
L’interpretazione dei risultati eccezionalmente positivi fatti registrare dalle entrate tributarie nel 2006 è molto controversa. Non ne sono interamente chiare né le cause né il carattere strutturale o meno. Tra le cause vi sono certamente la crescita dell’economia e il successo di alcune misure introdotte da questo governo e da quello precedente. Non è invece chiaro se l’incremento di gettito segnali anche una maggiore propensione dei contribuenti a pagare le imposte, e cioè se la lotta all’evasione iniziata dal governo Prodi stia già dando frutti visibili e se questi saranno duraturi.
Il gettito Iva nel 2006
Con i dati oggi disponibili, è possibile avanzare qualche risposta guardando all’andamento del gettito Iva cui si deve gran parte delle maggiori entrate registrate nel 2006.
L’Iva è la seconda imposta del nostro sistema tributario e nel 2006 il suo gettito è cresciuto dell’8,8 per cento, con un aumento di 9,3 miliardi rispetto al 2005. L’imposta sugli scambi interni è cresciuta del 7,8 per cento, ben al di sopra dell’andamento dei consumi interni, cui è direttamente riconducile, che sono cresciuti di solo il 4,3 per cento. Cosa ha determinato il differenziale di crescita tra gettito e base imponibile?
Il ruolo limitato della crescita economica e delle manovre tributarie
Dietro la forte crescita del gettito Iva nel 2006 vi sono vari fattori. I più ovvi, il ciclo economico e le manovre tributarie, ne spiegano tuttavia meno del 50 per cento, lasciando un ampio residuo da interpretare (tabella 1).
L’extragettito e il miglioramento della tax compliance
Il miglioramento della tax compliance dell’Iva nel 2006 è confermato da diversi indicatori.
La strutturalità del miglioramento di gettito
Sulla base delle informazioni disponibili, non è comunque possibile concludere che il miglioramento della tax compliance per l’Iva registrato nel 2006 sia un fenomeno strutturale e duraturo. Nel 2006 si è creato uno scalino nel livello del gettito Iva e i tassi di crescita sostenuti registrati nel primo trimestre del 2007 (pari al 6,4 per cento per l’Iva sugli scambi interni) segnalano che il fenomeno continua. Tuttavia, non vi sono informazioni per analizzare la reazione dei contribuenti ai mutamenti economici, istituzionali, legislativi e della strategia di accertamento realizzati nel corso dell’ultimo anno per capire se il miglioramento delle entrate sarà duraturo. L’esperienza dimostra che i miglioramenti nel comportamento dei contribuenti possono avere durata limitata. Ad esempio, alla fine degli anni Novanta si era registrato un miglioramento nell’adempimento come risultato dei forti interventi di contrasto all’evasione dell’amministrazione. Tuttavia, quel miglioramento si è dimostrato temporaneo e una volta interrotta l’azione di miglioramento nei primi anni del 2000, gli indicatori di evasione (ad esempio, la differenza tra base dichiarata e potenziale) sono peggiorati, annullando i progressi fatti in precedenza.
Solo un impegno costante potrà garantire che i mutamenti recenti siano duraturi. Se ciò non si verificasse, aumenti di spesa finanziati dalle maggiori entrate di oggi potrebbero condurre a maggiori deficit futuri.
(1) Il gettito stimato è ottenuto utilizzando serie trimestrali per il periodo 2001-2005, regredendo il gettito Iva rispetto ai consumi interni e usando dummies trimestrali per catturare gli effetti di stagionalità.
(2) La stima delle entrate della manovra di bilancio è basata sulle valutazioni contenute nelle relazioni tecniche di accompagnamento ai provvedimenti, aggiustate, laddove disponibile, per il gettito effettivo.
(3) I dati di contabilità nazionale per settore di attività non sono ancora disponibili e non è possibile effettuare un’analisi più dettagliata dell’andamento del gettito Iva per settore rispetto alle rispettive basi imponibili.
(4) Dati tratti da elaborazioni del dipartimento per le Politiche fiscali.
