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Rapporto Disavanzo/Pil

di Giuseppe Pisauro 13.03.2006

Magari nel 2000 fossimo davvero arrivati a un rapporto indebitamento netto/Pil dello 0,8%! (è questo, e non 0,4%, il dato che si desume dalla nuova serie Istat pubblicata il 1° marzo). In realtà in quell’anno c’è stato l’incasso straordinario della vendita delle licenze Umts (13,8 miliardi di euro). Escludendo - come è corretto fare - tale voce, il rapporto nel 2000 è pari al 2%. L’anno successivo, nel 2001, è salito al 3,1%. Si tratta sempre un bell’incremento in un solo anno (1,1 punti), ma è molto inferiore a quello che si ricava dall’esame dei dati non corretti.
La serie completa è nella tabella.
Piuttosto, per giudicare le performance della politica di bilancio, è più utile concentrarsi sul saldo primario (che esclude la spesa per interessi, che non dipende dalle scelte del governo in carica e che come si vede dalla tabella è molto diminuita nell’ultimo decennio, grazie alla diminuzione dei tassi internazionali e all’euro). Il saldo primario è anche la variabile cruciale (insieme con il tasso di interesse e il tasso di crescita del Pil) per determinare la dinamica del rapporto tra stock del debito e Pil.

Tabella- Indicatori di finanza pubblica - Nuova serie Istat

 199419951996199719981999200020012002200320042005
Indebitamento netto-9,1-7,4-7,0-2,7-2,8-1,7-2,0-3,1-2,9-3,4-3,4-4,1
Interessi11,411,611,59,37,96,66,36,35,55,14,74,6
Avanzo primario2,34,24,66,65,14,94,33,22,71,71,30,5

Il saldo primario nella seconda metà degli anni ’90 è sempre oscillato tra il 4 e il 5 per cento del Pil (con la punta eccezionale del 1997, l’anno dell’eurotassa, quando ha toccato un massimo al 6,6 per cento). Nel 2000 era ancora al 4,3 per cento. A partire dal 2001 l’avanzo ha iniziato a contrarsi, a un ritmo compreso tra mezzo punto e un punto di Pil l’anno, che ne ha prodotto il sostanziale azzeramento nel 2005. Insomma, nel 2001 è iniziato il deterioramento dell’avanzo primario, ma negli anni successivi le cose sono andate sempre peggio.
A cosa è dovuto il peggioramento dell’avanzo primario? All’andamento della spesa corrente primaria (al netto degli interessi) e della pressione fiscale. (Non sono importanti la spesa in conto capitale e le entrate non fiscali, che in tutto il periodo oscillano entrambe tra il 3,5 e il 4,5 per cento del Pil, senza mostrare alcun trend significativo). Per entrambe il 2005 è un anno record: fa segnare per il periodo 1994-2005 il livello più elevato della spesa corrente e quello più basso delle entrate fiscali.
La spesa è ritornata nell’arco di un decennio allo stesso livello del 1993 (39,9 per cento nel 2005, 39,8 per cento nel 1993). La crescita si è concentrata nel periodo 2001-2005: rispetto al 2000 la quota della spesa corrente primaria è oggi più alta di 2,6 punti di Pil.
Il deterioramento delle entrate, trascurando il picco del 1997, è concentrato in tre anni, tra il 1999 e il 2002, quando la pressione fiscale è diminuita di 1,5 punti, fino al 40,8%. Gli anni successivi, con l’eccezione del 2003 contrassegnato da entrate straordinarie, hanno visto soltanto una stabilizzazione della tendenza, fino al 40,6% registrato nel 2005.

Tabella - Spesa pubblica e pressione fiscale (Nuova serie Istat)

 199419951996199719981999200020012002200320042005
Spesa corrente38,936,737,437,737,337,637,337,638,339,139,339,9
Pressione fiscale40,841,241,643,742,342,441,641,340,841,440,740,6

Morale della favola? Senza avanzo primario il rapporto tra debito pubblico e Pil riprende a crescere. E infatti, dopo essere sceso tra il 1994 e il 2004 di 17,7 punti (da 121,5 a 103,8) il debito nel 2005 è, per la prima volta dopo dieci anni tornato a salire, con un aumento di 2,6 punti di Pil, toccando il valore di 106,4.