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La campagna elettorale passa in tv

di Nicola Lacetera e Mario Macis 05.12.2005
La nuova legge elettorale proporzionale prevede liste bloccate: gli elettori votano per un partito, senza la possibilità di indicare preferenze. I candidati non hanno così incentivi a svolgere campagna elettorale. Il sistema danneggia i partiti più radicati nel territorio e accresce invece il potere di quelli di livello nazionale, privi di una base. Il primo effetto sarà uno "spostamento" della campagna elettorale. Si svolgerà sempre meno nelle piazze delle città e sempre più sui grandi mezzi di comunicazione nazionali. Ovvero, soprattutto in televisione.

Tra breve, la nuova legge elettorale sarà votata al Senato, e la maggioranza ha già annunciato di non volere nessuna modifica rispetto al testo approvato dalla Camera.
Molto si è scritto e detto sulle ragioni che avrebbero motivato la maggioranza ad abbandonare il maggioritario, e sugli effetti probabili del ritorno al sistema proporzionale.
Vogliamo qui soffermarci su alcuni aspetti meno discussi della nuova legge, ma che ci sembrano centrali per capirne gli effetti. In particolare, vogliamo proporre alcune riflessioni su liste bloccate e incentivi dei candidati a fare campagna elettorale in prima persona. Combinato con il diverso radicamento territoriale dei partiti politici italiani, il sistema delle liste bloccate ne beneficia alcuni a discapito di altri. E, con molta probabilità, sposterà ulteriormente il luogo della campagna elettorale dalle piazze agli schermi televisivi.

Liste bloccate e campagna elettorale

La nuova legge elettorale proporzionale prevede liste bloccate. Significa che gli elettori votano per un partito, senza la possibilità di indicare preferenze.
Si è detto che le liste bloccate sottraggono al corpo elettorale la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, e che danno più potere ai partiti. Certo, i partiti decidono i candidati, e il loro ordine nelle liste. Ma bisogna ricordare che anche il maggioritario uninominale è, di fatto, un sistema con liste bloccate composte da un solo nome. Quello che cambia radicalmente con il nuovo sistema sono gli incentivi dei singoli candidati a investire tempo, energia e risorse personali nella campagna elettorale. Da qui bisogna partire per capirne gli effetti sul rapporto tra rappresentanti ed elettori e tra partiti e candidati.
Le liste bloccate danno molte chance di elezione ai candidati che occupano le prime posizioni. (1)
Costoro non hanno incentivi a fare campagna elettorale in prima persona perché verrebbero eletti comunque. Anche nel precedente sistema (in cui il 25 per cento dei parlamentari veniva eletto col metodo proporzionale), alcuni candidati nei collegi uninominali di fatto si garantivano l’elezione con una collocazione ai primi posti delle liste proporzionali. Analogamente, gli ultimi nelle liste hanno scarsi incentivi a fare campagna elettorale visto che la loro probabilità di essere eletti è minima. Gli unici candidati che mantengono un forte incentivo sono quelli "at the water mark", ovvero quelli la cui posizione nella lista corrisponde al numero atteso di eletti per il partito. Con l’indicazione della preferenza (come previsto ad esempio per le elezioni dei consigli comunali), invece, ogni singolo candidato sarebbe incentivato a spendere enormi energie personali per guadagnare voti. Anche tenendo conto di qualche "cannibalismo" interno, l’effetto netto per il partito può essere positivo: i voti aggiunti sono superiori a quelli sottratti agli altri candidati dello stesso schieramento.

Dalle piazze a "Porta a Porta"

Le liste bloccate e il fatto che i cittadini votano per il partito senza poter esprimere preferenze fanno sì che il radicamento nel territorio dei candidati e dei partiti che li supportano sia un fattore meno importante rispetto al passato. O rispetto a un sistema proporzionale con indicazione di preferenza. Attraverso i disincentivi a far campagna elettorale "porta a porta", le liste bloccate danneggiano i partiti con candidati maggiormente radicati nel territorio, come i Ds, Rifondazione comunista, Alleanza nazionale e, probabilmente, l’Udc. Accrescono invece il potere dei partiti di livello nazionale, privi di una base radicata nel territorio - in particolare Forza Italia - che quindi privilegiano una campagna elettorale effettuata a livello nazionale attraverso i mass media. I ripetuti affondi del presidente del Consiglio contro la legge sulla "par condicio", e la difesa di questa legge da parte di quasi tutte le altre forze politiche (di opposizione e di maggioranza) sembrano confermare questa tesi.
Un effetto della nuova legge elettorale sarà pertanto lo spostamento del luogo fisico in cui si giocherà la campagna elettorale: sempre meno nelle piazze delle città e sempre più sui grandi mezzi di comunicazione nazionali, giornali e soprattutto televisione. E la propaganda elettorale finirà per concentrarsi sulle qualità (vere o presunte) dei programmi e dei leader nazionali piuttosto che sulle credenziali dei singoli candidati. Ad esempio, i famosi manifesti "sei per tre" mostreranno presumibilmente meno i volti dei vari candidati, ma ancor più spesso le facce di Berlusconi, Fini, Fassino, e compagnia.
In breve, con il sistema proporzionale a liste bloccate, si attenuerà il legame tra rappresentanti ed elettori, tra "constituencies" territoriali ed eletti, e rafforzerà ulteriormente il controllo degli organismi partitici nazionali sui candidati.


(1)
Si è eletti nello stesso ordine in cui i nomi sono scritti nella lista.