoltà da mantenere anche in ipotesi di elezioni primarie, che andrebbero facilitate ma non rese obbligatorie.
Riassumendo: voto proporzionale; premio di maggioranza; soglia minima; indicazione a priori del leader; candidature in un solo collegio; una preferenza assegnata all’elettore anche in presenza di votazioni primarie. E una volta fatto questo, sarà tempo di parlare di Senato federale, modificando la Costituzione, e della relativa regola elettorale.

(1) Per una trattazione più diffusa dell’argomento vedi il mio articolo su Il Mattino di Padova del 22.5.2006.