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L'Europa degli italiani

di Tito Boeri e Guido Tabellini 15.06.2005
Un nostro sondaggio conferma che i giovani italiani continuano a essere filo-europei e voterebbero a favore del Trattato costituzionale europeo perché hanno poca fiducia nel sistema politico e nelle istituzioni nazionali. L'Europa piace perché ci protegge dai nostri stessi errori. La maggioranza degli intervistati ritiene però che l'euro abbia danneggiato l'economia italiana. Da questi dati si possono trarre alcune indicazioni sull'atteggiamento che il Governo dovrebbe tenere al Consiglio europeo e nel negoziato con Bruxelles sul riequilibrio dei conti pubblici. E ci sarebbe materia di riflessione anche per la Bce.

Cosa pensano gli italiani del progetto di integrazione europea, dopo l’esito negativo dei referendum francese e olandese? I dubbi che hanno scosso la Francia e l’Olanda si vanno diffondendo anche nel nostro paese? È necessario un ripensamento sull’Europa, come hanno dichiarato nei giorni scorsi diversi esponenti del Governo? Alla vigilia di un importante Consiglio europeo, e in prossimità di una delicata trattativa tra Governo e Commissione europea sui conti pubblici italiani, queste domande sono più che mai rilevanti.

La fiducia resta

Un sondaggio condotto lo scorso fine settimana da Erminero & Co. su di un campione di 800 utenti di Internet fra i 18 e i 35 anni ci aiuta a rispondere. Questa è la fotografia che emerge dai dati.

- L’esempio di Francia e Olanda non sembra avere intaccato i consensi per l’Europa nel nostro paese, semmai è vero il contrario: i favorevoli al Trattato costituzionale europeo sono più del 50 per cento e sono addirittura aumentati dopo il voto francese e olandese (vedi il grafico qui sotto).
- I giovani si fidano più dei funzionari europei che dei nostri politici.
- Una parte rilevante degli intervistati apprezza il ruolo dell’Europa nell’imporre disciplina sui conti pubblici e nell’aprire i nostri mercati alla concorrenza, mentre non si teme uno smantellamento dello stato sociale (sebbene l’immigrazione sia percepita come una minaccia).



Questi dati confermano che non vi è rottura con il passato. I giovani italiani continuano a essere filo-europei, essenzialmente perché hanno poca fiducia nel loro sistema politico e nelle istituzioni nazionali. L’Europa piace perché ci protegge dai nostri stessi errori. I politici che cercano di scaricare sui burocrati europei la colpa dei loro fallimenti devono stare attenti, perché rischiano di non essere creduti.

È l’Europa a proteggerci, non la sua moneta. La maggioranza degli intervistati ritiene addirittura che l’euro abbia danneggiato l’economia italiana (vedi il grafico più sotto). Questa è una sorpresa soprattutto per gli economisti, che sono convinti che l’euro ci abbia salvato da una crisi finanziaria altrimenti quasi certa. Così non la pensa la maggioranza degli intervistati, più preoccupata invece dalla perdita di potere d’acquisto nel passaggio da lira a euro, o dall’eccessivo apprezzamento del cambio. Questa delusione riflette anche il modo in cui siamo entrati nell’euro: l’ingresso nella moneta unica era stato venduto dal Governo di allora come l’ultimo traguardo prima del paradiso, e invece sembra di essere arrivati all’inferno. Alla luce di questi dati, non sorprendono le sortite populiste del Governo di oggi contro l’euro.

Tre considerazioni

Questa fotografia delle opinioni degli italiani suggerisce tre considerazioni generali.


La prima riguarda l’atteggiamento dell’Italia nel Consiglio europeo che si apre oggi in Lussemburgo. Nel difficile negoziato sul bilancio, ogni paese cercherà di migliorare la propria posizione netta, anche a costo di far vacillare il fragile edificio europeo. Ma i giovani sembrano consapevoli del fatto che l’integrazione europea non è un gioco a somma zero. I cittadini italiani potrebbero apprezzare di più un Governo che spinga per aumentare la capacità dell’Europa di fornire beni pubblici, anche mettendo in secondo piano gli interessi nazionali.


La seconda considerazione riguarda il Patto di Stabilità. In passato il Patto è stato un’arma importante con cui il ministro dell’Economia riusciva a imporre un vincolo di bilancio alle decisioni del Governo. Sarebbe sbagliato pensare che quest’arma sia oggi spuntata. I giovani italiani continuano a fidarsi dei burocrati europei più che dei nostri politici, e mostrano di apprezzare la disciplina imposta dall’Europa. Da qui all’11 luglio il ministro dell’Economia dovrà negoziare con la Commissione un programma di riequilibrio dei nostri conti pubblici. Ma il vero negoziato non sarà tra ministro e Commissione, bensì all’interno del Governo, tra chi spinge per una Finanziaria elettorale e una spesa finanziata con trucchi contabili, e chi invece vorrebbe accelerare il riequilibrio dei conti pubblici con interventi incisivi sulla spesa pubblica. È ovvio da che parte stia il vero interesse del paese. E i giovani italiani sembrano essere consapevoli che, come in passato, l’Europa può essere un loro prezioso alleato.


L’ultima considerazione, infine, riguarda l’euro. Non può non destare preoccupazione il fatto che i giovani si siano già dimenticati dei benefici della moneta unica. Sicuramente non sarà l’Italia ad abbandonare l’euro. Se qualcuno mai sceglierà di farlo, saranno i paesi più forti, non quelli più deboli. Ma se perfino gli italiani ritengono che l’euro sia stato un danno, cosa penseranno i tedeschi o gli olandesi? Qui non c’è nulla che l’Italia possa fare. Ma c’è da augurarsi che questi sondaggi (e altri simili in Europa) siano valutati con attenzione dalla Banca centrale europea, per chiedersi se sarebbe stato possibile fare di più per evitare in passato il forte apprezzamento dell’euro, o per agevolare anche con la politica monetaria la crescita dell’economia europea.