
La giornata-tipo di una donna è ancora sostanzialmente diversa da quella di un uomo. In Italia come negli altri paesi industrializzati. Le donne spendono in media meno ore in lavori remunerati, ma dedicano più tempo all'insieme di quelle attività non pagate che implicano la cura della casa e dei familiari. Se consideriamo tutte le attività lavorative, pagate e non, le italiane lavorano in media un'ora e un quarto in più degli uomini. Il dato spiega perché rimaniamo uno dei paesi industrializzati con la più bassa percentuale di donne attive sul mercato del lavoro remunerato.
La giornata-tipo di una donna è ancora sostanzialmente diversa da quella di un uomo. E questo è vero non solo in Italia, ma anche negli altri paesi industrializzati. Sebbene le donne spendano in media meno ore in lavori remunerati, tale dato è ampiamente compensato dal maggior tempo dedicato alla cosiddetta “produzione domestica”, ovvero all’insieme di quelle attività non pagate che implicano la cura della casa e dei familiari.
Il dato è tanto più vero in Italia, dove non solo le donne hanno sulle spalle il maggior carico del lavoro domestico, ma lavorano in media un’ora e un quarto in più degli uomini. È un dato da prendere in seria considerazione quando si discute di politiche per incentivare l’occupazione femminile, come avviene in queste settimane dopo la presentazione da parte delle ministre Emma Bonino, Barbara Pollastrini e Rosy Bindi della Nota aggiuntiva al programma nazionale di riforma 2006-2008 in materia di lavoro femminile.
Differenze nell’uso del tempo tra uomini e donne
Presentiamo qui alcuni risultati emersi da uno studio della Fondazione Rodolfo Debenedetti, che esamina come donne e uomini di quattro diversi paesi industrializzati (Italia, Germania, Olanda e Stati Uniti) suddividono il proprio tempo tra diverse attività: il lavoro remunerato, il lavoro non remunerato, la cosiddetta “produzione domestica”, il tempo libero e quello dedicato ai bisogni vitali, come, ad esempio, dormire e cibarsi. (1)
La tabella 1 fa luce su alcuni aspetti interessanti. Risultato non sorprendente, gli uomini dedicano più tempo a lavori remunerati, mentre le donne spendono una parte più consistente della loro giornata in attività non pagate di produzione domestica: pulizia della casa, spesa, cura di bambini e famigliari, eccetera. La differenza accomuna tutti i paesi analizzati, anche se il divario tra uomini e donne è più marcato nel caso italiano. In Italia, infatti, gli uomini tra i venti e i settantaquattro anni lavorano in occupazioni remunerate in media per 4,8 ore al giorno, contro 1,8 ore delle donne. Il risultato si ribalta nel caso del lavoro domestico: le donne dedicano mediamente un quarto della loro giornata alla “produzione domestica”, contro le 2 ore scarse degli uomini.
Un altro interessante aspetto riguarda l’uso del tempo libero. Nei tre paesi anglosassoni considerati, gli uomini beneficiano di maggiore tempo libero (tra i 10 e i 25 minuti più delle donne), differenza spiegabile con il maggior tempo speso davanti alla televisione. In Italia, la differenza è ancora più marcata: qui gli uomini, in media, hanno a disposizione ben 72 minuti di tempo libero in più delle donne. Tuttavia, solo una parte limitata della differenza è imputabile a un maggior uso della televisione.
Tabella 1 – Suddivisione del tempo giornaliero, valori percentuali
Germania (2001/02) | Olanda (2000) | USA (2003) | Italia (2002/03) | |||||
| M | F | M | F | M | F | M | F | |
| Lavoro | 18 | 9 | 18 | 9 | 22 | 14 | 20 | 9 |
| Produzione domestica (pulizie, spesa, cura famigliari, etc) | 12 | 22 | 10 | 19 | 11 | 19 | 8 | 24 |
| Tempo libero | 24 | 22 | 28 | 27 | 24 | 23 | 31 | 25 |
| di cui Radio/TV | (39) | (31) | (29) | (25) | (46) | (41) | (26) | (24) |
| Bisogni vitali (dormire, cibarsi, etc.) | 45 | 47 | 44 | 46 | 43 | 44 | 41 | 41 |
| Totale (24 ore) | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 | 100 |
Fonte : elaborazioni Fondazione Rodolfo Debenedetti
“Iso-work”, ma non per l’Italia
Le disuguaglianze uomo-donna nell’uso del tempo sono dunque un fenomeno persistente, che caratterizza tutti i paesi industrializzati. Tuttavia, è l’Italia a segnare la performance peggiore. Ma i problemi non finiscono qui. Concentriamo la nostra attenzione esclusivamente sulle attività lavorative. Come si vede nella tabella 2, nei tre paesi anglosassoni analizzati, il numero totale di minuti spesi lavorando (pagati e non) è molto simile tra uomini e donne. Le differenze non superano mai i 13 minuti. In altre parole, uomini e donne, in media, decidono di destinare lo stesso ammontare di tempo alle attività lavorative, siano esse remunerate o meno. Tale fenomeno, ben noto ai sociologi, è conosciuto sotto il nome di “iso-work”.
