
La lettura della Relazione trimestrale di cassa riserva una sorpresa che è sfuggita a molti: la scoperta che dal 2003 l'Anas (l'azienda che si occupa delle strade statali) non fa più parte del settore delle Amministrazioni pubbliche (quello rilevante per i trattati europei).
L'effetto di questa novità sui conti del 2003 è una riduzione di 2,5 miliardi di euro delle spese e quindi dell'indebitamento delle Ap, corrispondente allo 0,2 per cento del Pil.
Per il 2003 si prevedono 2.950 milioni di trasferimenti dal bilancio dello Stato all'Anas. Di questi solo 450 milioni compaiono nel conto delle Ap (come trasferimenti correnti per le spese di funzionamento dell'ente), gli altri 2.500 milioni (destinati a finanziare spese di investimento, per la manutenzione e la costruzione di strade) vengono inclusi tra le partite finanziarie del Settore statale, alla stregua di un conferimento di capitale, e vengono perciò esclusi dal conto delle Ap.
La molto probabile bocciatura di Eurostat
La trasformazione dell'Anas in spa non sembra sufficiente. Secondo le regole contabili europee, un ente di proprietà pubblica non rientra nelle Ap se almeno il 50 per cento delle sue entrate deriva da ricavi della vendita di beni o servizi sul mercato. La forma giuridica dell'ente, spa o altro, non ha alcuna rilevanza per decidere l'appartenenza o meno al settore delle Ap. Nel caso dell'Anas, le entrate proprie sono pressoché nulle, quindi a prima vista non sembra esserci spazio per sostenere la tesi dell'esclusione.
E allora? La Relazione non fornisce elementi al riguardo, se non accennare, in modo peraltro dubbioso, a una "ristrutturazione gestionale" (p. 55). Con uno sforzo di fantasia, si può immaginare che l'Anas spa stipuli una convenzione con lo Stato per la manutenzione e costruzione di strade statali: in tal caso si potrebbe sostenere che quelli che fino ad oggi sono stati trasferimenti diventino il corrispettivo della vendita dei servizi dell'Anas allo Stato.
La probabilità che Eurostat accetti un ragionamento del genere è vicina a zero. Vi è, tra l'altro, il precedente nel 2000 della società Big in Austria (che si occupa della gestione del patrimonio immobiliare pubblico) per la quale Eurostat ha stabilito l'inclusione nel settore delle Ap. Poiché la Big è interamente di proprietà dello Stato e ottiene quasi il 90 per cento dei suoi ricavi da transazioni con lo Stato, non è stata accettata la tesi secondo cui la principale attività di Big fosse la produzione di servizi vendibili.
Un caso da manuale
In mancanza di altre informazioni, oltre a quelle molto scarne contenute nella Relazione di cassa, l'impressione è che il caso dell'Anas troverà in futuro spazio nei libri di testo di Scienza delle finanze tra gli esempi di window dressing dei conti pubblici.
Non è detto però che la fervida fantasia di chi gestisce le imprese in mano pubblica non partorisca soluzioni innovative al problema. Per integrare i ricavi di mercato dell ANAS per esempio si potrebbero costeggiare le strade con nuovi e più grandi cartelloni pubblicitari. Con il beneplacito del Ministro dell Ambiente & Tutela del territorio
Per saperne di più
N. Nusperli, "Il manuale su deficit e il debito delle Amministrazioni pubbliche: problemi di definizione e classificazione delle operazioni", in Aspetti concettuali e metodologici delle statistiche di contabilità nazionale sul settore pubblico dell'economia, a cura di R. Malizia, Iscona, Roma 2002.