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Le libere professioni

11.11.2003

Renato Brunetta risponde alla "sfida liberista" lanciata da Francesco Giavazzi. Per i lettori de lavoce.info pubblichiamo l'intervento di Brunetta e la contro-replica di Giavazzi.

Viva Monti, Viva Giavazzi, ma con giudizio

di Renato Brunetta

Il professor Mario Monti ha fatto un ottimo lavoro a Bruxelles per promuovere la concorrenza ed il mercato e io l'ho sempre aiutato e difeso. Sono suo amico, e come si fa con gli amici, quando sbaglia, visto che qualche volta sbaglia anche Lui, glielo dico.
E sui liberi professionisti Mario Monti sta sbagliando e di grosso, spinto da massimalisti del mercato, talvolta poco informati e da britannici (quanti ce ne sono nei servizi di Monti!) molto interessati a distruggere il modello professionale continentale per promuovere il loro.
Quanto al professor Francesco Giavazzi, oltre ad essere uno dei migliori economisti italiani è anche lui mio amico. Al punto che ogni volta che scrive qualcosa di intelligente (e ciò avviene spesso), lo chiamo per dirglielo.
E anche stavolta non voglio perdere l'occasione di dirglielo.
E' vero: la firma del notaio per la compravendita di un'auto usata non serve. D'altronde non ho mai detto il contrario. Aboliamola dunque; penso che su questo siano d'accordo anche i più avveduti tra i notai.
E mi fa piacere notare di aver convinto Giavazzi che, per altri versi, i notai servono visto che fino a poco tempo fa egli andava dicendo che occorreva abolire del tutto il notariato.
Finalmente anche Giavazzi ha capito come la consulenza giuridica imparziale di un notaio nelle compravendite immobiliari, specie in quelle più complesse, aiuti a prevenire le controversie. Sa anche lui quanto l'eccesso di contenzioso e la lunghezza dei processi pesi sulla competitività del sistema Italia. E' lui ad affermare che
"La lentezza della giustizia civile ha costi molto elevati: la durata media di un'esecuzione giudiziaria è di 3-5 anni in Italia, 2-3 mesi in Olanda, meno di un anno in Francia, poco più in Germania." Quanto ci sono utili e quanto potrebbero esserci ancor più utili i notai nelle esecuzioni giudiziarie e quali protagonisti dei metodi alternativi di risoluzione delle controversie!
Come sono d'accordo con Giavazzi sull'abolizione dell'albo dei giornalisti.

A proposito dei commercialisti poi, Giavazzi, da docente anche di futuri commercialisti, dovrebbe sapere che già ora si può in Italia far la contabilità di un negozio senza essere iscritti ad alcun albo professionale e senza aver frequentato alcuna scuola particolare. Non esiste riserva in questo ambito. Da figlio di commercianti veneziani, settore vetri di Murano, so bene che la contabilità il commerciante se la può fare anche da solo (quando ero studente la facevo io la contabilità a mio padre) visto che è il commerciante stesso a firmare le dichiarazioni fiscali ed i bilanci.
Quanto agli albi professionali credo che in un sistema come quello italiano un controllo pubblico delle professioni sia necessario. Almeno di quelle che hanno a che fare direttamente con i nostri diritti fondamentali, con la tutela di interessi generali rilevanti. Certo, possiamo discutere su come gli ordini professionali svolgono la loro funzione di tenuta degli albi, se essi talvolta non proteggano i professionisti invece di proteggere i cittadini dai cattivi professionisti. Lo Stato, poi, dovrebbe sorvegliare e non lo fa per nulla.
Ciò non significa, però, che si debba buttare l'acqua sporca con il bambino dentro.
Anche perché l'alternativa sarebbe il modello anglosassone: professioni senza regole, ma libere associazioni private con regole rigidissime. E chi non è membro dell'associazione non lavora. Da noi, caro Giavazzi, il modello anglosassone non può funzionare perché mancano le condizioni storiche e le tradizioni sociologiche e giuridiche. L'autoregolamentazione e le istituzioni dell'autoregolamentazione necessitano di un contesto come quello britannico nel quale agiscono come fattori determinanti la reputazione sociale di chi rispetta regole ed istituzioni e l'esclusione sociale di chi non le rispetta.
Quanto alle tanto deprecate tariffe obbligatorie, certo non sono la soluzione ideale. Ma se realmente fissate dallo Stato tenendo conto dell'interesse generale sono il male minore. Provi infatti il professor Giavazzi e rivolgersi ad uno studio professionale britannico di medio-basso livello. Vedrà che conti gli arriveranno. E soprattutto stia attento a non telefonare troppo spesso al suddetto professionista britannico: ogni secondo di telefonata se lo ritroverà fatturato!
Ciò che dobbiamo evitare sono i cartelli tra professionisti come quello degli architetti belgi o di altre categorie che si fissano da soli il tariffario chiamandolo magari orientativo.
Se Giavazzi infine avesse fatto un po' di politica come me (non è mai troppo tardi, e farebbe bene nel suo caso alla politica), si sarebbe reso conto della realtà e non penserebbe solo a modelli economici astratti, adatti a mondi ideali che non esistono. Peraltro, non essendo chiamato a rispondere a nessuno delle sue idee se non alla scienza economica, può continuare liberamente a professarle, ma non speri che esse siano acriticamente applicate. Il liberismo ed il mercato non sono concetti astratti. Il mercato, come Giavazzi sa bene, funziona se vi è la giusta dose di regole, che varia da settore a settore, da Paese a Paese.
Il comunismo è morto, non dobbiamo farlo risorgere sotto forma di "comunismo di mercato" dove tutti sono uguali e magari qualcuno è più uguale degli altri.

