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LA SPAGNA CONFERMA ZAPATERO*

di Juan Dolado 11.03.2008

Due mesi fa i sondaggi prevedevano la sconfitta del Psoe. Il risultato del voto è stato diverso anche perchél Pp ha cambiato strategia proprio nell'ultimo mese, focalizzando la sua campagna elettorale sulla riduzione delle tasse e sul contrasto all'immigrazione. Zapatero non deve la vittoria alle elezioni di domenica agli elettori di centro, ma gli ex sostenitori dell'estrema sinistra. Che soprattutto in Catalogna e nei Paesi Baschi hanno apprezzato i tentativi di concedere maggiore autonomia e di mettere fine alla violenza.

È finita la suspense delle elezioni in Spagna. Il Partito socialista (Psoe) del primo ministro uscente Rodriguez Zapatero (ZP, com'è chiamato dai media) ha conquistato un secondo mandato fino al 2012. Per contro, il Partito popolare di Rajoy (Pp) ha subìto una nuova disfatta. Eppure Rajoy nutriva serie speranze di riconquistare il potere, dopo la sconfitta a sorpresa del marzo 2004, conseguenza dell'attentato alla stazione di Madrid, causato dall'appoggio di Aznar alla guerra in Iraq.

I RISULTATI DEL VOTO

L'afflusso degli elettori, che si pensava fosse determinante per il risultato, è stato alto quasi quanto quello del 2004 (75 per cento), mentre i sondaggi lo davano per molto più basso. Dei 350 seggi del Parlamento spagnolo, Psoe e Pp conquistano rispettivamente 169 e 153 seggi, contro i precedenti 164 e 153. Il distacco resta pertanto lo stesso. Quanto alle percentuali di voto, il Psoe cresce di 1 punto percentuale (dal 42,6 al 43,5 per cento) mentre il Pp registra un forte incremento, dal 37,7 al 40,1 per cento.
Il risultato più significativo è infatti la concentrazione dei voti sui due maggiori partiti, a spese dei partiti regionali estremisti e dell'ex partito comunista. I partiti conservatori della Catalogna e dei Paesi Baschi, quantunque favorevoli alla secessione, hanno più o meno mantenuto la loro percentuale di voti, circa il 4,3 per cento. A Zapatero mancano sei seggi per avere la maggioranza assoluta, è pertanto probabile che in un prossimo futuro debba avvalersi dell'appoggio di questi due partiti. I suoi alleati del precedente governo hanno infatti subìto una vera "debacle".

SONDAGGI E CAMPAGNA ELETTORALE

Solo due mesi fa questi risultati sarebbero sembrati inverosimili. Il Pp, partito di opposizione, e i media che l'appoggiavano, avevano sferrato una campagna feroce in cui si insinuavano dubbi sui mandanti dell'attentato di Madrid e sulla conseguente opportunità dei colloqui segreti del governo con i rappresentanti del gruppo terrorista basco, l'Eta. Tale campagna, unita ai gravi errori compiuti dal governo nell'incrementare la decentralizzazione regionale e nel dimostrare eccessivo ottimismo sulla possibilità di una tregua permanente con l'Eta, faceva considerare realistica la possibilità che il Pp battesse il Psoe. La maggior parte dei sondaggi prediceva una sconfitta del Psoe e gli istituti demoscopici vicini al Pp prevedevano una sua prossima vittoria. Innumerevoli manifestazioni, promosse dal Pp assieme alle associazioni delle vittime del terrorismo, controllate dall'estrema destra e dall'ala più conservatrice della Chiesa cattolica, avevano danneggiato in modo subdolo e continuo la reputazione del governo, criticandone le posizioni in fatto di diritti civili (ritirata dall'Iraq, parità dei sessi, approvazione del matrimonio dei gay).
Nell'ultimo mese però le cose sono cambiate. Con il progressivo rallentamento dell'economia spagnola - il paese è una delle "tigri" dell'Unione Europea, ma la crescita del Pil (3,5 per cento dal 2004) dipende troppo dal settore immobiliare - il Pp ha cambiato la sua strategia di attacco al Psoe, insistendo soprattutto sulla mancanza di azioni preventive nei confronti della pericolosa e incontrollata crescita dei flussi d'immigrazione. In sostanza, il Pp ha rinunciato alle vecchie accuse, che imputavano all'Eta l'organizzazione dell'attentato dell'11 marzo - faccenda totalmente chiarita dal verdetto del processo giudiziario, che ha riconosciuto responsabile dell'attentato una cellula terrorista islamica - e ha intrapreso una campagna focalizzata esclusivamente sulla volontà di ridurre le tasse e di adottare leggi che obblighino i nuovi immigrati a rispettare usi e costumi spagnoli. Ma tali progetti sono stati il presupposto della sua sconfitta.
Non esistono sostanziali differenze nella politica economica dei due partiti (tasse e tagli delle spese da una parte, svariate riduzioni dall'altra). In tempi di incertezza, il Psoe ha proposto di usare i proventi del 2 per cento del surplus del Pil a fini anticongiunturali. Quanto alla politica dell'immigrazione, il Pp dal 1996 al 2004 ha operato in modo disastroso, mentre il Psoe nel 2004 ha avviato, con il pieno appoggio di sindacati e datori di lavoro, un processo di regolarizzazione che nel complesso non ha funzionato male. Inoltre, l'appoggio dichiarato della Chiesa cattolica al Partito popolare, nonché la scarsa performance di Rayoj nei dibattiti televisivi con Zapatero hanno sensibilmente contribuito a spostare i voti sul Psoe. Dalla metà di febbraio i sondaggi hanno iniziato a evidenziare un vantaggio del Psoeee di circa 3,4 punti percentuali, confermati dal risultato finale (3,5 per cento).
Alcune analisi econometriche dei sondaggi hanno mostrato che la percentuale di sostenitori, ovvero di quegli elettori che non cambiano mai partito, è più elevata tra gli elettori del Pp rispetto a quelli del Psoe ed è molto più alta rispetto agli elettori di estrema sinistra. Questi ultimi sono proprio quelli che, questa volta, hanno cambiato il loro voto, specie in Catalogna e nei Paesi Baschi, dimostrando di aver apprezzato gli sforzi, forse incostanti, di ZP nel concedere maggior autonomia (Catalogna) e nel por fine alla violenza (Paesi Baschi). Contrariamente a ciò che normalmente si crede, e cioè che entrambi i partiti maggiori devono "pescare" voti tra gli elettori di centro, questa volta la vittoria sembra provenire da una delle frange estreme.

 

(traduzione dall'inglese di Daniela Crocco)

 

* Il testo in lingua originale è pubblicato su Vox.
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