Nel 2006, il gettito Iva in Italia è cresciuto più velocemente dei principali aggregati di contabilità nazionale grazie a un significativo miglioramento della tax compliance. Questo ha portato a un notevole incremento nell’elasticità del gettito Iva al Pil e a un aumento nel livello di efficienza nella raccolta del tributo (Efficiency ratio) che oggi è, per la prima volta, in linea con quello degli altri paesi europei
Sale il gettito sugli scambi interni
Nel 2006, il gettito Iva è cresciuto su base annua dell’8,8 per cento, con un aumento di 9,3 miliardi rispetto al 2005. Andando a esaminare le due principali componenti del gettito, quella sugli scambi interni e quella sulle importazioni, l’Iva sugli scambi interni è cresciuta del 7,8 per cento a fronte di una crescita annuale dei consumi interni di solo il 4,3 per cento (tabella 1). La differenza tra l’andamento del gettito e la dinamica dei consumi è stata particolarmente ampia a partire dal secondo trimestre: il tasso di crescita cumulato del gettito è infatti passato dal 4,6 per cento in marzo al 7,9 per cento percento in giugno (grafico 1).
Diversa è la storia per la componente sulle importazioni (che rappresenta circa il 13 per cento del gettito totale), cresciuta invece del 15,9 per cento su base annua, in linea con la forte crescita delle importazioni extra Unione Europea (+ 13,7 per cento), trainate verso l’alto dall’aumento dei prezzi internazionali dei prodotti energetici e minerari. Comunque, dato il suo peso limitato, il contributo dell’Iva sulle importazioni alla crescita totale è stato solo di 2 punti percentuali.
È dunque il gettito dell’Iva sugli scambi interni che presenta un’anomalia. Un primo dato è che la crescita è comune a gran parte dei settori di attività economica. Commercio, costruzioni, attività immobiliari, professionali e imprenditoriali e servizi alle famiglie presentano una crescita del gettito superiore all’8 per cento (tabella 2). Questi settori nel loro insieme spiegano circa il 60 per cento della crescita complessiva del 2006. Il gettito del settore elettricità e gas è cresciuto di circa il 30 per cento, e spiega un altro 15 per cento della crescita. In questo caso, tuttavia, il forte aumento è da attribuire, oltre che alla buona performance del settore elettrico (si stima che il volume d’affari sia cresciuto di circa il 15 per cento), a un motivo tecnico: alcuni dei maggiori contribuenti avevano esaurito nel 2005 buona parte dei crediti Iva, con l’effetto di ridurre i versamenti nel 2005 e, in questo modo, aumentare surrettiziamente il tasso di crescita del gettito lordo nel 2006.
Uno degli effetti del positivo andamento del gettito è stato un aumento dell’elasticità dell’Iva rispetto Pil al di sopra del trend storico: nel 2006, è stata pari a 2,4, con un aumento del 25 per cento sul valore registrato nel 2005 e addirittura del 240 per cento rispetto al 2004 (grafico 2). Questo risultato è eccezionale anche quando si compara con il valore del trend storico dell’elasticità che è pari a circa 1.5. (1) Occorre tornare molto indietro nel tempo, al periodo 1998-2000, quando però vi fu un aumento dell’aliquota legale, per ritrovare valori dell’elasticità che superano il valore di trend.
Un confronto con l’Europa
Il positivo andamento del gettito Iva nel 2006 non è stato un fenomeno solo italiano, ma ha interessato anche altri paesi europei: ad esempio, in Spagna e Germania è cresciuto, rispettivamente, del 9,6 e del 5 per cento. Tuttavia, prendendo a riferimento la dinamica del Pil, nel nostro paese l’incremento è stato molto più marcato: l’elasticità del gettito rispetto al Pil è stata in Italia il doppio di quella registrata in Spagna e un terzo più elevata di quella della Germania (addirittura 5 volte in più rispetto alla Francia). Questi confronti internazionali ovviamente includono l’effetto di misure di politica tributaria che potrebbe alterare i risultati dei vari paesi, ma sono indicativi del differenziale di crescita registrato in Italia.
Va notato come questi andamenti abbiano portato l’Italia ad ottenere nel 2006 livelli di efficienza nella raccolta del tributo in linea con quelli registrati in altri paesi europei, recuperando un gap storico che non si riteneva facilmente colmabile. In particolare, l’efficiency ratio (il rapporto tra gettito in percentuale al Pil e aliquota standard Iva), spesso usato nei confronti internazionali per comparare la capacità di raccolta relativa dei diversi paesi, è aumentato di due punti rispetto all’anno precedente, raggiungendo un livello pari a circa il 39 per cento. In pratica, per ogni punto percentuale di aliquota, nel 2006 è stato raccolto lo 0,39 per cento del Pil.
(1) Simili risultati si ottengono se si considera l’elasticità rispetto ai consumi interni.



