
Dove sta andando la finanza pubblica?
E' tutto sotto controllo, o le difficoltà sono imputabili solo al negativo andamento congiunturale, come sostiene il Ministro dell'Economia (Corriere della Sera del 27 ottobre)? Oppure disavanzo e debito stanno sfuggendo di mano, in modo tale che non solo il raggiungimento del pareggio di bilancio si allontana nel tempo, ma si rende probabile il rischio di superare la soglia del 3 per cento per il disavanzo e, soprattutto, di veder risalire il rapporto debito pubblico/PIL?Per cominciare, è opportuno ricostruire un po' di cifre a partire dall'anno in corso. Il DPEF di luglio 2001 fissava un obiettivo di indebitamento netto per il 2002 pari allo 0,5 per cento del PIL. Per il 2003 il Governo indicava il pareggio di bilancio.
A luglio di quest'anno, con il DPEF 2003-2006, il Governo ha rivisto al rialzo, dallo 0,5 all'1,1 per cento del PIL, l'obiettivo per l'indebitamento nel 2002. A fine settembre, contestualmente alla presentazione della manovra finanziaria, l'obiettivo veniva ulteriormente innalzato al 2,1 per cento (dopo che nel corso del dibattito alla Camera del 19 settembre il Ministro dell'Economia aveva indicato come "obiettivo prudenziale" del Governo un valore "sotto il 2%").
Tutto ciò nonostante le quattro manovre suppletive varate nel corso del 2002: la prima ad aprile (D.L. 63/02, c.d. "decreto omnibus"); la seconda a luglio (D.L. 138/02, con cui sono stati bloccati i crediti di imposta per i nuovi assunti e per gli investimenti nelle aree svantaggiate); la terza e la quarta a settembre, rispettivamente, D.L. 194/02 (c.d. "blocca-spese", vedi Giarda e Pisauro) e D.L. 209/02 sugli inasprimenti fiscali alle imprese (vedi Giannini e Di Tanno).
Il peggioramento dei disavanzi è certamente da attribuire, in gran parte, al peggioramento della congiuntura. Ma per intero? Forse no. Il Governatore Fazio, nella recente audizione in Parlamento, ha affermato (p. 12) che il forte divario tra la stima di crescita del PIL ipotizzata al momento della stesura del DPEF nel luglio 2001 e quella attuale "giustifica un aumento del disavanzo di circa un punto rispetto all'obiettivo iniziale dello 0,5 per cento del prodotto". Quindi, sarebbe giustificato un disavanzo dell'1,5 per cento, mentre per il restante 0,6 per cento le cause sarebbero diverse. Al riguardo è particolarmente preoccupante il calo delle entrate per autotassazione, soprattutto per la parte imputabile a una riduzione della tax compliance (vedi I conti pubblici e il gettito dell'autotassazione).
E' comunque realistico l'obiettivo del 2,1 per cento per il 2002? Il suo conseguimento, afferma sempre il Governatore, "presuppone la piena efficacia dei provvedimenti di aumento delle entrate e il successo dell'azione di controllo della spesa avviata con gli interventi dell'estate". In sostanza " le recenti misure debbono assicurare entro il 31 dicembre di quest'anno maggiori introiti e minori spese per oltre mezzo punto percentuale del prodotto". Inoltre l'obiettivo tiene conto di interventi di natura transitoria, incluse le cartolarizzazioni ancora da realizzare, pari a 1,3 punti di PIL.
Per il 2003, l'obiettivo ufficiale per l'indebitamento netto è stato portato a 1,5 per cento, scontando una manovra correttiva di circa l'1 per cento del PIL. Questa manovra si basa massicciamente su interventi una-tantum fiscali: il 40% è imputabile, infatti, al concordato per gli anni pregressi (5,8 miliardi), allo "scudo fiscale" per i capitali detenuti all'estero (2 miliardi) e alle altre sanatorie per le liti pendenti e per l'adeguamento del valore delle scorte di magazzino (0,2 miliardi). Gli esiti di questi interventi sono peraltro molto incerti, come hanno evidenziato il Servizio bilancio della Camera e, nella recente audizione in Parlamento sulla Finanziaria, la Corte dei Conti. Altrettanto dubbi sono gli effetti dei tagli di spesa, concentrati, da un lato, su acquisti di beni e servizi e assunzioni di personale e, dall'altro, sulla finanza regionale e locale. Nel primo caso si tratta della riproposizione di misure già varate in passato senza effetti significativi, nel secondo è verosimile che si produrranno disavanzi sommersi piuttosto che effettivi tagli di spesa.
Dovranno realizzarsi, inoltre, cartolarizzazioni di immobili, per circa 8 miliardi. Altri 4 miliardi sono attesi da provvedimenti ancora da specificare, relativi alle società Patrimonio e Infrastrutture. Infine, il cammino della Finanziaria è ancora lungo e la lista di emendamenti governativi attesi nel dibattito in aula potrebbe indebolirla. Solo per fare un esempio, la marcia indietro sulla contestata trasformazione dei contributi alle imprese (per 1,4 miliardi) da fondo perduto a prestito, pur non avendo effetti sul fabbisogno di cassa peggiorerà l'indebitamento netto (del resto la trasformazione era motivata soltanto dal desiderio di portare sotto la linea una voce di spesa)
Analogamente a quanto già accaduto nel 2002, anche nel 2003 le misure temporanee, incluse le cartolarizzazioni e gli effetti delle misure decise nel 2002, peseranno per circa l'1,3 per cento del PIL. Negli anni successivi al 2003 si richiederanno dunque ulteriori interventi che compensino il venire meno degli effetti delle misure temporanee.
In conclusione, il ripetersi di correzioni e interventi straordinari e temporanei, invece che strutturali usati per finanziare, tra l'altro, sgravi fiscali permanenti, la sopravvalutazione degli effetti delle misure di riduzione del disavanzo, il trascinamento della sottostima del disavanzo dell'anno precedente, assieme agli effetti della bassa crescita, lasciano pesanti eredità per gli anni a venire.
Ma già per il 2002 vi è il rischio che le misure adottate non siano in grado di correggere i conti nell'entità desiderata. La possibilità che si superi la fatidica soglia del 3% non sembra lontana. A ciò si accompagna il peggioramento del fabbisogno e per la prima volta dal 1995 vi è il rischio concreto che si inverta la riduzione del rapporto debito/PIL, aprendo la possibilità che la Commissione avvii le procedure previste in caso di "disavanzi eccessivi".
Sotto questo profilo, ancora più incerte appaiono le prospettive per il 2003: il Servizio bilancio della Camera ha infatti notato che per rispettare gli obiettivi che il Governo si è dato per il rapporto debito/PIL, pur scontando la piena realizzazione della manovra e l'attuazione di un programma di privatizzazioni per ben 20 miliardi di euro, mancano ancora all'appello 22 miliardi di euro. In realtà il divario è ancora più ampio: alle stime del Servizio bilancio va aggiunta una cifra pari al differenza tra fabbisogno di cassa e indebitamento della P.A. che, come ha messo in evidenza la Corte dei Conti nell'audizione sul DPEF, il Governo stesso stimava implicitamente in 10,8 miliardi.