Logo stampa
 
 
 
  Invia la notizia  PDF dell'articolo

UNA TASSA CONTRO IL CIBO SPAZZATURA *

di Pierre Dubois 05.11.2007

L'obesità è in crescita in molti paesi dell'Europa occidentale, sulla scia di quanto è già avvenuto negli Stati Uniti, dove è soprappeso il 30 per cento della popolazione. Con conseguenti problemi per la salute e costi diretti e indiretti per la società. La soluzione più efficace sembra essere una tassazione ad hoc sugli alimenti eccessivamente calorici. Andrebbe a colpire i più poveri e i più giovani che sono i grandi consumatori di cibo spazzatura. Ma potrebbe spingere l'industria agro-alimentare a produrre nuovi prodotti, meno grassi e con meno zuccheri.

L’obesità è diventata uno dei principali problemi di salute pubblica. Sappiamo che la sua causa prima è il consumo di troppe calorie, molte delle quali si nascondono nelle bibite gassate, nelle barrette di cioccolata, nelle patatine, nelle pizzette e negli hamburger. Sappiamo anche che il grande consumo di "cibo spazzatura" è legato al basso prezzo e che se il prezzo sale, gli acquisti diminuiscono significativamente. La conclusione è chiara: questi prodotti devono essere tassati in modo mirato, per ridurre il loro consumo e incoraggiare i produttori a proporre cibi più sani che non saranno tassati.

I rischi e i costi dell’obesità

Senza dubbio, non si tratta di una misura molto popolare, ma la situazione è sufficientemente allarmante da giustificare l’assunzione di un rischio politico. Negli ultimi cinque anni, in Francia l’obesità tra gli adulti è salita dall’8 all’11 per cento, e tra i bambini e gli adolescenti si è passati dal 2 al 4 per cento, con il 25 per cento dei bambini soprappeso che appartiene a famiglie a basso reddito. La stessa tendenza si ritrova nella maggior parte dei paesi dell’Europa occidentale: gli europei guadagnano peso come avviene negli Stati Uniti, solo sono qualche anno indietro rispetto alla curva Usa. Guardare alla situazione attuale negli Stati Uniti come a un predittore di quella futura dell’Europa ci fa aprire gli occhi: l’obesità interessa il 30 per cento della popolazione adulta negli Stati Uniti.
L’obesità ci espone a rischi per la salute: problemi cardiovascolari, diabete di tipo 2, ipertensione e problemi respiratori e muscoloscheletrici. Per la Francia, le stime portano già a oltre 800 milioni di euro l’anno i costi per malattie legate all’obesità, senza contare i costi indiretti per assenze dal lavoro e perdita di produttività. E tutto questo mentre siamo solo all’inizio rispetto ai numeri americani.
Gli operatori del settore agroindustriale hanno già messo le mani avanti: sottolineano il legame tra una vita estremamente sedentaria e la comparsa dell’obesità, un fatto che diminuisce le loro responsabilità. E certamente l’obesità ha più di una causa, ma uno studio condotto per tre anni sugli acquisti di ventimila persone ha inequivocabilmente legato il consumo di calorie all’aumento di peso: mangiare 150 calorie in più al giorno - diciamo un croissant vuoto o una barretta al cioccolato - si trasforma in una differenza di peso, in media, di quattro chili dopo un anno: una dieta eccessivamente ricca è la causa principale del soprappeso.
Il cibo spazzatura è caratterizzato per lo più da una estrema densità calorica a un prezzo particolarmente basso. Con 1,50 euro si possono comprare caramelle, cracker e bibite che danno in media mille calorie, mentre per ottenere lo stesso numero di calorie con frutta e verdura bisogna spendere 2,30 euro, con la carne, 2,80 euro e ancor di più per mangiare pesce. Al prezzo, si deve poi aggiungere il tempo per la preparazione del cibo, per tagliarlo, cuocerlo, portarlo in tavola: tutto tolto al tempo libero, il cui valore monetario è ben lontano da zero.

I vantaggi della tassa

A comprare in modo massiccio il cibo spazzatura, che dà calorie a buon mercato e senza sforzo, sono le fasce di popolazione più povere, quelle che più sono colpite dall’eccesso di peso. Ma per ragioni culturali, è largamente acquistato anche dai più giovani, i più a rischio nella recente epidemia di obesità. Come possiamo spingerli a cambiare abitudini e a mangiare cibi a basso contenuto calorico, per non diventare obesi? La nostra ricerca ha dimostrato che per questi prodotti, la decisione di acquisto varia molto in funzione del prezzo, il che non è così sorprendente trattandosi di fasce di popolazione povere o giovani. Per esempio, una tassa del 5 per cento comporterebbe una riduzione nelle vendite del 15 per cento e un effetto molto importante sull’obesità.
Inaccettabile? Le famiglie a basso reddito vedrebbero diminuire il loro potere d’acquisto: certo, una scelta impopolare quando, al contrario, l’incremento del loro potere d’acquisto è un leitmotif della politica. Ma i consumatori poveri potrebbero trovare calorie a buon mercato in alimenti meno densi, come gli amidi che meno si prestano a essere mangiati in eccesso. Le tasse sul cibo spazzatura favorirebbero il consumo di bibite senza zuccheri o di patatine prive di grassi e, nel lungo periodo, gli agro-industriali potrebbero reagire molto bene alla misura, cambiando la composizione dei loro prodotti proprio per evitare la nuova tassa: si potrebbe persino arrivare a concepire snack con meno grassi e meno zuccheri.
Misure di questo tipo sarebbero comunque più efficaci delle attuali campagne informative sull’alimentazione, che sono costose e delle quali, almeno per il momento, non si conoscono gli effetti. Sarebbero anche più appropriate dei sussidi a frutta e verdura, che alcuni chiedono.
La nostra ricerca ha dimostrato che il consumo di frutta e verdura è meno influenzato da variazioni di prezzo rispetto al consumo di cibo spazzatura. Per ottenere un qualche effetto significativo, la frutta e la verdura dovrebbero essere sussidiate in modo massiccio, una scelta che difficilmente può essere fatta in tempi di riduzioni di bilancio. In breve, per combattere l’obesità, la tassazione del cibo spazzatura è la soluzione più efficiente sul piano dei costi.

Per saperne di più

 
Levy E., Levy P.; Le Pen C., Basdevant A. (1995) "The economic cost of obesity: the French situation" Int J Obes Relat Metab Disord, 19: 788-792.
Rapporto Opeps n. 8 (2005-2006) di M. Gérard Dériot, per l'Office parlementaire d'évaluation des politiques de santé, depositato il 5 ottobre 2005.
Bonnet C., P. Dubois, V. Orozco (2007) "Food Consumption and Obesity in France", mimeo, Toulouse School of Economics.
Wolf, A. e G. Colditz, (2006) "Current Estimates of the Economic Cost of Obesity in the United States", Obesity Research, 6, 2, 97-106.

* Il testo inglese è disponibile su www.voxeu.com