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Una ricognizione fra il tecnico e il politico

di Tito Boeri e Pietro Garibaldi 07.06.2006
Tre i messaggi chiave del rapporto della Commissione Faini: la situazione dei nostri conti pubblici è molto difficile, e più grave di quella descritta nella Trimestrale di cassa; avrebbe potuto essere peggiore senza l'ombrello dell’euro; la Ragioneria generale dello Stato è un organismo troppo soggetto ai condizionamenti della politica. Bene, dunque, potenziare i servizi bilancio di Camera e Senato e dotarsi subito di strumenti per fare tagli selettivi della spesa delle amministrazioni pubbliche. Anche perché la manovra non deve essere solo sulle entrate. Discutibili, invece, la scelta della Commissione di valutare la fattibilità politica di alcuni interventi, e di formulare una forbice di valori per il tendenziale.
Una ricognizione fra il tecnico e il politico, di Tito Boeri e Pietro Garibaldi

La Commissione presieduta da Riccardo Faini (membro della nostra redazione attualmente in aspettativa per incarichi istituzionali) ha completato i lavori di ricognizione sullo stato dei nostri conti pubblici. La "due diligence" serviva a fare chiarezza sullo stato della finanza pubblica e a permettere al nuovo Governo di programmare la politica fiscale. Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ha immediatamente annunciato che una manovra aggiuntiva è, a questo punto, "inevitabile".
Proviamo a sintetizzare i messaggi chiave contenuti nel rapporto della Commissione Faini e a valutarne il contributo, anche alla luce delle dichiarazioni del ministro Padoa-Schioppa.

I messaggi chiave del documento

Ci sono tre messaggi tecnici e uno tecnico-politico.
Il primo messaggio è che la situazione dei nostri conti pubblici è peggiore di quella descritta nella Trimestrale di cassa elaborata quando Giulio Tremonti era ministro dell’Economia. Come minimo dovremmo avere un deficit del 4,1 per cento nel 2006, con uno sforamento di 3,4 miliardi di euro.
Il disavanzo, questo il secondo messaggio, dovrebbe comunque attestarsi largamente al di sotto del 5 per cento paventato da alcuni giornali nelle ultime settimane. Quindi la situazione di finanza pubblica è molto difficile. Poteva essere peggiore senza l’ombrello dell’euro. Ma questo non può proteggerci dalla grandine. È già in atto un peggioramento dei conti (valutabile in 1,25 miliardi di euro) dovuto all’aumento dei tassi di interesse sul debito pubblico.
Il terzo messaggio è che la Ragioneria generale dello Stato è un organismo troppo soggetto ai condizionamenti della politica. Un’indicazione pari allo 0,3 per cento di rischi di efficacia (misure che non dovrebbero "sortire l’effetto iscritto a bilancio") rappresenta una parziale sconfessione dell’operato della Ragioneria generale, che soltanto pochi mesi fa ha fissato il suo bollino sulla Finanziaria. Forse, la Commissione europea avrebbe dovuto aspettare prima di approvare la manovra varata dal precedente Governo. In ogni caso, si sente sempre più il bisogno di rafforzare l’operato del servizio bilancio di Camera e Senato nel monitoraggio dei conti pubblici .
A questi tre messaggi se ne aggiunge un altro, di natura più politica. Il documento indica che esiste un saldo pari allo 0,2 per cento di tagli con rischi di attuazione. Si tratta di misure che, mettendo in pericolo "l’occupazione, gli investimenti e il funzionamento della pubblica amministrazione", imporrebbero "oneri aggiuntivi per far fronte a queste problematiche". Si va in questo giudizio al di là di una semplice ricognizione dei conti pubblici a legislazione vigente. Si decide invece di mettere in luce le implicazioni di determinate scelte di politica fiscale. In ogni caso, questo 0,2 per cento non può essere letto come un buco di bilancio, bensì come una scelta di politica fiscale che un esecutivo può sottoscrivere o meno.

Un giudizio

Il documento è molto utile in quanto permetterà una discussione più informata e meno velenosa che nella passata legislatura sulla situazione presente al cambio della guardia. Il buco viene fissato al massimo nello 0,6 per cento del Pil a cui si aggiunge uno 0,2 a "rischio di attuazione".
È discutibile la scelta di valutare la fattibilità di certi interventi, come i tagli alle spese di personale per collaborazioni, all’Anas o alle Ferrovie dello Stato. Questo compito spetta alla politica. Un documento tecnico può riconoscere che i tagli orizzontali creano problemi al funzionamento della pubblica amministrazione, avendo effetti difficilmente prevedibili. Bene allora elencare queste disfunzioni (ad esempio, è vero che non ci sono fondi per le commissioni di maturità?) e spiegare come si arriva a quantificarle nello 0,2 per cento del Pil. Oppure, meglio astenersi dall’offrirne una stima e richiedere un esame approfondito del bilancio delle società partecipate (Anas e Ferrovie dello Stato) e delle implicazioni della "regola del 2%", che contempla tagli indiscriminati e, formalmente, uniformi. Ma un documento tecnico non può trattare le scelte di politica fiscale varate dal Parlamento nella passata legislatura come un buco di bilancio.
Discutibile anche la scelta di formulare una forbice di valori per il tendenziale, vale a dire i saldi a legislazione vigente. È chiaro che le poste di bilancio sono soggette a notevole incertezza. Ma un organismo tecnico come la Commissione Faini e la Ragioneria dovrebbero formulare previsioni puntuali, come altre volte sottolineato su questo sito, oppure cercare almeno di dire quale di questi valori è ritenuto maggiormente probabile. Forse il valore medio?

