
Questa volta nel referendum irlandese ha prevalso il buon senso sulla paura infondata. I paesi candidati possono ora tirare un sospiro di sollievo: il processo di allargamento a Est dell'Unione non ha subito la battuta d'arresto che si temeva. Ma sarebbe un errore adesso ignorare i motivi per cui il paese più europeista della UE ha rischiato di far fallire un progetto così importante. Quando si aprono le porte dell'Unione a nuovi paesi, diversi dagli attuali membri anche perché molto più poveri, prima di forzare il processo di integrazione economica, sarebbe meglio informare i cittadini della UE sugli innegabili vantaggi che l'allargamento comporta.
Lezioni (da non dimenticare) del voto irlandese
Un altro no in Irlanda sarebbe stato inconcepibile. Gli irlandesi, assieme ai cittadini dei paesi mediterranei, sono i più entusiasti sostenitori dell'Unione Europea e, a stragrande maggioranza, sono favorevoli all'allargamento (come mostra il grafico qui sotto tratto dal sondaggio Eurobarometro del maggio 2002). Ma non bisogna ignorare le preoccupazioni dei paesi piccoli dell'Unione, che hanno tenuto in bilico l'esito del voto e che un anno fa avevano portato alla vittoria i contrari alla ratifica del trattato di Nizza.
Molti hanno sottolineato l'assurdità che un paese piccolo come l'Irlanda possa intralciare le decisioni fondamentali della UE, dimenticando però che l'unanimità sulle modifiche dei trattati europei è un principio fondamentale dell'Unione ed è coerente con la sovranità degli stati nazionali.
Un altro pericolo è che il voto favorevole all'allargamento sia il risultato di una scelta del tipo "non capisco ma mi adeguo", che evidenzia la sudditanza di un piccolo paese alle scelte europee. Più in generale, l'esperienza irlandese dimostra come l'Unione si stia muovendo in un clima di grande confusione e disinformazione sull'entità e le implicazioni dell'allargamento. Il sondaggio Eurobarometro rivela che alla domanda "chi sarà il maggior beneficiario dell'allargamento" i cittadini UE hanno indicato la Germania al primo posto (col 18% delle risposte). La maggior parte dei cittadini europei, inoltre, non sa quali siano i paesi candidati all'ingresso nella UE. Il sospetto è che vi sia una sorta di politica "parallela" a livello europeo troppo lontana dai cittadini dei vari paesi membri.
Prepararsi all'allargamento…
L'allargamento a est può essere un eccezionale motore per la crescita in Europa, ma ciò non è scontato, soprattutto se avviene in un contesto caotico senza la necessaria preparazione. Non vi è un'analisi seria e ufficiale delle implicazioni dell'allargamento, per esempio: che tipo di politica fiscale si pensa di poter avviare avendo un tetto del 3% sul deficit pubblico (che si applica a tutti i paesi membri e non solo a quelli dell' area euro come da molti sostenuto)? Come funzionerà la BCE una volta che i nuovi paesi avranno fatto ingresso nell'Euro? Dobbiamo alla fine fermarci all'idea che l'allargamento è un successo politico?
…e tornare sul Trattato di Nizza
Il trattato di Nizza ha poco a che fare con l'allargamento. Guardando alla sostanza del trattato vi sono tre aspetti fondamentali.
Il primo è che su 30 articoli dei trattati il Consiglio decide non più all'unanimità ma a maggioranza qualificata.
Il secondo è che all'interno del Consiglio il voto dei paesi membri ha un peso collegato alla dimensione del paese.
Infine, grazie alla"cooperazione rafforzata", ogni singolo paese non ha più la possibilità di veto ed un gruppo di paesi, con un minimo di otto, può portare avanti azioni nel campo della sicurezza e della politica estera. Tali modifiche segnalano un chiaro orientamento a favore di un sistema basato su una maggioranza che dà maggior peso ai paesi più grandi per evitare l'immobilismo in un'Europa a 25 o più membri. Il criterio di unanimità e di uguale peso di ciascun paese membro, coerente con un'Europa di fatto non federale, viene molto timidamente e solo in parte abbandonato con il Trattato di Nizza. I rischi di paralisi decisionali derivano dalle possibilità di veto di un singolo paese, indipendentemente dal numero di paesi membri della UE. Per evitare ciò è necessario costruire un sistema decisionale basato su maggioranze costruttive, che rispecchino gli orientamenti di gran parte dei paesi membri, e che non sia espressione del predominio dei più grandi. La "cooperazione rafforzata" si muove in questa direzione.
Il principio di maggioranza dei cittadini può acquistare un ruolo dominante soltanto quando l'Europa avrà raggiunto un grado sufficiente di integrazione politica. Perché continuare a comportarsi come se il processo di costruzione di un'Europa politica fosse in pieno svolgimento e come se l'allargamento a paesi economicamente distanti dagli attuali membri non ponesse alcun problema di coesione all'Unione?
Maggiore gradualità
La costruzione dell'Europa deve essere più graduale. L'Unione politica deve essere sentita dalla maggioranza dei cittadini europei. Non si può forzare la mano. Si può delegare a Bruxelles il potere di gestire regole che comunemente i paesi europei si sono dati, ma non si possono delegare a Bruxelles le decisioni su gran parte degli aspetti della vita economica e sociale dei paesi prima che i cittadini di tutti gli stati membri abbiano votato per dare tale delega alle istituzioni della UE.

Per saperne di più:
Una guida sintetica al Trattato di Nizza si trova in :
http://europa.eu.int/comm/igc2000/dialogue/info/offdoc/guidecitoyen_it.pdf