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GLI STRANI MECCANISMI REDISTRIBUTIVI DELLA FINANZIARIA

di Chiara Saraceno 26.10.2007

L'intervento a sostegno delle famiglie previsto nella Finanziaria si concentra esclusivamente sulla casa. Senza occuparsi invece della razionalizzazione degli aiuti al costo dei figli o dei servizi sociali ed educativi. Questo governo, come quelli precedenti, continua a utilizzare la leva fiscale per effettuare una distribuzione tra famiglie, dimenticando che nel nostro sistema fiscale l’imposta è a base individuale. E prendere a criterio di una prova dei mezzi il reddito familiare può produrre iniquità e redistribuzioni inverse.

Ignorare la famiglia, come avviene sempre in Italia quando dai dibattiti ideologici si passa alle politiche concrete, può fare brutti scherzi.

Solo la leva fiscale

Come è stato osservato da Daniela Del Boca e Alessandro Rosina (LINK) su queste pagine e da Massimo Baldini sul Sole 24Ore (1) la proposta di Legge finanziaria di fatto concentra esclusivamente sulla casa, e in particolare sull’alleggerimento dell’Ici, l’intervento a sostegno delle famiglie. E questo va a scapito sia della riforma del sostegno al costo dei figli tramite un unico trasferimento che razionalizzi e renda più equo un sistema ora frammentato e con molti buchi, sia del sostegno a quegli strumenti di conciliazione famiglia lavoro e di pari opportunità tra uomini e donne, tra minori e tra anziani fragili e non autosufficienti, che hanno il loro fulcro innanzitutto nei servizi, sociali ed educativi. Ma gli effetti negativi dell’aver ignorato la famiglia non si fermano qui. Inficiano i meccanismi redistributivi stessi che la Finanziaria mette in campo, appunto nel suo intervento sulla casa.
Con pervicace testardaggine, infatti, questo governo, come quelli precedenti, continua a utilizzare la leva fiscale per effettuare una distribuzione tra famiglie, dimenticando che nel nostro sistema fiscale l’imposta è a base individuale e non familiare. Perciò prendere a criterio di una prova dei mezzi il reddito familiare può produrre iniquità e redistribuzioni inverse.
Prendiamo il caso della detrazione dall’Ici per la prima casa, riservata ai contribuenti con un reddito individuale non superiore ai 50mila euro. Se un contribuente è l’unico percettore di reddito e guadagna anche un solo euro in più, non avrà diritto alla detrazione. Ne avranno diritto invece contribuenti con un reddito individuale inferiore, ma che non sono gli unici percettori di reddito e il cui reddito famigliare complessivo è ben superiore a quella soglia. Lo stesso vale per l’esclusione della proprietà della casa dal calcolo dell’Ise, che è una vera e propria beffa a danno di chi è troppo povero per poter impegnarsi nell’acquistare la casa, una condizione diffusa tra gli affittuari. Inoltre, a differenza che nel calcolo dell’Ise, non si tiene conto del numero dei componenti il nucleo famigliare: il tetto di 50mila euro vale per chi vive da solo e per chi ha quattro persone a carico. Un identico ragionamento si può fare per l’altrimenti ben più apprezzabile detrazione per il costo dell’affitto, pure legata al reddito individuale.
Solo nel caso dell’una tantum per gli incapienti il riferimento al reddito individale ha un senso, nella misura in cui le detrazioni altrimenti non fruite valgono per tutti i contribuenti, indipendentemente dal reddito.
Nonostante apprezzabili intenti redistributivi, per altro parzialmente disattesi dall’intervento sull’Ici come è stato più volte segnalato su queste pagine, proprio per la doppia cancellazione della famiglia - come destinataria di politiche e come ambito di composizione del reddito - con questa Legge finanziaria vengono confermati i limiti della capacità redistributiva del welfare italiano, da più parti evidenziati. Come segnalano due saggi nel volume Povertà e benessere. Una geografia della disuguaglianza in Italia (2) di prossima uscita per il Mulino, questa debolezza redistributiva dipende da un lato dal privilegiare i trasferimenti monetari rispetto ai servizi, dall’altro dal privilegiare, nei primi, i trasferimenti via imposte rispetto ai trasferimenti diretti.

(1) M. Baldini, "La casa spiazza i tax benefit", Il Sole 24Ore, 8 ottobre 2007, p. 5.
(2)Baldini M., Morciano M., Toso S., "Chi ha beneficiato delle riforme del nostro sistema di tax-benefit? Le ultime due legislature a confronto", e Baldini M., Bosi P., Pacifico D., "Gli effetti distributivi dei trasferimenti in kind: il caso dei servizi educativi e sanitari", in A. Brandolini e C. Saraceno (a cura), Povertà e benessere. Geografia delle disuguaglianze in Italia, Bologna, il Mulino, 2007 rispettivamente alle pp. 353-376 e 377-398.