Logo stampa
 
 
 
  Invia la notizia  PDF dell'articolo

L'Irpef è sulla giusta strada

di Ugo Colombino 23.10.2006
La Finanziaria che introduce aliquote nette più basse sui redditi medio-bassi e più alte su quelli medio-alti segue i suggerimenti dei più recenti modelli teorici ed econometrici di tassazione ottimale. Un ridisegno che secondo le simulazioni permette nel lungo periodo di ridurre leggermente l'aliquota media, pur mantenendo invariato il gettito fiscale. Ma obiettivi redistributivi consistenti si potranno ottenere solo con la realizzazione di un sistema universale di reddito minimo garantito e con investimenti nei processi di creazione del capitale umano.

Negli anni Ottanta e Novanta molti paesi sviluppati hanno operato massicce riduzioni dell’aliquota marginale applicata ai redditi più elevati, in alcuni casi passando dal 70-80 per cento al 40 per cento o meno. Gli obiettivi erano due. Primo, ridurre l’aliquota media (e più in generale il peso dell’intervento pubblico), nella convinzione che la pressione fiscale avesse già superato il punto oltre il quale il gettito comincia a diminuire a causa dei disincentivi al lavoro e alla produzione. Secondo, migliorare gli incentivi, nella convinzione che gli effetti distorsivi più importanti della tassazione sui redditi si verificassero ai livelli di reddito più elevati. Le due ipotesi sembravano trovare conferma nella ricerca economica.

Modelli teorici ed econometrici "approvano" la Finanziaria

Le proposte della Finanziaria 2007 rappresentano un (pur piccolissimo) passo nella direzione opposta, uno dei pochi a livello internazionale, introducendo aliquote nette leggermente più basse sui redditi medio-bassi (in particolare per le famiglie con figli a carico) e leggermente più alte su quelli medio-alti. Si va nella direzione giusta, anche se per il momento è un passo troppo breve.
In realtà, infatti, la conoscenza teorica ed empirica non ha mai dato un vero supporto alle politiche fiscali degli ultimi decenni. (1) E le ricerche più recenti indicano semmai il contrario. Alcuni autori hanno simulato modelli teorici di tassazione ottimale ottenendo aliquote marginali decisamente progressive, con l’aliquota più elevata che oscilla tra il 50 e il 90 per cento, a seconda delle ipotesi. (2) Modelli econometrici assai dettagliati hanno identificato sistemi di tassazione ottimali con caratteristiche simili. Invariabilmente, i risultati suggeriscono una riduzione delle aliquote marginali sui redditi bassi e un aumento su quelli alti. Le simulazioni indicano inoltre che il ridisegno permetterebbe nel lungo periodo di ridurre leggermente l’aliquota media pur mantenendo invariato il gettito fiscale.
La spiegazione di questi risultati è abbastanza semplice. Il disegno efficiente – dal punto di vista degli incentivi – di un sistema di imposte sui redditi personali dipende essenzialmente dalla elasticità dell’offerta di lavoro rispetto al guadagno netto orario e da come questa varia per i diversi livelli di reddito. Semplificando in modo drastico, il ragionamento si può generalizzare: l’aliquota marginale efficiente da applicare a un dato livello di reddito dipende in modo inverso dall’elasticità che caratterizza gli individui che dispongono di quel reddito o di un reddito superiore. Se l’elasticità decresce al crescere del livello di reddito, questo implica che le aliquote marginali debbano aumentare all’aumentare del reddito.
La tabella 1 mostra appunto le elasticità dell’offerta di lavoro per diversi decili di reddito (il decile I contiene il 10 per cento più povero, il decile X quello più ricco), stimate con un modello microeconometrico sviluppato per l’Italia. (3) Come si vede, esiste una netta relazione inversa tra livello di reddito ed elasticità.
Stime ottenute per altri paesi, anche di struttura economica e socio-demografica radicalmente diversa da quella italiana, mostrano un quadro del tutto simile. Ad esempio, la tabella 2 si riferisce alla Norvegia. (4) Qui il modello microeconometrico è stato usato per identificare il profilo ottimale delle aliquote (tabella 3). (5) Rispetto al sistema corrente, quello ottimale riduce la progressività sui redditi bassi e la aumenta sui redditi elevati. Simultaneamente, però diminuisce sensibilmente l’aliquota media, pur a parità di gettito.
Le nuove aliquote effettive nette (comprensive dell’effetto delle detrazioni e degli assegni familiari) proposte nella Finanziaria 2007 vanno dunque nella stessa direzione indicata dalla ricerca economica più recente.

