Logo stampa
 
 
 
  Invia la notizia  PDF dell'articolo

Pil 2002, la crescita è ancora più bassa

di Riccardo Fiorito 18.03.2003
Nelle stime preliminari dell’Istat per il 2002 l’aumento dei consumi pubblici è troppo alto (1,7 per cento) perché è troppo basso quello dei prezzi impliciti, anche tenendo conto dei pochi contratti firmati e della maggiore efficienza negli acquisti. Un più realistico andamento dei consumi pubblici (+1 per cento) suggerisce che il prodotto interno lordo è cresciuto solo dello 0,3 per cento.

L'Istat ha appena presentato (28 febbraio) una stima preliminare del 2002 corredata con le revisioni del triennio precedente. La crescita del pil (0,4 per cento) è più bassa della media europea e presenta una riduzione dell'export in valore e quantità, pur in presenza di un leggero saldo attivo. Anche la domanda interna del settore privato cresce modestamente: dello 0,4 per cento i consumi delle famiglie e dello 0,5 per cento gli investimenti fissi lordi. In un quadro così dimesso l'unica variabile che spicca sono i consumi della Pa che crescono in termini reali dell' 1,7%.

In termini nominali, i consumi delle famiglie e quelli pubblici crescono rispettivamente del 3,4% e del 2,8%, ribaltando quanto avviene nelle quantità. La differenza tra la crescita nominale e quella reale dipende ovviamente dalla diversa dinamica di prezzo: nel 2002, il deflatore dei consumi privati cresce, infatti, del 3 per cento mentre il deflatore dei consumi pubblici cresce dello 0,9 per cento, come ricaviamo dai successivi conti trimestrali (10 marzo, Tabella 7).

Un dato inconsueto

Questo dato è inconsueto poiché, in genere, il deflatore dei consumi pubblici eccede quello dei consumi privati non solo in l'Italia ma anche in altri Paesi(1). Ciò dipende principalmente dal fatto che i consumi pubblici sono costituiti in larga parte da redditi da lavoro dipendente che, in termini pro capite, crescono quanto le retribuzioni. Queste eccedono i prezzi al consumo in base a guadagni di produttività effettivi o imputati dalla contabilità nazionale. La parte residua dell'aggregato è costituita principalmente dai consumi/acquisti intermedi della Pa (Kuznets avrebbe voluto escluderli dal computo del Pil) che, in genere, costano più che al settore privato per i ritardi nei pagamenti tipici della Pa.

Conto risorse e impieghi: tassi percentuali di crescita (2002/1)

Fonte: Istat (Conti economici nazionali. Anni 1999-2002, 28/2/03 e Conti economici trimestrali. IV Trimestre 2002, 10/3/03. La ‘variazioni delle scorte e oggetti di valore' è in rapporto al Pil. Isp= consumi delle istituzioni sociali private.

Maggiori dettagli sulla composizione dei consumi della Pa nel 2002 sono ricavabili dal Conto economico consolidato delle amministrazione pubbliche che è disponibile solo a prezzi correnti, ma che può esser confrontata con la stima Istat dei consumi a prezzi costanti nel conto risorse/impieghi (v. Tabella).

A. I redditi da lavoro dipendente ammontano nella stima preliminare dell'Istat a circa 236 miliardi di euro. Rappresentano circa il 60 per cento dell'aggregato e crescono del 2,8 per cento. Nel 2002 le retribuzioni contrattuali nella Pa crescono a questo stesso tasso (Istat, Contratti collettivi, retribuzioni contrattuali e conflitti di lavoro, 30 gennaio 2003), è perciò plausibile assumere che l'occupazione della Pa sia rimasta invariata.

B. I consumi intermedi (63 miliardi circa) costituiscono poco più di un quarto dell'aggregato e crescono in termini nominali dello 0,3 per cento. Questo dato sembra riflettere gli effetti benefici della centralizzazione degli acquisti: plausibili riduzioni di prezzo dovrebbero, però, tener conto della dinamica dei deflatori del valore aggiunto industriale e dei servizi cui gli acquisti attingono.

C. La terza componente riportata nel Conto consolidato sono le prestazioni sociali in natura acquistate direttamente sul mercato che crescono nominalmente del 6,5 per cento e che consistono prevalentemente nelle spese a carico della Pa per medicinali a favore delle famiglie. A questa spesa andrebbe aggiunta una trascurabile (2 per cento) componente residua non riportata nella Tabella 10 del Conto Consolidato.

Le conclusioni da trarre

La principale conclusione da trarre dalle stime preliminari dell'Istat è che il deflatore dei consumi pubblici è troppo basso: ciò determina una crescita eccessiva dei consumi pubblici in termini reali che, a parità di condizioni, si traduce in una sovrastima del Pil reale.

Questa conclusione si basa su due diverse ipotesi, entrambe prudenti rispetto ai dati presentati:

- scomporre in prezzi e quantità le prestazioni sociali in natura è (almeno per chi scrive) impossibile: ne otteniamo la dinamica di prezzo applicando alla crescita del deflatore Istat aggregato (0,9 per cento) i pesi delle tre componenti (.570, .266, .164) e assumendo una crescita delle retribuzioni del 2,8 per cento e una riduzione dell'1 per cento nei prezzi dei consumi intermedi. Tale riduzione tiene già conto dell' "effetto Consip", perché altrimenti i prezzi dei consumi intermedi dovrebbero aumentare almeno quanto i deflatori dei prodotti industriali (1,7 per cento) e dei servizi (3,3 per cento). Per essere compatibile con la crescita dello 0,9 per cento del deflatore aggregato, il prezzo delle prestazioni sociali in natura dovrebbe ridursi del 2,6 per cento: ma tale risultato non è congruo con l'inflazione di una variabile strettamente correlata quale è il prezzo dei "servizi sanitari e spese per la salute" che nel 2002 cresce invece dello 1,6 per cento.

- una seconda e ancor più semplice ipotesi consiste nell'assumere che aumentino solo le retribuzioni nella misura osservata, ipotizzando inflazione zero per i consumi intermedi e per le prestazioni sociali in natura. Anche in questo caso il deflatore crescerebbe dello 1,7 per cento.

In ogni caso, quindi, vi dovrebbe essere uno scambio tra le stime dei prezzi e delle quantità: il deflatore dei consumi della Pa dovrebbe crescere dell'1,7 per cento circa mentre le quantità dovrebbero crescere non più dell'1 per cento. L'implicazione principale è che la crescita del Pil reale nel 2002 passerebbe dallo 0,4 per cento allo 0,3 per cento. A sua volta, questo è coerente con una crescita del deflatore implicito del Pil del 2,9 per cento anziché del 2,8 per cento.

Possibile avere qualche delucidazione in merito?

 

(1) Per un confronto europeo e per un'analisi funzionale della spesa pubblica: v. Fiorito-Kollintzas, Public goods, merit goods and the relation between private and government consumption, CEPR Discussion Paper # 3617, 2002