
L’Unione europea è in crisi profonda per due ragioni principali. In
primo luogo, l’equilibrio originale degli interessi tra gli Stati membri è stato profondamente alterato dai successivi allargamenti, paralizzando le decisioni sulle grandi questioni. In secondo luogo, il sostegno pubblico alle istituzioni comunitarie è andato diminuendo a causa di politiche nazionali inadeguate ad affrontare le sfide dell’integrazione e della globalizzazione.Coraggio e determinazione
Invece di affrontare i problemi, i leader nazionali in seno al Consiglio europeo hanno guadagnato tempo, inviando all’opinione pubblica messaggi ambigui; ciò riflette in molti casi le difficili relazioni con l’opinione pubblica a livello nazionale. Dunque, i problemi dell’Unione europea non possono essere risolti pienamente finché la democrazia e i governi non riprendono a funzionare in modo soddisfacente a livello nazionale.
Ciononostante, migliorare il funzionamento dell’Unione può costituire un primo importante passo per migliorare la qualità delle istituzioni rappresentative. È ora che il Consiglio europeo ritrovi il coraggio e la determinazione per guidare l’Unione. Occorre una nuova iniziativa in tre settori critici: un disegno credibile di politiche economiche coordinate; un accordo sulla riforma del bilancio dell’Unione europea; una discussione aperta sulle questioni istituzionali.
Le questioni economiche
Il principale obiettivo del Trattato CE è l’integrazione economica, che si realizza attraverso le libertà di circolazione – di beni, servizi, capitali e persone – nel mercato interno. Le rigidità e le protezioni presenti nelle nostre economie sono incompatibili con tale obiettivo; l’incapacità di rimuoverle, in particolare nelle grandi economie continentali, rappresenta una minaccia mortale per il mercato interno, l’euro e la stessa Unione. Il coordinamento europeo delle politiche economiche può aiutare a contrastare questa minaccia.
L’intento è quello di convincere le opinioni pubbliche spaventate della necessità di riforme strutturali orientate al mercato. La protezione rigida del lavoro deve essere sostituita da una combinazione di protezione temporanea del reddito e di politiche attive, che accompagnino coloro che perdono il lavoro verso nuove occupazioni. La riduzione della protezione accompagnarsi all’introduzione di un reddito minimo garantito europeo. Ciò servirebbe a contrastare la pressione dell’immigrazione sui salari dei lavoratori non qualificati, agirebbe come rete di sicurezza generale contro la povertà, allevierebbe le distorsioni derivanti dalle diverse regole del mercato del lavoro negli Stati membri. Un sistema di selezione a punti dei lavoratori immigrati ne innalzerebbe il grado medio di qualificazione.
Attualmente, il bilancio dell’Unione alimenta sfiducia e risentimento dell’opinione pubblica perché non ne riflette le priorità e i bisogni. Oltre il 40 per cento della spesa è destinato al sostegno all’agricoltura, un settore in declino che impiega meno del 5 per cento della forza lavoro totale. La spesa per la ricerca e l’innovazione, il principale motore per la crescita della produttività, è troppo bassa per produrre effetti significativi. Inoltre, non vi è spazio nel bilancio per i nuovi beni pubblici della sicurezza interna ed estera, sempre più richiesti dall’opinione pubblica. Ciò mina la credibilità dell’Unione.
Sono necessari cambiamenti radicali nella struttura delle spese e nelle procedure decisionali. Queste ultime sono il presupposto delle prime. Solo con nuove procedure decisionali, in cui domini l’interesse europeo, l’Unione potrà ottenere un bilancio in linea con le sue priorità politiche. Il Parlamento europeo, diretto rappresentante dei cittadini europei, dovrebbe avere la principale voce in capitolo sull’allocazione delle spese, mentre il Consiglio europeo dovrebbe stabilire il tetto per le entrate. Cambiamenti in questa direzione potrebbero iniziare immediatamente.
E quelle istituzionali
Le istituzioni europee sono impopolari; ciò riflette principalmente la debole accountability. Lo spostamento di competenze esecutive verso la Commissione e i comitati esecutivi del Consiglio ha indebolito il controllo sul loro esercizio da parte dei parlamenti nazionali. L’iniziativa legislativa è nelle mani della Commissione, un organismo non eletto, e del Consiglio, i cui membri sono spesso felici di decidere a Bruxelles le questioni per sfuggire al bilanciamento degli interessi nell’ambito del governo nazionale. I meccanismi creati dagli interessi coinvolti per garantire i propri obiettivi hanno reso i processi decisionali opachi e hanno confuso le responsabilità.
La parola ‘costituzione’ ha suscitato forte opposizione, perché si è data l’impressione che lo scopo fosse soprattutto di fornire nuove basi legali a tutte le politiche e le leggi esistenti. Molti chiedevano esattamente l’opposto: una costituzione che fissasse i limiti dei poteri pubblici a livello comunitario; un’Unione più concentrata nelle attività dove i benefici della sua azione siano chiaramente identificati.
Non può esservi progresso nel dibattito istituzionale finché le questioni della semplificazione, della riduzione del peso burocratico dell’Europa, della sussidiarietà non verranno riportate al centro della discussione. Decisioni rapide sulle istituzioni saranno possibili se gli Stati membri riusciranno ad accordarsi su una ‘riforma minima’ limitata alle disposizioni chiave della Parte I del Trattato costituzionale.
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