Ma non c’è il reddito minimo garantito

Tuttavia, negli ultimi decenni in molti paesi è stato realizzato un altro tipo di intervento che invece in Italia è stato ancora una volta dimenticato: il reddito minimo garantito. (6)
Obiettivi redistributivi più consistenti rispetto a quelli, modesti, raggiunti dalla Finanziaria 2007, più che su un ridisegno delle aliquote, in futuro dovranno basarsi probabilmente sulla introduzione di un sistema universale di reddito minimo garantito (di cui speriamo prima o poi si torni a parlare) e su investimenti nei processi di creazione del capitale umano (famiglia, scuola e formazione). Si tratta di investimenti che nel lungo periodo hanno non solo un effetto redistribitivo, ma anche un effetto positivo sull’efficienza: sono però investimenti costosi, e – come avviene nel modello scandinavo – non potranno che essere finanziati attraverso aliquote più elevate sui redditi alti.


(1)
Su questa problematica è utile la rassegna di Røed, K. and S. Strøm "Progressive Taxes and the Labour Market - Is the Trade-Off between Equality and Efficiency Inevitable?", Journal of Economic Surveys, 2002.
(2) Saez E. "Using Elasticities to Derive Optimal Income Tax Rates", Review of Economic Studies, 2001.
(3) R. Aaberge, U. Colombino e S. Strøm "Do more equal slices shrink the cake? An empirical investigation of tax-transfer reform proposals in Italy", Journal of Population Economics, 2004. Si può anche vedere R. Aaberge, U. Colombino and T. Wennemo "Heterogeneity in the elasticity of labor supply in Italy and some policy implications", Working Paperr CHILD # 20,2002 (http://www.child-centre.it/).
(4) R. Aaberge e U. Colombino "Designing Optimal Taxes with a Microeconometric Model of Household Labour Supply", Discussion Paper # 475, Research Department, Statistics Norway, 2006 (http://www.ssb.no/publikasjoner/etter_serie/dp/).
(5) Le aliquote della tabella 3 sono ottimali nel senso che, a parità di gettito fiscale, massimizzano il criterio di benessere sociale associato all’indice di Gini.
(6) Peraltro politiche alternative o complementari di sostegno del reddito, come i sussidi al salario, hanno dato risultati interessanti negli Stati Uniti e nel Regno Unito, mentre alcune analisi economiche dimostrano la loro maggiore efficienza.


Tabella 1. Elasticità dell’offerta di lavoro - Italia


Decile di reddito

Femmine

Maschi

Singoli

I

2.90

0.85

II

0.44

0.28

III - VIII

0.05

0.05

IX

0.02

0.02

X

0.00

0.04

Coppie

I

4.44

0.32

II

2.31

0.17

III - VIII

0.73

0.10

IX

0.20

0.08

X

0.13

0.06

Tabella 1. Elasticità dell’offerta di lavoro - Norvegia


Decile di reddito

Femmine

Maschi

Singoli

I

0.42

0.77

II

0.42

0.00

III - VIII

-0.02

-0.02

IX

-0.07

0.00

X

0.00

0.00

Coppie

I

2.54

1.77

II

0.97

1.17

III - VIII

0.41

0.31

IX

0.20

0.08

X

0.26

0.05

 

Tabella 3. Aliquote marginali ottimali (Modello econometrico per la Norvegia)

Aliquote marginali %

Scaglioni (corone norvegesi, 1 euro = 8 corone circa)

0

fino a 18000

22

tra 18000 e 218000

37

tra 218000 e 720000

60

oltre 720000

Nota alla Tabella 3. Sistema corrente: 0 fino a 17000, 25 per cento tra 17000 e 28250, 30 per cento tra 28250 e 140500, 35 per cento tra 140500 e 208000, 45 per cento tra 208000 e 234500, 50 per cento oltre 234500.