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Innovazione tecnologica o contabile? I sussidi per i decoder

di Giuseppe Pisauro 10.10.2002
Una delle disposizioni minori della nuova Legge Finanziaria riguarda la concessione nel 2003 di un contributo per chi acquisti un decoder per la TV digitale ..........

Una delle disposizioni minori della nuova Legge Finanziaria riguarda la concessione nel 2003 di un contributo per chi acquisti un decoder per la TV digitale satellitare (75 euro) o terrestre (150 euro) o apparati per la ricezione Internet a banda larga (75 euro). Lo stanziamento previsto è di 31 milioni di euro (che possono, ad esempio, coprire circa 400.000 contributi da 75 euro ciascuno). In realtà, non si tratta di una novità, ma della riproposizione, con qualche modifica, di quanto già previsto da una legge approvata sul finire della scorsa legislatura (la legge n. 57 del 5 marzo 2001), che stanziava oltre 200 miliardi di lire nel triennio 2001-2003 per la concessione di contributi di 150.000 lire ciascuno. La razionalità economica di misure di questo tipo non è chiara. Perché sussidiare settori, come quello della trasmissione Internet a banda larga o il digitale satellitare, per i quali gli investimenti sono ormai già stati effettuati? Chi si avvantaggerà in realtà del sussidio, gli utenti o i gestori? Se si vuole promuovere la diffusione delle nuove tecnologie, non sarebbe preferibile rimuovere gli ostacoli alla concorrenza, favorendo per questa via la diminuzione dei prezzi?

 

Spese certe e tetti aleatori

Dubbi ancora più seri sorgono se si guarda a un'altra misura che compare nel disegno di legge sulle telecomunicazioni presentato dal ministro Gasparri. (vedi POLO). Sempre al fine di incoraggiare la diffusione tra le famiglie italiane dei decoder per la TV digitale (presumibilmente satellitare, dato che quella terrestre è ancora di là da venire), si destina al finanziamento di incentivi il 25% dei proventi della futura privatizzazione della RAI.

Nessuno oggi è in grado di prevedere a quanto ammonteranno tali proventi: i parametri che concorreranno a fissare il valore di mercato di un'azienda come la RAI (la congiuntura economica, i risultati di bilancio, gli investimenti nelle nuove tecnologie, la libertà di manovra di cui godrà il nuovo management, ecc.) non sono noti. Una stima, anche di massima, non è possibile. 

In un precedente articolo si è parlato di quanto sia difficile fissare un tetto a spese pubbliche la cui entità dipende dai comportamenti degli operatori economici. In questo caso scopriamo una nuova fattispecie: un programma di spesa soggetto a un tetto aleatorio.

Qualche indicazione sull'ordine di grandezza della spesa si può trarre dall'obiettivo che il disegno di legge assegna al sussidio: la diffusione dei decoder nel 40 per cento delle famiglie italiane entro il 2004 e nel 70 per cento delle famiglie entro il 2005. I beneficiari potenziali del sussidio sarebbero quindi circa 10 milioni di famiglie (le famiglie italiane sono 20 milioni, il 70% delle famiglie 14 milioni, 4-5 milioni già possiedono una parabola): se ciascuna ricevesse un sussidio pari a quello di 75 euro stabilito dalla finanziaria 2003 per il digitale satellitare, si arriverebbe a una spesa di 750 milioni di euro.

 

Una parola magica: cartolarizzazioni

Vi è, tuttavia, una contraddizione tra l'erogazione del sussidio entro il 2005 e il suo finanziamento con i proventi della privatizzazione RAI. La privatizzazione inizierà attraverso una o più offerte pubbliche di vendita solo nel 2004 e comunque fino alla fine del 2005 non sarà possibile cedere l'intera azienda e neanche le singole reti. Come finanziare il sussidio nei prossimi anni?

La risposta è nel disegno di legge (articolo 22, comma 4): la copertura finanziaria della spesa per il sussidio, rappresentata dal 25 per cento dei proventi della privatizzazione, può essere "conseguita anche mediante cessione dei relativi crediti futuri". In altre parole, mediante un'operazione di cartolarizzazione: il proprietario pubblico si rivolge a un pool di banche e vende parte dei proventi futuri della privatizzazione (ovvero, ottiene un prestito dando azioni RAI come garanzia),  e con il ricavato finanzia un sussidio per i produttori (o il produttore) di decoder. Si può essere scettici sulla riuscita di una tale operazione, data l'incertezza che circonda tempi, modalità e proventi della privatizzazione.  Quello che è certo è che l'innovazione contabile riesce a stare al passo con l'innovazione tecnologica.