
Dalle falde dell'Etna l'acqua si perde giù, verso il Mar Jonico dalle parte di Fiumefreddo. E mai che qualcuno, negli anni, abbia previsto una diga, un invaso, un canale di contenimento e di distribuzione. Pieni d'acqua anche i monti dei Nebrodi e le colline che degradano verso il Mar Tirreno.
Dicono che manchi l'acqua, in Sicilia. Non è vero: ce n'è più che in Francia e in Gran Bretagna (come hanno appena dimostrato i dati pubblicati dal "Sole 24Ore" sulla disponibilità idrica nel Mezzogiorno d'Italia e nel resto d'Europa). E, contemporaneamente, è vero: perché l'acqua non arriva a centinaia di migliaia di persone in paesi e città, è distribuita con parsimonia, viene intollerabilmente razionata come non dovrebbe più succedere in un Paese moderno e civile che aspiri a standard elevati di qualità della vita.
Come stanno, dunque, le cose? La risposta è semplice: cattiva gestione delle risorse, incapacità di realizzare infrastrutture efficienti (ci sono le dighe, comunque poche e mal costruite ma non ci sono sufficienti impianti di canalizzazione), sprechi (vecchi acquedotti solo in parte rinnovati) e speculazioni.
Per anni, a Palermo e nelle altre aree della Sicilia occidentale a forte densità mafiosa, l'acqua è stata una risorsa strettamente controllata dalle cosche e distribuita a caro prezzo sia agli agricoltori che agli abitanti di palazzi e ville in grado di pagare. Meno funzionavano gli acquedotti, più le cosche facevano buoni affari. Una situazione che si ripete ancora oggi, nonostante i controlli, gli accertamenti, le operazioni anti-mafia.
Bloccare l'intermediazione parassitaria mafiosa è dunque indispensabile. Ma non sufficiente ad affrontare la crisi idrica nel Sud. Servono investimenti per le infrastrutture (dighe efficienti e impianti moderni di distribuzione), un radicale riordino dei poteri e delle competenze (troppe autorità, conflittuali e irresponsabili), una diversa gestione del territorio da parte di Stato e Regioni. Altrimenti, continuando il caos, ne avranno danni i cittadini e le imprese (agricole e manifatturiere) e vantaggi i gestori di clientele e gli speculatori, mafiosi compresi. Com'è sempre successo, finora, in un Sud che è tutt'altro che, gattopardescamente, "irredimibile", ma invece costretto, da cattivi pubblici amministratori, a vivere nel peggiore dei modi possibili. Ricco d'acqua. E senz'acqua.