Anche in questo caso, l’Italia rappresenta un’eccezione nel panorama internazionale: le donne italiane risultano lavorare in media ben75 minuti in più degli uomini. La differenza è in buona misura dovuta al maggior tempo dedicato dalle italiane a “pulire la casa” rispetto alle loro omologhe europee e americane. Così, nei dati troviamo conferma di una ben nota regolarità sociologica italiana: non c’è sostituibilità tra uomini e donne nell’occuparsi dell’ambito domestico e le donne che scelgono di lavorare devono accollarsi sia il lavoro remunerato “fuori casa”, che quello non remunerato all’interno delle mura domestiche. È il cosiddetto “doppio lavoro” femminile. Il fenomeno si concretizza in un eccesso di lavoro totale da parte delle donne italiane, che ammonta, in media, a un’ora e un quarto al giorno.
Tabella 2 – Differenze nei tempi di lavoro di uomini e donne
Differenze (donne-uomini), minuti al giorno | Germania | Olanda | USA | Italia | |
| Differenza nei minuti di lavoro remunerato | -130 | -166 | -112 | -157 | |
| Differenza nei minuti di lavoro non remunerato (produzione domestica) | 138 | 153 | 108 | 232 | |
| Minuti totali di lavoro | Uomini | 436 | 399 | 476 | 405 |
| Donne | 445 | 392 | 472 | 480 | |
| Differenza nei minuti totale di lavoro (remunerato e non) | 8 | -13 | -4 | 75 | |
Fonte:elaborazioni Fondazione Rodolfo Debenedetti
Il valore del lavoro domestico
È possibile quantificare il valore totale del lavoro domestico? Nella tabella 3 tentiamo una stima. Al totale di ore dedicate alla produzione domestica in un anno imputiamo un salario lordo orario stimato da Eurostat. (2) Il calcolo è riportato separatamente per uomini e donne, ai quali sono imputati due salari orari diversi per riflettere i differenziali salariali che tipicamente esistono tra i sessi. (3) La cifra totale che risulta da tale operazione è imponente: circa 432 miliardi di euro, di cui 125 “prodotti” dagli uomini, 308 “prodotti” dalle donne. Si tratta di un valore totale pari al 33 per cento del Pil italiano, in gran parte imputabile alle donne (23 per cento).
Tabella 3 – Il valore della produzione domestica in Italia (dati medi 2002/03)
| Uomini | Donne | Totale | ||
| Produzione domestica | Minuti al giorno | 115 | 347 | 233 |
| Ore al giorno | 1.92 | 5.78 | 3.89 | |
| Ore all'anno | 700 | 2110 | 1419 | |
| Salario lordo orario per occupazioni non qualificate | 8.76 € | 6.94 € | 7.83 € | |
| Valore medio pro-capite della produzione domestica | 6,134 € | 14,646 € | 10,473 € | |
| Popolazione di età 20-74 anni | 20,326,433 | 21,047,515 | 41,373,946 | |
Valore della produzione domestica (milioni di Euro) | 124,676 | 308,252 | 433,309 | |
| Percentuale sul PIL | 9.5% | 23.4% | 32.9% | |
Fonte:dati Eurostat ed elaborazioni Fondazione Rodolfo Debenedetti
La contabilità nazionale dovrebbe dunque tenere conto di tale “produzione invisibile”? La questione non è tanto contabile, quanto sostanziale. Laddove si consideri come produzione solo quella di mercato, si rischia di oscurare una parte importante del contributo delle donne all’economia. Nel momento in cui si discutono politiche sociali e misure per incentivare la partecipazione femminile al mercato nel lavoro, sarebbe bene tenere conto di quanta parte della produzione domestica ancora pesi sulle spalle delle donne, in particolare di quelle italiane. Alla luce di tale dato appare più chiaro perché l’Italia rimanga uno dei paesi industrializzati con la più bassa percentuale di donne attive sul mercato del lavoro remunerato.
(1)Tito Boeri, Michael C. Burda e Francis Kramarz (a cura di) “Working Hours and Job Sharing in EU and USA. Are Europeans Lazy? Or Americans Crazy?”, Oxford University Press.
(2)Eurostat, Structure of Earnings Survey 2002.
(3) Un metodo alternativo sarebbe quello di considerare la produttività di uomini e donne nel lavoro domestico. Il salario femminile, più basso di quello degli uomini, tende probabilmente a sottostimare la reale produttività delle donne. In questo senso, il fatto di tenere conto dei differenziali salariali tra uomini e donne, ci porta a una stima che può considerarsi restrittiva del reale apporto economico della produzione domestica femminile.