
I risultati del fabbisogno del Settore statale per il primo bimestre 2003, portati dal Governo a conferma del buon andamento dei conti pubblici, non sono indicativi di un'effettiva inversione di tendenza.
Il miglioramento di 1.500 milioni rispetto allo stesso periodo del 2002 è in buona parte spiegato, ancora, da due operazioni straordinarie: il riversamento in Tesoreria dei proventi di un mutuo acceso da un grande Comune (1.000 milioni) e, come stabilito dalla legge finanziaria 2003, il versamento da parte della Banca d'Italia di 600 milioni, il 65 per cento delle banconote in lire che si prevede non saranno convertite in euro(1).
Il decreto blocca-spese
A migliorare i conti del 2003 concorreranno in parte alcune misure attuate nel 2002, in particolare il decreto 194, il cosiddetto blocca-spese e il decreto 209 sulle imprese, entrambi del settembre 2002. Quest'ultimo provvedimento, che ha comportato aumenti e anticipi di prelievo già dal 2002, avrà riflessi anche nel 2003 e 2004, stimati rispettivamente in 3,6 e 2,7 miliardi, interamente a carico delle imprese. Gli effetti "permanenti" del decreto blocca spese sono più difficili da valutare. Nel 2002, l''applicazione del blocca-spese ha comportato, per il bilancio dello Stato, un taglio di 8,4 miliardi della competenza e di 9,9 miliardi della cassa. I tagli al bilancio dello Stato si traducono in cifre molto più basse per il Settore statale e le Amministrazioni pubbliche: rispettivamente 1,8 miliardi e 2,1 miliardi. Ciò deriva in buona parte dallo sfasamento che esiste tra spese del bilancio e spesa effettiva (per effetto del meccanismo della Tesoreria descritto nel glossario) ed è una buona illustrazione del barocchismo del nostro sistema di contabilità pubblica. Se i tagli al bilancio dello Stato verranno mantenuti (potrebbero essere compensati, come spesso avviene, con l'assestamento del bilancio in giugno), essi dispiegheranno il loro effetto anche nel 2003.
Le misure una-tantum
Oltre a contare su questi provvedimenti, per raggiungere gli obiettivi indicati nel programma di stabilità concordato in sede comunitaria si fa di nuovo ricorso, nel 2003, a misure una tantum: la riapertura dei termini, nonché l'estensione alle società, della possibilità di regolarizzare i capitali detenuti all'estero (scudo fiscale) e l'ampia varietà di sanatorie fiscali, previsti sempre nella finanziaria per il 2003, nuove cartolarizzazioni. Gli effetti di queste misure sono molto incerti. Ma anche qualora garantissero i risultati attesi, non incidono sull'andamento strutturale dei conti pubblici. L'avanzo primario (entrate meno spese, al netto degli interessi) è infatti progressivamente peggiorato scendendo dal 4.8 per cento del 2000 (al netto dei proventi Umts) al 3,8 per cento nel 2001 e al 3,4 per cento nel 2002, mentre secondo il Programma di stabilità dovrebbe aumentare, tornando progressivamente a livelli del 5 per cento circa, nonostante le promesse di tagli fiscali e i riflessi che sulla spesa per retribuzioni avranno i rinnovi dei contratti dei dipendenti pubblici, concentrati nel 2003.
Preoccupazioni analoghe sono condivise dal Consiglio della Ue (nel parere sul programma di stabilità dell'Italia del 21 gennaio 2003), dalla Banca centrale europea e dalla stessa Banca d'Italia (Bollettino economico di marzo). Il cammino da compiere per "il pieno controllo della finanza pubblica" è ancora lungo. Sarebbe utile, per renderlo meno impervio e più credibile, una maggiore trasparenza sul modo in cui si sono ottenuti i risultati fin qui conseguiti e sui programmi in cantiere per migliorarli.
(1) Il Governo ha sottolineato con enfasi il miglioramento del fabbisogno di gennaio 2003 rispetto al corrispondente dato del gennaio 2002. Ma questo risultato è imputabile ampiamente al valore eccezionale del fabbisogno del gennaio 2002 sul quale aveva inciso per circa 2 miliardi (compensati con un effetto di segno opposto già in febbraio 2002) l'effetto del change-over della lira.