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Brevetti, la tassa che appare e scompare

di Francesco Daveri 04.10.2005
La Finanziaria 2006 contiene varie misure per incoraggiare la ricerca e l'innovazione. Tra le altre, c'è l'abolizione delle tasse sui brevetti. Peccato che solo in febbraio le tasse sul deposito, il rinnovo e anche l'imposta di bollo sui brevetti fosse stata aumentata del 30 per cento. Che deve aspettarsi un potenziale inventore sulla tutela della proprietà intellettuale in Italia? E l'abolizione è poi una buona idea? Eppure, per incentivare la ricerca e l'innovazione non servono tanti interventi, ma pochi e duraturi.

La Finanziaria contiene varie misure per incoraggiare la ricerca e l’innovazione. Tra le altre, c’è l’abolizione delle tasse sui brevetti.

Un repentino cambiamento di opinione

Tale decisione rappresenta un significativo cambiamento di opinione del Governo. Il primo febbraio 2005, infatti, l’esecutivo aveva aumentato del 30 per cento le tasse sul deposito, il rinnovo e anche l’imposta di bollo sui brevetti. A questo punto, se la legislazione cambia ogni sei mesi, non si capisce più cosa deve aspettarsi un potenziale inventore in materia di protezione della proprietà intellettuale.

In secondo luogo, azzerare le tasse sui brevetti vuol dire incoraggiare tutti i tipi di attività in questo campo. Siamo sicuri che sia una buona idea? È mai possibile che i tecnici del ministero dell’Economia non siano al corrente del dibattito sull’esplosione dell’attività di brevettazione strategica (brevetti depositati al solo scopo di scoraggiare altri inventori) soprattutto nei settori high-tech?

Più in generale, è mai possibile che non si sia ancora capito che incentivare la ricerca e l’innovazione non richiede tanti interventi, ma pochi e duraturi?