
Nelle ultime settimane, lavoce.info ha ospitato diversi articoli sul tema della produttività e della crescita economica in Europa . Questi contributi concordano nel notare come la crescita della produttività in Europa sia diminuita negli anni Novanta rispetto al decennio precedente e come questo rallentamento, accompagnato da una scarsa crescita dell'occupazione (che rimane ben al di sotto dei livelli statunitensi o giapponesi), si sia tradotto in una bassa crescita del Pil. Riforme del mercato dei prodotti e del lavoro sono state evocate come l'unica vera risposta a un'Europa che non cresce e che, inoltre, invecchia rapidamente e quindi ha sempre più bisogno di alti tassi di produttività del lavoro.
Vorrei offrire alcuni spunti di riflessione legati a una recente ricerca sulle dinamiche d'impresa in vari Paesi europei e negli Stati Uniti. In fondo, gli andamenti macroeconomici dipendono dal comportamento delle singole imprese, dall'ingresso di nuovi soggetti produttivi e dall'uscita di quelli meno produttivi dal mercato. Un recente studio Ocse, ha raccolto informazioni sulla nati-mortalità d'impresa in dieci paesi industrializzati (inclusa l'Italia e i maggiori Paesi europei) e sul contributo che l'ingresso e l'uscita delle imprese dal mercato ha sulle dinamiche della produttività a livello settoriale e aggregato. I risultati dello studio, il primo nel suo genere a offrire dati comparabili tra Paesi, offrono diversi spunti di riflessione e hanno chiare implicazioni di politica economica.
Forti dinamiche d'impresa in tutti i Paesi
L'idea che la comprovata flessibilità del mercato americano dia vita a una forte dinamica d'impresa mentre quello europeo, asfissiato da pratiche burocratiche infinite, non riesca a generare il dovuto ricambio di imprese ed attività produttive è largamente esagerata. Dai dati emerge che tutte le economie occidentali generano un significativo turnover d'impresa: nei dieci Paesi osservati nello studio dell'Ocse, circa il 20 per cento delle imprese sono create o distrutte ogni anno, e questo processo coinvolge l'8-10 per cento della forza lavoro (si veda la Figura 1).
Selezione del mercato e crescita delle imprese esordienti
"Much ado about nothing" nel dibattito sulle procedure amministrative per la creazione d'impresa e sui vincoli al licenziamento che pesano su molti Paesi europei? No, sicuramente: questi fattori pesano seriamente sul processo di selezione delle imprese e sulle prospettive di crescita di quelle che sopravvivono sul mercato. Ciò che distingue la dinamica d'impresa tra le due sponde dell'Atlantico sono le caratteristiche salienti delle imprese al loro ingresso sul mercato e nei primi anni di vita. In primo luogo, le nuove imprese americane sono più piccole di quelle europee, se non sempre in termini assoluti, sicuramente in relazione alla dimensione media d'impresa del paese. Inoltre, negli Stati Uniti quelle meno produttive escono rapidamente dal mercato e quelle che sopravvivono si espandono, mentre in Europa la crescita tra le imprese che sopravvivono è minima: in media un'impresa americana che sopravvive sul mercato nei primi tre anni raddoppia il numero di addetti, mentre in Europa la crescita è del 10-15 per cento (si veda la Figura 2). In altre parole, l'imprenditore tipo americano entra con un'impresa di piccole dimensioni: se il suo progetto ha il consenso del mercato, cresce rapidamente e raggiunge la dimensione media del settore, altrimenti esce e rimette in circolazione le risorse per nuovi progetti d'investimento. In Europa, al contrario, il neo imprenditore tenta di emulare l'impresa media nel suo settore di attività e, anche se ha successo, non cambia il profilo d'impresa nei primi anni di vita.
Gli effetti sulla produttività settoriale
L'altro elemento interessante che emerge dal confronto internazionale è che a diverse connotazioni delle nuove imprese tra Paesi, corrisponde anche un diverso contributo che il loro ingresso provoca sulla produttività aggregata del settore e dell'economia. Può sembrare sorprendente, ma il contributo medio delle nuove imprese sulla produttività settoriale è negativo negli Stati Uniti e moderatamente positivo in Europa (si veda la Figura 3). In altre parole, le nuove imprese hanno in media una produttività del lavoro inferiore alla media del settore negli Stati Uniti, ma una produttività comparabile a quella del settore in Europa. Anche in questo caso le cose cambiano se viste su un arco temporale più lungo. Infatti, le imprese meno produttive escono rapidamente dal mercato negli Stati Uniti. Quelle che restano hanno sia un livelli iniziali di produttività più elevati sia tassi di crescita della produttività sostenuti. In Europa, al contrario, la selezione delle imprese ha effetti limitati, e quelle che sopravvivono non hanno forti miglioramenti di efficienza.
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Più opportunità di investimento e minori adempimenti burocratici rendono più facile fare impresa negli Stati Uniti. La maggiore concorrenza seleziona le migliori e consente una crescita più rapida. Questo è efficiente in un momento di forte innovazione tecnologica, quando prove ed errori sono l'unico modo per imparare.
