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Fondo Monetario: come ridurre i flussi di capitale verso i paesi emergenti

di Giancarlo Perasso 07.11.2002
Con l’evoluzione dl sistema economico internazionale il Fondo Monetario Internazionale (FMI) è diventato sempre più attivo in paesi a reddito medio .....

Con l'evoluzione dl sistema economico internazionale il Fondo Monetario Internazionale (FMI) è diventato sempre più attivo in paesi a reddito medio (Argentina, Brasile, Turchia), acquisendo un ruolo molto importante in queste economie. Il totale degli impegni del Fondo in Argentina rappresenta il 21% del PIL di quel paese, il 10% in Brasile (prima del recente pacchetto da 30 miliardi) ed il 14% in Turchia.

Questo approccio ha due conseguenze negative. Da un lato, questa politica dei "large bailouts" mette a rischio la stabilità finanziaria del Fondo stesso: se l'Argentina non rimborsasse i prestiti del Fondo, l'FMI perderebbe il 18% dei suoi attivi (ma lo stesso vale per il Brasile, che detiene una quota simile, o per la Turchia per la quale i prestiti dell'FMI ammontano a più del 25% dei prestiti totali del Fondo). Dall'altro lato, questa politica riduce la possibilità che altri paesi accedano alle risorse del Fondo: al momento attuale, cinque paesi (Argentina, Brasile, Indonesia, Russia e Turchia) assorbono il 57.6% dei prestiti del Fondo.

Per le ragioni appena esposte, a me sembra evidente come sia necessario attivare un sistema che incentivi i flussi di capitali privati verso i paesi poveri. Purtroppo questo non sta avvenendo, anzi, l'FMI sta agendo in modo tale da scoraggiare i flussi di capitali privati verso i paesi emergenti.

Mi riferisco al "Sovereign Debt Restructuring Mechanism" (SDRM), cioè a quel nuovo meccanismo che dovrebbe evitare un'altra crisi debitoria. Lo "steering committee" del Fondo Monetario ha dato mandato allo staff del Fondo affinché prepari un piano per l'approvazione e l'utilizzo del SDRM per la primavera 2003. Questa decisione degli azionisti del FMI va seriamente analizzata e discussa perché potrà avere ripercussioni negative sugli stessi paesi emergenti e sui detentori di titoli obbligazionari dei mercati emergenti, creando quindi più problemi che benefici.

 

Due capisaldi per minimizzare future crisi debitorie

L'SDRM si basa su due principi: a) l'introduzione di "collective action clauses" (CACs) nei contratti obbligazionari e b) la creazione di un meccanismo simile all'amministrazione controllata che permetta la negoziazione di un accordo tra debitori e creditori nel caso di una crisi del debito (spesso è a questo punto soltanto che ci si riferisce quando si parla di SDRM).

L'introduzione di CACs è un modo per garantire un processo decisionale più rapido e certo tra i creditori (i paesi indebitati non sono direttamente coinvolti in questo aspetto) eliminando la possibilità che alcuni detentori di obbligazioni di paesi in crisi possano speculare a vantaggio degli altri detentori degli stessi titoli. E' una questione molto importante, con profonde connotazioni giuridiche e quindi complessa. In questo articolo mi voglio concentrare sul secondo capisaldo, che è anche quello più controverso.

 

La creazione di un meccanismo per decidere che un paese deve essere messo in "amministrazione controllata", e quindi sospendere temporaneamente il rimborso del suo debito, solleva molte domande. Tanto per incominciare, chi decide che un paese deve andare in amministrazione controllata? E secondo quali criteri? Se la decisione è del paese stesso, è chiaro che si lascia spazio a potenziali abusi del meccanismo da parte dei governanti dei paesi indebitati. E' facile immaginare le tentazioni di un governo di un paese che dovrebbe "stringere la cinghia" per pagare il proprio debito estero quando le elezioni sono prossime. Su quali possano essere i criteri per chiedere l'amministrazione controllata, il dibattito è aperto ma, dato il ritardo con cui i dati macroeconomici sono generalmente disponibili, e la tendenza dei mercati ad anticipare gli eventi, il rischio che l'azione avvenga troppo tardi è reale.

 

Più effetti negativi che positivi

Il vero problema del SDRM è che aumenterà il costo dell'indebitamento per tutti i paesi emergenti, non solo per quelli che lo meritano (perché, ad esempio, non seguono politiche economiche adeguate). Se esiste il rischio che un qualsiasi paese possa rifugiarsi nello SDRM, ogni prestatore chiederà un premio al rischio quando dovrà decidere se investire, o meno, sui mercati emergenti e sarà generalmente molto cauto nell'impegnare risorse su questi mercati. Questo premio, anche se di diversi ammontari, verrà applicato a tutti i paesi emergenti, non importa se il paese ha un record impeccabile di rimborso del debito e se le sue prospettive economico/politiche sono brillanti. Non è un caso che i policy-makers dei paesi emergenti più avanzati e più bisognosi di ricorrere al mercato internazionale per finanziare lo sviluppo delle loro economie (Brasile e Mexico in testa) siano molto critici di questo meccanismo.

In definitiva, credo che l'adozione di un SDRM quale quello in discussione avrebbe una sola conseguenza certa: i flussi di capitali verso i paesi emergenti si ridurrebbero e sarebbero più costosi. Siamo sicuri che ne valga la pena ?

 

* Le opinioni espresse sono dell'autore solamente

Per saperne di più:

Il Rapporto Meltzer (assieme ad altri articoli critici sul ruolo dell'FMI) può essere scaricato a:

http://www.gsia.cmu.edu/afs/andrew/gsia/meltzer/Reform-of-the-IMF-and-World%20Bank4-17-00.doc

Per l'evoluzione dell'SDRM:

http://www.imf.org/external/np/exr/facts/sdrm.htm