
Qualche settimana fa, abbiamo letto sui giornali lo schema di decreto del ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, sui temi energetici. Si trattava di una bozza, che lo stesso ministro aveva definito aperta alla discussione. Abbiamo aspettato a scriverne e abbiamo fatto bene, perché alla fine nello "Schema di disegno di legge recante misure per la liberalizzazione del mercato dell’energia, per la razionalizzazione dell’approvvigionamento, per il risparmio energetico e misure immediate per il settore energetico" abbiamo trovato cose in parte diverse. Soprattutto, di interventi concreti ne sono rimasti pochi.
Intendiamoci. Mentre altri ministri indugiavano nelle dichiarazioni e nelle interviste, il responsabile dello Sviluppo economico passava rapidamente dalle parole ai fatti. L’energia è un tema urgente e serio. Bene quindi ha fatto Bersani a presentare in Consiglio dei ministri un disegno di legge che tocca un po’ tutti gli argomenti, sia quelli strutturali che quelli più congiunturali.
Dal programma al Ddl
Detto questo, i primi due articoli del provvedimento attribuiscono al Governo una delega ad adottare provvedimenti, rispettivamente, per il completamento del processo di liberalizzazione dei mercati dell’energia elettrica e del gas (articolo 1) e per il rilancio del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili (articolo 2). Rimandiamo una valutazione definitiva a quando le deleghe si tradurranno in provvedimenti concreti
. Ci limitiamo per ora a notare che i due articoli recepiscono importanti elementi del programma "Per il bene dell’Italia" presentato dal centrosinistra in campagna elettorale .Un fondo per le compensazioni
Gli articoli 3 e 4 sono tra loro interrelati e contengono le misure più concrete.
Il primo recepisce la famosa misura anticiclica per contenere l’impatto degli aumenti dei prezzi dell’energia sul consumatore finale. Le modalità sono però il risultato di una riscrittura dell’ultima ora. Si fa riferimento all’analogo provvedimento preso nel 1999 dal Governo D’Alema, tuttora in vigore. Ma si prevede che il maggior gettito fiscale, derivante "dallo scarto tra le previsioni contenute nel documento di programmazione economica e finanziaria e le variazioni dei prezzi petroliferi" possa essere destinato a un apposito fondo da utilizzare in via prioritaria per le compensazioni ambientali alle Regioni ed enti locali sedi di nuove infrastrutture. Eventuali residue disponibilità andranno a interventi di riduzione dei costi della fornitura energetica e a incentivare il solare termico per usi civili.
L’articolo successivo specifica che l’utilizzo del fondo verrà deciso da opportuni decreti del ministero dello Sviluppo economico di concerto con i ministeri dell’Economia e per gli Affari regionali e riguarderà "interventi a carattere sociale da parte dei comuni a favore dei residenti, anche ai fini della riduzione dei costi delle forniture di energia per usi civili", nei territori interessati dalla "realizzazione di nuove infrastrutture di trasporto di energia, di coltivazione di idrocarburi, di stoccaggio di gas naturale o di importazione di energia elettrica o gas naturale".
Tradotto in parole povere il contenuto dei due articoli riguarda i rigassificatori, da un lato, e la restituzione del fiscal drag energetico, dall’altro, affinché il Governo non sia più, per dirla con le parole del ministro, "cointeressato all’aumento del prezzo dei carburanti". In altre occasioni ci siamo espressi contro questo tipo di intervento congiunturale e l’abbiamo fatto sulla base di alcune argomentazioni che vale la pena richiamare.
Intervenire fiscalmente sui prezzi dell’energia, in virtù non già di un ridisegno organico della tassazione in materia, ma per ragioni congiunturali – e di per sé dunque transitorie – non è il segnale giusto da mandare ai consumatori e all’opinione pubblica più in generale. È sotto gli occhi di tutti il fatto che la domanda di carburanti ha una elasticità al prezzo (di breve periodo, se si vuole) prossima alla zero. I lunghi "ponti" di primavera hanno mostrato come la domanda di mobilità sembri insensibile a incrementi nei prezzi e, parrebbe, anche a riduzioni di reddito reale. Proprio quando per l’Italia si avvicina il momento di fare fronte agli impegni internazionali nella lotta ai cambiamenti climatici, che il consumo di quei carburanti significativamente contribuisce a innescare. In realtà, entrambe le domande sono contrassegnate da forte asimmetrie rispetto ad aumenti o riduzioni delle loro principali determinanti economiche. E’ un segnale sbagliato nel momento in cui l’Italia si appresta a dovere fare fronte ai propri impegni internazionali nella lotta ai cambiamenti climatici, che il consumo di quei carburanti significativamente contribuisce ad innescare. Come più volte osservato, poi, il problema nel mercato dei carburanti è la mancata simmetria nell’adeguamento da parte dei rivenditori dei prezzi del carburante a variazioni all’insù o all’ingiù prezzo del petrolio