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Un indice di rigidità delle politiche di immigrazione

di Serena Fumagalli 13.09.2005
Un indice di rigidità delle politiche dell’immigrazione permette di determinare il grado di chiusura di ciascuna legislazione e la sua evoluzione nel tempo. La tendenza prevalente nei paesi europei è quella di irrigidire le restrizioni verso la manodopera poco qualificata, favorendo l’immigrazione di persone con più alto livello di istruzione. Fa eccezione l'Italia.

Non esiste una politica comune europea per regolare l’immigrazione legale. Nonostante i tentativi della Commissione di armonizzare le politiche e nonostante la teoria economica consideri la coordinazione come il mezzo più efficace per gestire il fenomeno, è finora prevalsa, e continua a prevalere, una visione nazionale.
La diversa composizione e dimensione dei flussi migratori che coinvolge i quindici "vecchi" Stati membri dell’Unione e la prevalenza di interessi locali ha determinato il fallimento della coordinazione delle politiche migratorie contribuendo a definire un panorama legislativo europeo particolarmente articolato ed eterogeneo.
Analizzando le riforme introdotte negli ultimi quindici anni nei singoli paesi dell’Unione è possibile però individuare delle linee guida comuni nella gestione dei flussi.

L’indice di rigidità

Innanzitutto, si tratta di riforme dalla struttura prevalentemente marginale. I singoli governi tendono a modificare la legislazione in vigore apportando cambiamenti non di tipo sostanziale, ma introducendo misure ad hoc per la gestione di particolari problematiche, senza quasi mai modificare l’intero sistema in vigore.
Per quanto riguarda l’orientamento delle leggi introdotte, e’ possibile definire un indice di rigidità delle riforme osservando i requisiti necessari per poter entrare e risiedere nel paese. Come mostrato nel grafico, il dato rilevante è che la maggioranza dei paesi considerati presenta una crescita del livello di questo indice di rigidità, in particolare a partire dal 2000.
A eccezione di Germania e Grecia, per gli altri paesi le riforme introdotte hanno dunque contribuito a rendere più difficoltoso l’ingresso di immigrati non qualificati.

A questa politica restrittiva si contrappone però una politica di apertura e sostegno per l’immigrazione di lavoratori qualificati. In paesi quali la Germania, la Danimarca, il Regno Unito l’ordinamento prevede veri e propri programmi di reclutamento di manodopera qualificata (rispettivamente Green Card System, Job-Card Scheme, Highly Skilled Migrant Programme). Essi offrono la possibilità ai lavoratori high-skilled di ottenere più facilmente i permessi per risiedere e di accedere più rapidamente al mercato del lavoro.
Politiche di selezione di lavoratori qualificati si incontrano anche negli altri paesi europei, Italia esclusa. Qui l’atteggiamento prevalente è quello di chiusura verso qualsiasi tipo di flusso migratorio.
In generale, dunque, la risposta politica prevalente dei governi europei è tenere sotto controllo il fenomeno migratorio da un punto di vista quantitativo (limitando gli ingressi ) e da un punto di vista qualitativo. L’idea è quella di "selezionare" il tipo di immigrazione, favorendo quella qualificata, più facilmente integrabile nella società.