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L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL'IRRESPONSABILITÀ

di Andrea Boitani 04.04.2008

Chi ha accolto con sollievo l'abbandono della trattativa da parte di Air France dovrebbe capire che nel caso di Alitalia l'amministrazione straordinaria porta dritti al fallimento perché la compagnia, così com'è, non è in grado di generare le risorse necessarie a soddisfare i creditori. I sindacati del settore sono riusciti a perdere anche quel poco di credibilità che ancora avevano. Insieme ad alcuni politici hanno mostrato un'irresponsabilità insostenibile. Mentre la cordata fantasma resta tale.

La rottura della trattativa con i sindacati da parte del presidente di Air France, Jean-Cyril Spinetta, fa fare ad Alitalia un altro passo nella direzione dell’amministrazione straordinaria. Sul cui significato e le cui conseguenze rimandiamo all’articolo di Lorenzo Stanghellini. Di certo c’è che il miliardo di euro di aumento di capitale che Air-France-Klm si era impegnata a fare, e che poteva essere fatto in tempi abbastanza brevi, è adesso diventato una chimera.

MEGLIO IL FALLIMENTO? MA NON SCHERZIAMO!

C’è però almeno una cosa che i sindacalisti dovrebbero capire: l’amministrazione straordinaria porta, nel caso di Alitalia, dritti al fallimento perché la compagnia, così com’è, non è in grado di generare le risorse necessarie a soddisfare i creditori. Ma il fallimento implica un numero di “esuberi” di gran lunga superiore a quello previsto dal piano Spinetta. Anche nel caso, tutt’altro che scontato, che qualcuno trovi i soldi per far rinascere una nuova compagnia dalle ceneri di Alitalia, come accaduto in Belgio (dopo il fallimento di Sabena) e in Svizzera (dopo il fallimento di Swiss Air). E quel qualcuno non potrebbe essere lo Stato italiano. Una ipotetica “Aeritalia” nascerebbe inevitabilmente ridimensionata, e di molto, rispetto alla sua progenitrice, come assai più piccole sono risultate Swiss e Brussels Airlines rispetto a Swissair e Sabena. Altro che discutere se alcuni piloti debbano o non debbano andare in cassa integrazione (perché gli altri sì e i piloti no, poi?). L’amministrazione straordinaria, insomma, non è un “risultato di riserva” particolarmente appetibile per il sindacato (oltre che per il paese nel suo complesso) e quindi non costituisce una minaccia credibile nella trattativa.

LA CONVINZIONE CHE NON ANDRA' MAI IN MALORA

Sembra che i difetti di comprensione non siano solo dei sindacalisti, se l’assessore alle Infrastrutture della Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo, secondo quanto riportato da Il Sole 24Ore del 3 aprile, è arrivato a dichiarare: “Non mi dispiace che si sia evitata una scelta sciagurata, quale appunto la cessione di Alitalia ad Air France-Klm. Mi auguro che il no dei francesi sia definitivo ( …). Ora inizia la parte più difficile, che va lasciata nelle mani del nuovo governo, senza prefigurare scenari apocalittici”. Dal che si deduce che, per il candido assessore, Alitalia può andare tranquillamente avanti come negli ultimi anni (cioè in malora), finché il messianico nuovo governo sarà riuscito a evocare dal mondo delle ombre la mitica “cordata del Nord”, magari formata da una catena di “fiches”, lunga da Campione d’Italia al Casinò di Venezia.
In fondo, dietro quanto Cattaneo dice e quanto ignora (o finge di ignorare) è anche quanto è dietro l’atteggiamento dei sindacati al tavolo della trattativa: la convinzione che non ci sia mai veramente un’ultima spiaggia; che ci sia sempre la possibilità per il governo, vecchio o nuovo che sia, di intervenire, mediare, aggiustare e… sborsare. E che la “partita politica” non finisce mai. Ma le trattative e le aziende private (perché Alitalia è un’azienda privata, dopotutto) finiscono, eccome.

UNA PROPOSTA RIVELATRICE

Tra le varie proposte avanzate dai sindacati, c’è n’è una particolarmente rivelatrice di una cultura levantina e che, più delle altre ha spinto Air France-Klm alla rottura della trattativa. Si tratta dell’idea di far conferire alla “Nuova Alitalia” la quota di Az Servizi detenuta da Fintecna (51 per cento). Insomma, si doveva smontare quella separazione avviata da Cimoli due anni fa e la cui inevitabilità sembrava ormai essere stata accettata. Il desiderio dei sindacati era che lo Stato,  tramite Fintecna, partecipasse all’aumento di capitale di Alitalia. Evidentemente, perché si contava, grazie al rientro dello Stato nella partita, di far digerire al nuovo azionista di maggioranza straniero il ritorno in azienda di una serie di attività strutturalmente in perdita, oltre che il mantenimento di altre attività (cargo aereo, rotte da e per Malpensa e chissà cos’altro) che, secondo il piano Spinetta, si dovevano dismettere per riportare la compagnia alla redditività. Peccato che le perdite generate da quelle attività non sarebbero rimaste a carico del solo azionista pubblico, ma anche e soprattutto di Air France-Klm.
Quel che è peggio, la stravagante proposta ha rivelato a Spinetta e ai suoi che i sindacati non avevano capito e/o non condividevano realmente il proposito di risanare Alitalia e volevano realizzare la più gattopardesca delle operazioni: cambiare tutto per non cambiare nulla, compreso il loro consueto “modus operandi”, consistente nello spolpare Alitalia fino all’osso a spese dei contribuenti, con l’avallo della politica.

SCRICCHIOLII NEL FRONTE SINDACALE

Non è chiaro se a spingere i sindacati a dichiarare, dopo meno di 24 ore dalla rottura di Spinetta, la loro disponibilità a trattare ancora con Air France-Klm ci sia più il desiderio di un altro giro di valzer sotto i riflettori, oppure la realistica presa d’atto di aver compiuto un errore madornale nel costringere l’unico interlocutore rimasto ad alzarsi dal tavolo o infine la constatazione che la loro popolarità presso gli stessi dipendenti della compagnia è in rapida discesa. La esplicita rottura del “fronte sindacale” da parte degli impiegati di Alitalia a Roma, così come dei lavoratori di stanza in Francia e il loro dichiarato appoggio al piano di Air France-Klm sono il segno di una situazione che è ormai sfuggita al controllo delle pur numerose sigle sindacali attive nella compagnia.
Staremo ora a vedere se, come e quando le trattative riprenderanno. Ma certo i sindacati del settore sono riusciti a perdere anche quel poco di credibilità che era loro rimasta, mostrando – insieme ad alcuni politici – un’irresponsabilità insostenibile, mentre la cordata fantasma ha dimostrato ancora una volta quello che tutti sanno: che i fantasmi non esistono (fino a prova contraria).