
Tramontata la speranza di vedere corrette le disposizioni in materia di ricerca scientifica contenute nella manovra finanziaria, il sistema pubblico della ricerca si prepara ad una stagione particolarmente difficile. Il problema del finanziamento non può limitarsi alla presa di coscienza dell'ormai cronica scarsità delle risorse. Gli obiettivi e le modalità con cui le (poche) risorse disponibili sono elargite presentano elementi di criticità altrettanto rilevanti. In particolare riguardano, oltre al livello, la dispersione, le modalità di programmazione ex-ante e controllo ex-post, l'orizzonte temporale e la composizione dei finanziamenti.
La dispersione del finanziamento (si veda Rizzi)
La significativa scarsità delle risorse pubbliche e private per la ricerca scientifica e tecnologica, è anche dispersa in numerosi rivoli di finanziamento e concentrata in un numero (crescente) di Enti pubblici di ricerca a carattere settoriale. Solo una parte modesta delle risorse è distribuita sulla base dell'esplicitazione di obiettivi strategici e di una valutazione competitiva dei progetti. A questo proposito vale ricordare la positiva e innovativa esperienza del Fondo per gli Investimenti nella Ricerca di Base (FIRB), grazie al quale sono state estese per la prima volta agli Enti e alle imprese le metodologie di valutazione ex-ante dei progetti di ricerca già sperimentate nel passato per le Università (PRIN).
Le modalità di programmazione e controllo ex-post
L'attuale sistema prevede che il CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) approvi il Programma Nazionale della Ricerca e in modo frammentato i singoli piani degli Enti pubblici, e che il Parlamento ripartisca su base annuale i relativi finanziamenti, mentre non è ancora a regime un sistema di valutazione dei risultati che preveda reali effetti di feedback sulla distribuzione delle risorse. Il decreto legislativo n. 204/98, in particolare, pur introducendo alcune innovazioni nel coordinamento, nella programmazione e nella valutazione della politica nazionale della ricerca, non stabilisce un legame forte tra la quantità delle risorse disponibili e il Programma Nazionale della Ricerca, tra le scelte dello stesso Programma e la distribuzione delle risorse, e tra i risultati della valutazione e la successiva distribuzione dei finanziamenti. In sostanza, il Programma Nazionale della Ricerca appare privo di un coerente strumento di finanziamento, che espliciti l'effettiva disponibilità di risorse e renda efficaci le scelte compiute. Di fatto, la quantità delle risorse pubbliche da destinare alla ricerca scientifica e tecnologica è affidata alla legge finanziaria, e per i ministeri diversi dal MIUR addirittura alla legge di bilancio. Il vincolo finanziario opera quindi senza un preciso quadro di riferimento di carattere generale. Da ultimo, è fondamentale riflettere sul fatto che gran parte della ricerca nazionale è svolta negli Atenei o con la collaborazione degli Atenei; la funzione di programmazione della ricerca dovrebbe quindi considerare, il sistema degli Enti e degli Atenei come un unico sistema integrato, contrariamente a quanto avvenuto fino ad oggi.
L'orizzonte temporale del finanziamento
L'effettiva allocazione delle risorse viene effettuata in numerose successive scelte settoriali, quasi sempre con valenza annuale. In questo quadro il Programma Nazionale della Ricerca rischia di diventare, al di là delle effettive intenzioni, un'enunciazione di proponimenti privi di concreta efficacia. La ragione che storicamente ha indotto gli Enti pubblici di ricerca a spingere per modalità di erogazione del finanziamento basate sulla natura dell'Ente e non sulla capacità di programmazione strategica è peraltro evidente: ed è da individuare nella necessità di garantire un orizzonte di programmazione pluriennale che la natura incerta del processo legislativo non ha mai saputo assicurare. E' quindi cruciale che la trasformazione da processo di finanziamento agli Enti in processo di finanziamento ai progetti si accompagni alla contestuale definizione di un quadro di garanzie legislative e di processo che consentano agli Enti di programmare le proprie attività su un orizzonte pluriennale, restituendo valore, dal punto di vista finanziario, alla definizione dei piani triennali.
La composizione del finanziamento
Le mutate condizioni competitive (liberalizzazioni e privatizzazioni), l'accorciamento del ciclo di vita dei prodotti e la multipolarità delle sorgenti del progresso tecnico inducono le imprese dei settori cruciali per lo sviluppo industriale ad indirizzare la propria missione di ricerca verso obiettivi di breve termine, riducendo l'impegno nelle fasi a monte della filiera delle attività di ricerca. Tale processo non ha di per sé alcuna connotazione negativa. Diventa pernicioso se all'abbandono da parte delle imprese delle attività di ricerca fondamentale non corrisponde un'immediata disponibilità del sistema pubblico d assumersi il ruolo di produttore, selezionatore e importatore della conoscenza scientifica. In questo contesto appare riduttivo e dannoso per lo stesso sistema industriale, il tentativo di imporre (attraverso i meccanismi di finanziamento) al sistema universitario e degli Enti una struttura di incentivi che privilegi in maniera incondizionata la ricerca per l'industria. Di fronte alla necessità di sostenere importanti settori della ricerca fondamentale, sarebbe opportuno che il sistema pubblico compensasse questa carenza di incentivi ad investire. Un segnale positivo in tale direzione viene dal rifinanziamento triennale del FIRB disposto dalla Finanziaria, mentre varrà forse la pena di riflettere sui risultati dell'impegno che il MIUR sta profondendo, nei cosiddetti distretti della conoscenza, su specifici tipi di attività (iniziative di trasferimento tecnologico, incubazione, sportelli, agenzie).