
Questa settimana, quando i capi di stato si recheranno al vertice di Johannesburg, si capirà se il World Summit sullo sviluppo sostenibile è destinato ad un fallimento completo o a un successo parziale.
In tutti i casi, tuttavia, è già oggi evidente che da Johannesburg non uscirà un Grand Plan che impegni tutti i paesi del mondo a promuovere lo sviluppo sostenibile, qualcosa di confrontabile con quello che uscì dall'Earth Summit di Rio nel 1992. Per molti, ciò rappresenterebbe un esito infausto del vertice. Un fallimento totale o un successo solo parziale del vertice può invece non essere del tutto infruttuoso, perché porta con sé due utili insegnamenti.
1. Se da una riunione dedicata allo "sviluppo sostenibile" - cioè a un obiettivo condiviso da tutte le persone di buon senso (chi mai potrebbe essere favorevole al "regresso insostenibile"?) - non viene fuori un libro di intenti, questo non vuol dire che il mondo è insensibile al problema della povertà, ma solo che il format "summit" non è appropriato per occuparsi della povertà e dell'ambiente.
Un accordo per i media
Nei summit si tenta di raggiungere un accordo su obiettivi visibili e vendibili ai media. Questi accordi spesso generano un dividendo politico per i governi partecipanti all'accordo, con nessun costo pratico per la loro realizzazione, perché i loro obiettivi sono sì quantitativi ma lontani nel tempo. In nessuna democrazia, però, un leader politico dura in carica così a lungo (quanti leader che erano a Rio nel 1992 sono ancora in carica o sulla scena politica ?). Se poi viene fissato un obiettivo ambizioso e potenzialmente costoso (ad esempio la riduzione dell'emissione di CO2 conseguente agli accordi di Kyoto del 1997), questo accordo può essere reso carta straccia dall'avvento di un nuovo Governo, come ha fatto l'amministrazione Bush in America proprio con gli accordi di Kyoto. In assenza di un Governo mondiale, però, ogni Governo democraticamente eletto risponde prima di tutto ai suoi elettori, non all'opinione pubblica mondiale. In tutti i casi gli intenti su cui viene trovato un accordo tendono a rimanere scritti sulla carta, e sono quindi inefficaci. Il successo dei summit - anche quando viene riconosciuto - è sempre di breve durata.
2. L'eventuale mancato grande accordo sui temi dello sviluppo sostenibile non è davvero un fallimento se almeno si raggiungono piccoli accordi in aree specifiche e su orizzonti di tempo specificato. Come sottolineato nell'Economist di questa settimana (pp. 57-59), ci sono tre aree da cui è possibile che a Johannesburg scaturisca un accordo: accesso a nuove tecnologie in agricoltura, all'acqua potabile e all'energia elettrica per tutti. Ed è da questi piccoli accordi che si può trarre qualche ragione di ottimismo.
I sussidi dei paesi ricchi
La storia dello sviluppo economico in molte aree depresse è infatti contrassegnata dalla costruzione di cattedrali nel deserto. Gli aiuti dei paesi ricchi hanno spesso condotto alla realizzazione di grandi centrali idro-elettriche, rimaste successivamente inutilizzate in aree rurali, e di dighe che hanno sconvolto ecosistemi e modi di produrre e di vivere millenari (cfr. articolo di Arundhati Roy, su la Repubblica del 31 agosto). Si potrebbe imparare dal passato e destinare gli aiuti aggiuntivi che i paesi ricchi rendano disponibili per sussidiare l'acquisto e il funzionamento di piccole centrali produttrici di energia eolica o solare, utili nelle aree rurali. Invece, oggi, i paesi ricchi continuano a sussidiare l'esportazione di macchinari a "carbone pulito", che sono sì eco-compatibili, ma servono soprattutto alle zone urbane e mettono fuori mercato impianti funzionanti con energie alternative. Se il summit modificasse l'impiego di questi sussidi darebbe un contributo concreto allo sviluppo sostenibile.
Per concludere, è giusto che i leader politici organizzino e partecipino a vertici come a quello di Johannesburg. Ma se un vertice come questo si conclude senza arrivare a grandi parole d'ordine, non dobbiamo preoccuparci: a patto che esso conduca ad accordi mirati, meno glamour di una lettera di intenti firmata dai Grandi della Terra, ma almeno misurabili e da raggiungere entro intervalli di tempo ragionevoli.
Per saperne di più
Tra i siti che rendono conto dei documenti discussi ed elaborati a Joannesburg si possono consultare:
www.earthsummit2002.org, www.worldsummit2002.org , www.worldwatch.org/rio10/. La Legambiente ha un sito dedicato al summit: 128.121.114207/index.shtmlInoltre sulle tamatiche ambientali si possono consultare i siti: www.vita.it, http://www.e-gazette.it
Il sito di Naomi Klein è http://www.nologo.org mentre il sito della Banca mondiale è www.worldbank.org