Sperimentazioni, mercato e burocrazia
Stefano Scarpetta
I diversi fattori che caratterizzano la dinamica d'impresa sulle due sponde dell'Atlantico possono essere sintetizzati in un diverso grado di "sperimentazione" di mercato. Negli Stati Uniti le nuove imprese sono più eterogenee in termini di dimensione e produttività – a cui probabilmente sono associati altri fattori come caratteristiche tecnologiche e organizzative – e il mercato stabilisce quali possono restare sul mercato ed espandersi. In Europa c'è una minore diversità tra giovani imprese e la selezione, benché aspra, non porta necessariamente a premiare le più produttive. Santarelli e Vivarelli in questo contesto fanno riferimento al ruolo dei sussidi alla creazione d'impresa come un elemento che mantiene artificialmente in vita imprese poco produttive. Ma la spiegazione a questo fenomeno è forse più ampia e investe l'intero quadro normativo e istituzionale che regola le dinamiche d'impresa.
Incentivi e disincentivi
Molti fattori possono spiegare il più alto grado di sperimentazione negli Stati Uniti rispetto ai Paesi europei. Come ampiamente ricordato in precedenti interventi su lavoce.info, le procedure burocratiche per la creazione di impresa variano enormemente tra le due sponde dell'Atlantico: se negli Usa servono solo pochi giorni per espletarle, in molti Paesi europei ci vogliono diversi mesi e competenze professionali spesso non alla portata dell'imprenditore medio che deve rivolgersi a specialisti. Se consideriamo quello legato all'espletamento di queste pratiche burocratiche come un costo fisso, che non può essere recuperato nel caso il progetto vada male, è facile immaginare che a più complesse pratiche corrispondano minori incentivi ad avventurarsi in progetti innovativi, con alte potenzialità ma anche maggiori rischi di insuccesso.
Allo stesso tempo, il mercato finanziario statunitense offre notevoli opportunità di finanziamento alle nuove imprese (si pensi alla diffusione del venture capital, dei business angels ecc.) mentre in Europa (e in particolare in Italia) le imprese si finanziano tramite prestiti bancari e, quelle piccole, con fondi propri. Anche in questo caso è legittimo sospettare che le banche o gli istituti di credito siamo molto più "risk averse" della moltitudine di operatori finanziari privati che, molto spesso, vanno a caccia di progetti innovativi da finanziare. Un ulteriore elemento che permette di spiegare la diversa natura delle dinamiche d'impresa è legato ai costi di aggiustamento della manodopera. Come noto, tali costi sono elevati in molti Paesi europei e ciò scoraggia la creazione di imprese innovative che, proprio per l'incertezza legata alla novità del progetto imprenditoriale, devono mettere in conto cambiamenti anche significativi nella struttura d'impresa e nell'occupazione durante la fase di sperimentazione di mercato.
Promuovere la sperimentazione di mercato?
In sintesi, negli Stati Uniti il mercato offre lo strumento principale di selezione dei progetti imprenditoriali e ciò stimola la creatività e l'innovazione. In Europa il processo di selezione avviene nella fase di elaborazione del progetto d'investimento ed è realizzato dalle banche e da un quadro regolamentare che disincentiva l'innovazione e la sperimentazione su piccola scala. È lecito domandarsi a questo punto se un maggior grado di sperimentazione di mercato sia o meno un elemento positivo per la crescita della produttività e del Pil.. Il dibattito è solo all'inizio, ma suggerisco una riflessione. Si potrebbe argomentare che la sperimentazione del mercato è un processo costoso sia in termini finanziari sia in termini sociali per i lavoratori coinvolti. In questo senso si può leggere la recente storia del Nasdaq, dove l'entusiasmo verso le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione (Ict), seguito dal più profondo pessimismo, ha determinato prima la creazione di molte piccole "dotcoms" e poi il loro fallimento, con gravi conseguenze per i piccoli risparmiatori e i lavoratori di queste imprese. Un eccesso di sperimentazione può portare anche a esternalità negative, con imprese concentrate su obiettivi di breve periodo e sull'acquisizione immediata di quote di mercato. Allo stesso tempo però, in un periodo caratterizzato dalla rapida diffusione di una nuova tecnologia che offre molte opportunità di investimento ma che richiede anche molte "prove ed errori" , la sperimentazione di mercato è probabilmente necessaria per stimolare gli imprenditori a investire in nuovi prodotti e processi produttivi. Inoltre, le tecnologie dell'informazione e della comunicazione hanno la particolarità di essere sia uno strumento che può accrescere la produttività d'impresa, sia uno strumento per l'innovazione in altri ambiti (si pensi alla ricerca nelle biotecnologie, profondamente legata agli sviluppi nelle Ict). In questo senso, la sperimentazione può innescare un meccanismo virtuoso: la nuova tecnologia viene adottata rapidamente e questo stimola l'innovazione in altri campi.
Forse, può essere letta sotto questa luce la più rapida diffusione delle Ict negli Stati Uniti rispetto a molti Paesi europei, così come la profonda e crescente disparità tra le due sponde dell'Atlantico nelle spese per ricerca e sviluppo in molti settori che utilizzano Ict.
Per saperne di più:
Per maggiori dettagli si veda: Scarpetta S., P. Hemmings, T. Tressel e J. Woo (2002), "The role of policy and institutions for productivity and firm dynamics: Evidence from micro and industry data", Documento di Lavoro dell'Ocse No. 329
Bartelsman E., S. Scarpetta e F. Schivardi (2003), "Comparative analysis of firm demographics and survival: Micro level evidence from the OECD countries", Documento di Lavoro dell'Ocse No. 348; OECD (2003), "The sources of economic growth in OECD countries", Parigi.