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Da esuberanza irrazionale a depressione insensata? I mercati azionari alla luce dei fondamentali

di Carlo Favero 30.07.2002

Il 5 dicembre del 1996, quando l’indice Dow Jones fluttuava intorno al valore di 7000, il governatore Greenspan parlò di ..........

Il 5 dicembre del 1996, quando l'indice Dow Jones fluttuava intorno al valore di 7000, il governatore Greenspan parlò di "esuberanza irrazionale". Lo diceva guardando ai cosiddetti "fondamentali", relazioni di lungo periodo fra grandezze economiche. Da allora l'indice ha inizialmente continuato a salire, raggiungendo un massimo prossimo a 12000 nel Gennaio 2000, per poi iniziare una fase di movimento trasversale che è diventata discendente nel corso degli ultimi mesi ed ha portato l'indice di nuovo sotto la quota di 8000. Nello stesso periodo l'andamento del mercato europeo è stato esattamente in linea con quello del mercato americano. E ora cosa accadrà?

Quando le valutazioni sono in linea coi fondamentali?

Per cercare di capire cosa accadrà ai valori azionari è opportuno analizzare il rapporto utili/prezzi e il rendimento a scadenza dei titolo a lungo termine. I rapporti utili-prezzi e dividenti-utili sono influenzati da cambiamenti nel rendimento a scadenza dei titoli a lungo termine perché gli investitori scelgono alternativamente titoli obbligazionari o titoli azionari. I rendimenti dei due tipi di investimento devono perciò tendere ad allinearsi, altrimenti tutti gli investitori si sposterebbero sulle obbligazioni o sulle azioni. Inoltre, il rapporto utili/prezzi riflette le aspettative per la crescita futura degli utili, cerca di anticipare le mosse di politica monetaria e incorpora un premio per il rischio azionario.

….e che cosa dicono i dati?

Il primo grafico qui sotto riporta l'andamento del rapporto utili/prezzi (si tratta di utili attesi) e del rendimento a scadenza per i titoli decennali negli Stati Uniti ed in Europa,misurati mese per mese per vent'anni. Il grafico suggerisce che le due le due variabili sono allinate sia in Europa che negli Stati Uniti, in linea coi fondamentali.

Dunque il mercato azionario è sopravvalutato o sottovalutato?

Il secondo grafico qui sotto mostra i corsi azionari, in Europa (linea continua) e negli Stati Uniti (linea tratteggiata), alla luce dei fondamentali. Valori superiori alla retta che passa per lo zero indicano che il mercato è sopravvalutato, al di sotto che è invece sottovalutato. Come si evince dal grafico, il mercato europeo sarebbe sottovalutato di oltre il 40 per cento rispetto al valore che riflette i fondamentali, mentre il mercato americano sarebbe sottovalutato del 20 per cento. A fine 96, quando Greenspan parlò di esuberanza irrazionale , il mercato americano era sopravvalutato del 20 per cento, ci fu inizialmente una correzione ma l'euforia prese poi il sopravvento e si arrivò ad una sopravvalutazione massima del 40 percento a inizio 2000. La figura suggerisce anche che il tempo medio di correzione di una valutazione non in linea con i fondamentali è di circa due anni. In sostanza, i fondamentali non sono in grado di dire dove il mercato andrà nelle prossime ore o nei prossimi giorni, ma ci permettono di valutare dove il mercato andrà nel lungo periodo.

Depressione insensata?

Si consideri la situazione attuale in Europa. Il rapporto utili/prezzi del mercato azionario è di poco superiore a 12, mentre i rendimenti dei titoli decennali sono di poco inferiori al 5 per cento. Lo scenario per la crescita futura dei corsi azionari è chiaramente positivo, e non c'è ragione di pensare che la politica monetaria della Banca Centrale Europea cambierà radicalmente, in modo da non rispettare il suo mandato di mantenere l'inflazione sotto il due per cento. In questo scenario il valore di equilibrio del mercato azionario è di circa il quaranta per cento superiore a quello attuale. Possiamo allora parlare di "depressione insensata"? Si direbbe proprio di sì.