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2002, quanto pesano le una tantum

di Giuseppe Pisauro e Silvia Giannini 24.03.2003
Lo scorso anno il fabbisogno del Settore statale è diminuito. Un risultato sorprendente che però dipende da una serie di misure straordinarie. Senza questi provvedimenti il disavanzo avrebbe superato la fatidica soglia del 3 per cento.
Nel 2002 il fabbisogno del Settore statale ha chiuso a 25.315 milioni di euro (vedi il Bollettino Economico della Banca d'Italia marzo 2003, pag. 68), inferiore a quello registrato nel 2001 (34.857 milioni). Il risultato finale è sorprendente, se si ricorda che lungo tutto l'arco del 2002 il fabbisogno si era mantenuto costantemente superiore a quello del 2001 (con un divario che ad agosto aveva toccato i 13 miliardi), alimentando il pessimismo degli osservatori. Il fatto è che negli ultimi mesi del 2002, soprattutto in dicembre, si è concentrata una serie di misure "una tantum" che rappresentano anticipazioni (spesso non prive di costi) di entrate che sarebbero affluite negli anni futuri. Per facilitare la lettura, le principali misure adottate nel 2002 sono elencate nella tabella. Innanzi tutto i proventi delle cartolarizzazioni (degli immobili degli enti previdenziali, dei crediti contributivi Inps, dei crediti della Cassa depositi e prestiti nei confronti delle aziende municipalizzate): nel complesso 13,3 miliardi di euro. Se non si considerano le entrate da cartolarizzazioni, si ottiene un fabbisogno nel 2002 di 38,6 miliardi, superiore a quello 2001 (che al lordo delle cartolarizzazioni contabilizzate si sarebbe attestato sui 38 miliardi).

Il quadro si precisa ulteriormente se si considerano altre operazioni con effetti non permanenti, valutabili complessivamente in poco meno di 8 miliardi, che hanno inciso sul fabbisogno del 2002: il riversamento in Tesoreria della liquidità di Consap e Fintecna (entrambe imprese di totale proprietà del ministero dell'Economia), i proventi degli immobili venduti con procedura d'urgenza il 27 dicembre dall'Agenzia del demanio a Fintecna, i versamenti richiesti alle banche, con il decreto di fine anno, per la restituzione delle agevolazioni fiscali per ristrutturazioni aziendali non ammesse dalla Commissione Europea, gli effetti dello scudo fiscale per il rientro dei capitali dall'estero, anticipi di versamenti da parte di concessionari, assicurazioni e petrolieri.

Gli effetti sul debito

Tutte queste misure con effetti sul fabbisogno del settore statale si ripercuotono anche sul debito pubblico. In aggiunta, il debito pubblico diminuisce per circa 24 miliardi a seguito dello swap dei titoli di Stato detenuti dalla Banca d'Italia: in pratica titoli con un valore nominale alto e cedola bassa sono stati sostituiti da titoli con un valore nominale minore e una cedola maggiore (facendo diminuire il valore dello stock di debito ma, naturalmente, aumentare la spesa per interessi). In totale, le misure una tantum con effetti di riduzione del debito assommano a 45 miliardi, vale a dire a 3,6 punti di Pil. Senza queste misure il rapporto debito/Pil, invece di scendere dal 109,4 per cento al 106,7 per cento avrebbe superato il 110 per cento (contravvenendo al Trattato di Maastricht).

Tra le misure considerate nella tabella, solo quelle contrassegnate da un asterisco hanno un effetto sull'indebitamento delle Amministrazioni pubbliche, le altre non incidono in quanto sono di natura finanziaria. Si tratta comunque di una cifra (14 miliardi) pari all'1,1 per cento del Pil che è risultata decisiva per evitare l'avvio delle procedure comunitarie contro i disavanzi eccessivi. Senza queste misure, invece di scendere dal 2,6 per cento al 2,3 per cento il disavanzo 2002 avrebbe infatti superato la fatidica soglia del 3 per cento (1).

(1) Sul miglioramento rispetto all'anno precedente pesa anche la serie di revisioni che il dato di consuntivo del 2001 ha subito: si è passati dall'1,4 per cento del marzo 2002 al 2,6 per cento di questi giorni. Depurando dell'effetto della decisione Eurostat (0,6 per cento), l'indebitamento è stato rivisto di ben 6 decimi di Pil.