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I MUSULMANI E L'INTEGRAZIONE

di Alberto Bisin , Eleonora Patacchini , Thierry Verdier e Yves Zenou 12.11.2007

Un'indagine ha raccolto dati su attitudini religiose, caratteristiche socioeconomiche e luogo di residenza delle minoranze etniche nel Regno Unito negli anni Novanta. Anche se occorre molta cautela, appare evidente una spiccata specificità dei musulmani nel processo di integrazione. Che non si accorda con i principi alla base della maggior parte delle politiche di immigrazione in Europa, focalizzate sull'innalzamento del livello di istruzione e soprattutto sull'integrazione geografica.

I tumulti etnici a Parigi, le violente reazioni alla pubblicazione di vignette sul profeta Maometto e naturalmente gli attacchi terroristici a Madrid e a Londra hanno contribuito a portare l’opinione pubblica europea a considerare gli immigrati musulmani come ostili e particolarmente restii all’integrazione culturale. Ma è davvero così?

L’indagine

La Fourth NationalSurvey of Ethnic Minorities consente di ottenere evidenza empirica in merito. L’indagine, infatti, raccoglie dati su attitudini religiose, caratteristiche socio-economiche e luogo di residenza delle minoranze etniche nel Regno Unito negli anni Novanta. Le statistiche descrittive mostrano chiaramente una spiccata identità religiosa dei musulmani: circa l’80 per cento, ad esempio, considera la religione fattore estremamente importante del proprio sistema di vita, contro il 42 per cento registrato negli altri gruppi religiosi. Inoltre, circa il 70 per cento dei musulmani confessa che sarebbe contrariato se un parente stretto dovesse sposarsi con una persona di razza bianca (contro il 37 per cento per gli altri gruppi). L’analisi descrittiva mostra però anche chiare differenze fra musulmani e non-musulmani in termini delle caratteristiche socio-economiche osservate. In media, i musulmani presentano un più basso livello di istruzione, hanno un reddito più basso, una probabilità più che doppia di essere disoccupati e vivono in aree più segregate, ossia con una maggiore densità di individui del proprio gruppo etnico. Tali differenze potrebbero in linea di principio spiegare le differenze negli atteggiamenti religiosi.

Sentimento religioso e livello di istruzione

Tuttavia, un confronto fra le determinanti di un forte sentimento religioso fra musulmani e non-musulmani configura uno scenario diverso. Per i non-musulmani, un alto livello di educazione e un’alta qualifica professionale sono fra i più importanti fattori che attenuano l’attaccamento alle tradizioni religiose. Per i musulmani, invece, il livello di educazione non mostra alcun effetto significativo e, al contrario, alte qualifiche professionali e alti redditi sembrano accentuare la fede religiosa. La fede religiosa appare inoltre più intensa in aree con bassi livelli di disoccupazione. Il quadro che emerge, quindi, è che sebbene i musulmani siano più poveri e con minore probabilità di ottenere qualifiche importanti, coloro che hanno successo mostrano un sentimento religioso più forte.
La velocità di integrazione dei musulmani, poi, è di gran lunga minore rispetto a quella mostrata dagli altri gruppi, e il tempo trascorso nel Regno Unito non mostra alcun effetto sostanziale sulla loro capacità di integrarsi. La figura 1 riporta gli effetti marginali, ossia le variazioni nella probabilità di mostrare una forte identità religiosa a seguito di un aumento di un anno nel tempo trascorso nel Regno Unito. L’attaccamento alla fede religiosa descresce sia per i musulmani che per i non-musulmani, ma l’effetto marginale medio è pari al 3 per cento per i non-musulmani e solo all’1 per cento per i musulmani. La figura 1 mostra anche che essere nati nel Regno Unito ha un effetto negativo sull’intensità della fede religiosa per tutti i gruppi, ma tale effetto per i non-musulmani è più del doppio di quello stimato per i musulmani.

Se al lavoro si parla inglese

Infine, un altro risultato interessante riguarda la relazione fra identità religiosa e composizione etnica dell’area di residenza: vivere in aree più integrate (con una più bassa densità di individui del proprio gruppo etnico) e parlare inglese sul posto di lavoro sono entrambi associati a una più intensa fede religiosa. L’associazione vale per tutti i gruppi, ma è più marcata per i musulmani. Più forti sentimenti religiosi sembrano svilupparsi in contesti sociali in cui la minoranza etnica o religiosa è più esposta all’interazione con le norme di comportamento della maggioranza. È possibile che questo sia dovuto proprio a una forma di reazione culturale ai comportamenti della maggioranza. Nei nostri dati, episodi di molestia razziale e discriminazione sono infatti molto più frequenti in ambienti più integrati e mostrano un effetto positivo sull’intensità delle fede religiosa, molto marcato per i musulmani.

Nel Regno Unito, quindi, appare evidente una spiccata specificità dei musulmani nel processo di integrazione. Ma tale specificità non si accorda con i principi alla base della maggior parte delle politiche di immigrazione in Europa, focalizzate sull’innalzamento del livello di istruzione e soprattutto sull’integrazione geografica: la più forte resistenza dei musulmani all’integrazione culturale sembra provenire proprio dagli individui più istruiti, che hanno successo nel lavoro, e da aree meno segregate e più ricche.
Occorre grande cautela, tuttavia, prima di poter trarre indicazioni di politica economica dalla nostra analisi. I dati si riferiscono alla metà degli anni Novanta e soprattutto l’analisi documenta semplicemente differenze nel comportamento fra gruppi religiosi piuttosto che relazioni di causalità. Ciononostante i dati suggeriscono una nota di scetticismo sulla validità di politiche in favore dell’integrazione geografica e sociale degli immigrati (come ad esempio dell’integrazione nella scuola) guidate dalla convinzione che integrazione geografica e sociale induca integrazione culturale.

Figura 1: Velocità di integrazione