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Un altro articolo 18 di fronte alle imprese: è quello della nuova legge sull'immigrazione.

30.07.2002

Talmente ansiosi sono i redattori de “La Padania”, Direttore Umberto Bossi, di vedere in vigore la nuova legge Bossi-Fini ..........

Talmente ansiosi sono i redattori de "La Padania", Direttore Umberto Bossi, di vedere in vigore la nuova legge Bossi-Fini sull'immigrazione che titolano in prima pagina "Continuano ad arrivare. E CIAMPI NON FIRMA" (maiuscolo de "La Padania"). Peccato che il Presidente Ciampi non possa firmare semplicemente perché la legge non è ancora stata trasmessa dall'esecutivo al Capo dello Stato…

E' opinabile che la nuova legge serva a contenere l'immigrazione clandestina. Probabilmente "continueranno ad arrivare". Di certo, la legge aumenterà i costi per le imprese e gli adempimenti burocratici, che sono in genere il migliore viatico alle irregolarità. Troppi vincoli servono soprattutto a creare le condizioni per l'evasione delle normative. C'è soprattutto, nella Bossi-Fini, un articolo 18, che è destinato a diventare un nuovo incubo per le imprese. Altro che l'art.18 dello Statuto dei Lavoratori! Prescrive a chi assume il lavoratore immigrato una lunga serie di adempimenti e introduce multe salate a chi "omette di comunicare allo sportello unico per l'immigrazione qualunque variazione nel rapporto di lavoro intervenuto con lo straniero". Ogni lavoratore immigrato con regolare permesso di soggiorno oggi cambia lavoro circa due volte all'anno. Ce lo dicono i dati INPS. Saranno allora almeno 2 milioni i lavoratori extra-comunitari che cambiano lavoro ogni anno. Lasciamo al lettore intuire la pressione che verrà esercitata sugli sportelli unici per l'immigrazione e sulle Prefetture che devono comminare le sanzioni amministrative ai datori di lavoro inadempienti!

Ma non è tutto. I permessi di soggiorno devono essere rinnovati più spesso: per periodi più brevi e con maggiore anticipo rispetto alla loro scadenza (a 90 giorni dalla scadenza in caso di contratto a tempo indeterminato, 60 giorni se il contratto è a tempo determinato). La temporaneità del nuovo "contratto di soggiorno" è poi interamente garantita da controlli amministrativi che inibiscono la mobilità del lavoratore tra posti di lavoro e città, impedendo agli immigrati di compensare la scarsa propensione a spostarsi degli italiani dove ci sono opportunità di impiego. E' ben diverso questo "contratto di soggiorno" da quel "contratto temporaneo" sperimentato con qualche successo in Israele. L'onere di garantire la temporaneità dell'immigrazione ricadeva in quel caso pressoché interamente sul datore di lavoro, incentivato a farlo con il versamento di cauzioni, mentre un'amministrazione pubblica inefficace quasi quanto la nostra era largamente sgravata di compiti. La legge Bossi-Fini, invece, elimina l'unico automatismo presente nelle normative sull'immigrazione nel nostro paese: l'istituto dello sponsor. Si affida interamente alla nostra Pubblica Amministrazione.

A proposito, volete sapere qual è la vera ragione per cui nel giorno scelto da "La Padania" per il suo j'accuse al Capo dello Stato la legge non era stata ancora inviata dall'esecutivo al Capo dello Stato? Perché, a detta del Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, la legge "necessita molti adempimenti legislativi e burocratici". Se tanto mi da tanto….