La manovra

Il ministro Padoa-Schioppa ha affermato che, a questo punto, la manovra aggiuntiva sui conti pubblici sarà inevitabile. È una scelta conseguente, che tiene conto del rischio di un ulteriore declassamento del nostro debito. Giusto anche l’obbligo di rientrare imposto la scorsa settimana alle Regioni responsabili degli sfondamenti.
Importante che la manovra non sia solo sulle entrate. Non sono queste le responsabili del peggioramento dei conti pubblici rispetto alla Trimestrale. Al contrario, il gettito nel 2006 è sin qui andato meglio del previsto. Nello sconfessare giustamente la politica dei tagli uniformi, bisogna allora approntare fin da subito le strutture di monitoraggio necessarie per procedere ai tagli selettivi.
Lo sforamento delle Regioni è in larga misura legato agli incentivi perversi messi in essere da un decentramento di capacità di spesa, senza decentramento di amministrazioni e di responsabilità fiscale. Non basterà riscrivere le regole del Patto di Stabilità interno. Occorrerà anche, nella discussione della riforma costituzionale, impegnarsi in un disegno di semplificazione amministrativa che includa, tra gli altri interventi, l’abolizione delle province.

 
Censure sorprendenti, di Luigi Spaventa

Sorprendono le censure mosse da Tito Boeri e Pietro Garibaldi alla “Sintesi dei risultati della verifica dei conti pubblici 2006” compiuta dalla Commissione ministeriale presieduta da Riccardo Faini.

 

Prima censura (non in ordine di esposizione): è discutibile la scelta di indicare una forbice di valori (4,1-4,6 per cento) per l’indebitamento a legislazione vigente; la Commissione avrebbe dovuto formulare previsioni puntuali, oppure cercare di dire quale valore è il più probabile. Singolare affermazione, poiché gli economisti, per ottime ragioni, hanno sempre diffidato delle previsioni puntuali e poiché le previsioni più serie indicano sempre un ventaglio di valori. La Commissione ci dice: 4,1 per cento, con un upside risk dello 0,3; e con un ulteriore upside dello 0,2, se il Governo decide che alcuni tagli previsti producono effetti non sopportabili (e comunque costosi in termini di penali, come nel caso di una chiusura di cantieri per mancanza di cassa). Mi pare un procedimento del tutto corretto e ben più affidabile della scrittura di una cifra secca senza se e senza ma.

 

Seconda censura: “è discutibile la scelta di valutare la fattibilità di certi interventi”; si tratta di un compito che spetta alla politica e “un documento tecnico non può trattare le scelte di politica fiscale varate dal Parlamento (…) come un buco di bilancio”. Appunto. Il documento non tratta quelle scelte come un “buco di bilancio”. Dice solo: caro Governo, caro Parlamento, sappiate che alcuni dei tagli previsti generano problemi gravi e che, se volete evitare questi problemi, occorre mettere mano al portafoglio per uno 0,2 per cento del Pil al fine di coprire gli oneri aggiuntivi. Si tratta di una ricognizione tecnica necessaria, per porre la politica di fronte ad alternative precise.

 

Terza censura: la Commissione non spiega come si arrivi a quantificare i rischi di attuazione nello 0,2 per cento del Pil. Ma perché non si legge il titolo del documento commentato? “Sintesi eccetera”. Il rapporto, presumo più corposo, di cui il documento è la sintesi, deve ancora venire.

Comunque, Boeri e Garibaldi, letto il documento Faini, avrebbero dovuto dirci di quale dimensione, a loro avviso, dovrebbe essere la "manovra aggiuntiva": dello 0,3 per cento, se si riconosce solo la cifra puntuale? O dello 0,6, se ci si vuole anche coprire dallo upside risk del primo ordine? O dello 0,8, se si vogliono evitare costi come quelli derivanti dalla interruzione degli investimenti? Discutiamo di questo.

 
Aspettando i dettagli, di Tito Boeri e Pietro Garibaldi

Ringraziamo Luigi Spaventa perché ci permette di chiarire alcune affermazioni contenute nel nostro intervento.

Sulla prima critica (possiamo chiamarla critica anziché "censura"?), evidentemente siamo stati poco chiari, perché ciò che chiede Spaventa è esattamente ciò che intendiamo noi quando scriviamo "quali di questi valori è ritenuto maggiormente probabile. Forse il valore medio?". Come già in passato sostenuto su questo sito (xx), quando si fornisce una gamma di previsioni, è utile offrire una qualche distribuzione di probabilità. Per intenderci: siamo più vicini al 4,1, al 4,4 o al 4,6 per cento? Questo permetterebbe non solo a noi (come ci chiede Spaventa), ma soprattutto al decisore di stabilire meglio l’entità della manovra.
Certo, con un elenco dettagliato delle norme in questione (seconda e terza critica) si potrà discutere con maggiore cognizione di causa di cosa significhi "a rischio di attuazione". Fin quando questo elenco non verrà reso pubblico, dobbiamo accontentarci del riferimento al taglio di 25mila collaborazioni coordinate e continuative nella Pubblica amministrazione. Non entriamo nel merito della desiderabilità di questo taglio (anche se sarebbe ora di abolire i co.co.co nella Pa), ma non vorremmo che ogni riduzione di personale nel pubblico impiego possa essere definita, un domani, inattuabile sulla base di questo principio.