
Il quadro si precisa ulteriormente se si considerano altre operazioni con effetti non permanenti, valutabili complessivamente in poco meno di 8 miliardi, che hanno inciso sul fabbisogno del 2002: il riversamento in Tesoreria della liquidità di Consap e Fintecna (entrambe imprese di totale proprietà del ministero dell'Economia), i proventi degli immobili venduti con procedura d'urgenza il 27 dicembre dall'Agenzia del demanio a Fintecna, i versamenti richiesti alle banche, con il decreto di fine anno, per la restituzione delle agevolazioni fiscali per ristrutturazioni aziendali non ammesse dalla Commissione Europea, gli effetti dello scudo fiscale per il rientro dei capitali dall'estero, anticipi di versamenti da parte di concessionari, assicurazioni e petrolieri.
Gli effetti sul debito
Tutte queste misure con effetti sul fabbisogno del settore statale si ripercuotono anche sul debito pubblico. In aggiunta, il debito pubblico diminuisce per circa 24 miliardi a seguito dello swap dei titoli di Stato detenuti dalla Banca d'Italia: in pratica titoli con un valore nominale alto e cedola bassa sono stati sostituiti da titoli con un valore nominale minore e una cedola maggiore (facendo diminuire il valore dello stock di debito ma, naturalmente, aumentare la spesa per interessi). In totale, le misure una tantum con effetti di riduzione del debito assommano a 45 miliardi, vale a dire a 3,6 punti di Pil. Senza queste misure il rapporto debito/Pil, invece di scendere dal 109,4 per cento al 106,7 per cento avrebbe superato il 110 per cento (contravvenendo al Trattato di Maastricht).
Tra le misure considerate nella tabella, solo quelle contrassegnate da un asterisco hanno un effetto sull'indebitamento delle Amministrazioni pubbliche, le altre non incidono in quanto sono di natura finanziaria. Si tratta comunque di una cifra (14 miliardi) pari all'1,1 per cento del Pil che è risultata decisiva per evitare l'avvio delle procedure comunitarie contro i disavanzi eccessivi. Senza queste misure, invece di scendere dal 2,6 per cento al 2,3 per cento il disavanzo 2002 avrebbe infatti superato la fatidica soglia del 3 per cento (1).

(1) Sul miglioramento rispetto all'anno precedente pesa anche la serie di revisioni che il dato di consuntivo del 2001 ha subito: si è passati dall'1,4 per cento del marzo 2002 al 2,6 per cento di questi giorni. Depurando dell'effetto della decisione Eurostat (0,6 per cento), l'indebitamento è stato rivisto di ben 6 decimi di Pil.