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Più verde, meno rosso: il patto di stabilità dopo le elezioni tedesche

di Daniel Gros 24.09.2002
Più verde, meno rosso. Il mutamento nei toni di colore della maggioranza che governa la Germania ha un significato metaforico: maggiore disponibilità alle riforme, minore forza nel contrastarle. ..........

Più verde, meno rosso. Il mutamento nei toni di colore della maggioranza che governa la Germania ha un significato metaforico: maggiore disponibilità alle riforme, minore forza nel contrastarle. Anche se, a ben guardare, in campagna elettorale pochi impegni sono stati assunti per cambiare la struttura del sistema socio-economico tedesco. I risultati delle elezioni in Germania attribuiscono un ruolo molto importante nel nuovo governo ai Grunen. Questo piccolo spostamento del baricentro all'interno della coalizione può creare più spazio alle riforme in campo economico, perché i Verdi, come del resto i Liberali, hanno un elettorato relativamente più giovane e istruito dei socialdemocratici e dei cristiano-democratici e, al contrario di questi due grandi partiti, non hanno interessi da difendere.

Già in passato i Verdi si sono mostrati più aperti a cambiamenti strutturali, come ad esempio nelle pensioni, anche perchè i loro elettori non sono percettori di pensioni pubbliche.

Oggi i Verdi possono sostenere o non ostacolare altre riforme importanti per il futuro dell'Europa, come quella della politica agricola comune (PAC) di cui non condividono l'impianto: una buona notizia, soprattutto in vista dell'allargamento a Est dell'Unione Europea, processo che rende la riforma della PAC indispensabile.

Le elezioni premiano anche la scelta eterodossa di Schroeder di schierarsi apertamente contro la guerra in Iraq. Questo successo personale di Schroeder può aprire scenari nuovi non solo in politica estera, ma anche rispetto alla posizione della Germania nei confronti del Patto di stabilità e crescita.

Nel 2002 la Germania non ha rispettato il Patto, nel senso che non ha rispettato l'impegno preso nell'ambito del suo programma di convergenza. E' anche molto probabile che alla fine dell'anno il deficit del 2002 sarà superiore al 3 % del PIL.

Sebbene molti abbiano ipotizzato che, a urne chiuse, sarebbe caduto ogni freno inibitorio per il governo tedesco a richiedere modifiche del Patto, non credo che la Germania proporrà cambiamenti che aggirino il tetto del 3%. Il nuovo governo si impegnerà a rientrare sotto questo tetto nel 2003.

L'unico fattore di incertezza riguarda la personalità del Cancelliere. In queste elezioni ha visto premiata la sua eterodossia nello scegliere una posizione apertamente contraria alla guerra. Un domani potrebbe essere tentato a rompere con l'ortodossia finanziaria che si schiera nettamente a favore del Patto.

A questo punto si apre la possibilità, soprattutto se la fase di stagnazione dovesse perdurare, che il Cancelliere possa, un domani, essere tentato a rompere con l'ortodossia finanziaria che si schiera nettamente a favore del Patto.

È da sperare che non accada. Neppure in direzione dell'introduzione della "golden rule" (la regola aurea per cui solo la spesa per investimenti può essere finanziata con il debito pubblico). Infatti, le spese per investimenti (in genere costanti intorno al 3 % del PIL) non sono quasi mai la causa dei deficit 'eccessivi'. Semmai è da auspicare un rafforzamento del Patto nel senso di legare più strettamente vincoli sul deficit a livello del debito.

Fin qui i fattori di discontinuità rispetto al passato. Cio' che possiamo facilmente aspettarci e' invece che la Germania continui a fare da traino nel processo di allargamento a Est dell'Unione. Tutta la classe politica tedesca è consapevole del fatto che l'allargamento è nell'interesse del paese e anche se molti preferirebbero pagare meno tasse alle istituzioni europee, alla fine tutti accetteranno di sobbarcarsi una buona fetta dei costi fiscali dell'allargamento perché la Germania rimane il Paese più grande e ricco dell'Unione.

L'attenzione dei Verdi verso le riforme economiche di cui l'Unione Europea ha urgente bisogno per attrezzarsi all'allargamento (politica agricola, immigrazione, ecc.) dovrebbe essere di ulteriore sostegno a questo ruolo di traino. L'unico fattore che può, a questo punto, bloccare l'allargamento è un nuovo al referendum sul Trattato di Nizza in Irlanda.

Qualcosa su cui la classe dirigente tedesca può fare ben poco.