 
La contro-replica di Francesco Giavazzi

Molto sportivamente, Renato Brunetta ha accolto la mia sfida. Ora attendo che egli sottoponga al Parlamento un progetto di legge per abolire l'obbligo della firma di un notaio sull'atto di compra-vendita di auto usate e per cancellare
l'albo dei giornalisti. Non appena lo avrà fatto sarò pronto a discutere con lui di tutto, anche delle ragioni "storiche, sociologiche e giuridiche " per cui i principi dell'economia di mercato non sarebbero applicabili in Italia.
 
Una sfida liberista

6 novembre 2003
Francesco Giavazzi

Il professor Renato Brunetta è probabilmente l'economista migliore del centrodestra. In una parte politica che a parole si definisce liberista, ma in realtà non perde occasione per difendere ogni piccola rendita, dai notai ai farmacisti, dagli avvocati ai tassisti, Renato Brunetta è rimasto un sincero liberista. Le sue analisi sullo stato dei conti pubblici o sulla scarsa efficacia degli interventi del Governo in materia di pensioni, non fanno mai prevalere lo spirito di parte sulla verità. Sorprende quindi la sua difesa a spada tratta delle libere professioni, le cui rendite sono minacciate dalla scure del commissario europeo alla Concorrenza Mario Monti. (Il Sole 24Ore, 23,29 e 30 ottobre).

Brunetta sulle libere professioni

Sarà perché il cuore del suo collegio elettorale è Venezia, una città dove ormai, oltre ai venditori di mascherine, sono rimasti solo avvocati e commercialisti, ma speravo di meglio.

"Un sistema di tariffe obbligatorie non solo permette di evitare che i membri della professione offrano servizi inadeguati, ma è anche idoneo a tutelare l'indipendenza e l'integrità della professione nell'interesse dei clienti", "i membri delle professioni debbono poter contribuire a stabilire i periodi di tirocinio richiesti, i programmi di studio, e fungere da esaminatori per l'abilitazione all'esercizio della professione", "le norme necessarie nel contesto di ciascuna professione non devono essere considerate come restrizioni della concorrenza.". Con le proposte della Commissione europea "si potrebbe arrivare ad aprire in modo indiscriminato i mercati continentali alla colonizzazione da parte delle potenti strutture di società di servizi britanniche". Se questo è il meglio del liberismo del centrodestra ...

Tre provvedimenti concreti

Si è aperto un dotto dibattito sulla regolamentazione delle professioni. A mio parere il risultato di queste discussioni è che, almeno per molti anni, nessuna rendita verrà eliminata.
Anziché dall'esegesi del ruolo del professionista,partirei da tre provvedimenti concreti (gli esempi sono molti, ma questi tre sono significativi).
1. Eliminazione dell'obbligo della firma da parte di un notaio, con relativa parcella, nella compravendita di auto usate;
2. Eliminazione dell'obbligo di frequenza di una laurea specialistica per esercitare la professione di commercialista: un diploma in ragioneria e tre anni di università sono più che sufficienti per tenere i conti di uno negozio di medie dimensioni;
3. Eliminazione degli albi professionali e, tanto per cominciare, eliminazione dell'albo dei giornalisti.

Sfido il professor Brunetta: se farà depositare in Parlamento un progetto di legge di maggioranza con queste tre semplici norme, sono disposto a seguirlo in qualunque dotta discussione sulla specificità delle libere professioni. Ma dopo, non prima.