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Autore: Guido Tabellini Pagina 1 di 2

Guido Tabellini Guido Tabellini è professore di economia presso l’Università Bocconi dal 1994. Dal luglio 2013 è titolare dell'Intesa Sanpaolo Chair in Political Economics. È stato Rettore dell’Università da novembre 2008 a settembre 2012. Si è laureato in economia nel 1980 a Torino e ha conseguito il PhD in economics alla UCLA negli Stati Uniti. Prima di rientrare in Europa, ha insegnato a Stanford e alla UCLA. È membro onorario straniero dell’American Academy of Arts and Sciences; è fellow della Econometric Society e del Canadian Institute for Advanced Research. È stato insignito del Premio Yrjo Jahnsson dalla European Economic Association. È stato Presidente della European Economic Association.

La risposta Ue al virus: come spendere meglio le risorse*

Per il principio di sussidiarietà, la Ue dovrebbe fare quello che gli stati non riescono a fare da soli. Nella crisi attuale significa emettere debito a lungo termine. Il Recovery Fund andrebbe finanziato con risorse fiscali autenticamente europee.

Eurobond perpetui contro il Covid-19

Lo shock da coronavirus richiede un’importante risposta fiscale. Il costo del suo finanziamento dovrà essere distribuito su più generazioni. Lo si può fare attraverso bond perpetui o a lunghissima scadenza, garantiti dalla Bce. Ma bisogna agire subito.

La radio va alla guerra contro i regimi autoritari*

I media – tradizionali o nuovi – possono giocare un ruolo chiave nel coordinare la resistenza contro un regime autoritario. A dimostrarlo sono le trasmissioni di Radio Londra durante la seconda guerra mondiale. Minore invece l’effetto della propaganda.

Contro il negazionismo economico

Spesso le decisioni politiche non incorporano le migliori e più aggiornate conoscenze scientifiche. Vale anche, e forse soprattutto, per l’economia. Ci sono tre ricette per evitare che l’opinione pubblica sia vittima di credenze prive di fondamento.

Per un Quantitative easing efficace *

E’ stato annunciato ufficialmente il Qe che da marzo sarà lo strumento a disposizione della Bce contro la deflazione. Vediamo quali sono gli effetti che possiamo attenderci. Insieme a un Dossier che raccoglie i nostri interventi sul tema. 

Un’unica via per la ripresa dell’Eurozona

L’affermazione che una politica fiscale anticiclica accompagnata da quantitative easing sia economicamente destabilizzante non è giustificata alla luce delle esperienze di Stati Uniti e Regno Unito. Resta l’unica strategia con più probabilità di successo nella situazione attuale.

Come far ripartire l’economia europea *

La stagnazione dell’Eurozona richiede un’azione politica coordinata tra gli Stati. Tra gli interventi chiave, significativo taglio delle tasse, estensione degli obiettivi di disavanzo di bilancio ed emissione di debito pubblico a lungo termine, acquistato dalla Bce, senza sterilizzazione.

NON E’ TUTTA COLPA DELLA FED

Concordo in pieno sulle critiche che Stefano Micossi rivolge alla vigilanza bancaria e al fatto di non aver fermato i mutui irresponsabili già a partire dal 2005. Dissento, però, su altri punti.

La politica monetaria della Fed, il dollaro e l’inflazione

È possibile che nel 2002-2003 la Fed abbia tenuto i tassi bassi più di quanto suggerito dalla regola di Taylor. Ma dobbiamo ricordare che all’epoca era diffuso il timore di deflazione: ex-ante quello era il rischio che faceva più paura. Quanto al 2004-2006, quando i tassi a breve hanno ricominciato a risalire, l’anomalia è stata nei tassi a lungo termine, che sono rimasti stranamente bassi e nessuno sapeva spiegarsi bene il perché. Così non hanno trasmesso la graduale inversione della politica monetaria al resto dell’economia.
Se in quel periodo i tassi reali a breve fossero negativi o meno, dipende da quale misura di inflazione si utilizza: ad esempio, la core inflation è stata molto più bassa della headline inflation.
Infine, mi sembra semplicistico attribuire alla Fed l’attuale debolezza del dollaro. E l’andamento delle commodities dipende dalla Cina molto più che dalla Fed.

Il controllo della liquidità

Concordo pienamente con le critiche alla Banca d’Inghilterra, e penso anch’io che gli interventi coordinati avrebbero dovuti essere mesi in atto prima.
Ma è ancora troppo presto per dire che le tensioni sono rientrate. Per ora è sceso il tasso interbancario sulle scadenze su cui la Bce ha immesso 350 miliardi. Tuttavia, non è affatto detto che quella liquidità abbia raggiunto gli intermediari non-bancari che ne hanno bisogno. E restano i timori di insolvenza. Spero di sbagliarmi, ma non credo che basti aprire i rubinetti della liquidità per porre fine alla crisi.
Quanto ai galloni della Bce, il suo comportamento recente ha sorpreso le tesorerie di alcune banche, quelle che si erano procurate tempestivamente liquidità quando era più cara, e che ora dovranno restituirla a prezzi più bassi. Anche la gestione della liquidità deve basarsi su una politica coerente e in linea con le aspettative, e in questo la Bce non è stata esemplare.

A conti fatti, l’America è più lontana *

Il declino economico dell’Europa rispetto agli Stati Uniti si basa sull’osservazione che a partire dai primi anni Novanta il divario tra i rispettivi Pil pro capite ha ripreso ad allargarsi. Ma questo dato non è una misura adeguata del successo economico di un paese perché trascura la produzione non per il mercato e gli investimenti immateriali. Tuttavia, anche se prendiamo in considerazione le due voci, la situazione non migliora. Anzi, il declino relativo dell’Europa potrebbe essere ancora più marcato di quanto appare dalle statistiche ufficiali.

Informare per riformare

Offrire più informazioni sui costi e sulle caratteristiche del sistema pensionistico, in modo neutrale, aumenta significativamente la disponibilità ad accettare riforme. Lo dimostra un “esperimento controllato”. E allora invece di sedersi in riunioni semi-segrete con chi rappresenta i pensionati, il governo dovrebbe impegnarsi in una massiccia campagna per informare tutti i cittadini dei dettagli dell’ordinamento attuale, delle iniquità perpetrate a danno delle generazioni future, degli oneri sui contribuenti di oggi e di domani, e dei possibili rimedi. In seconda pagina le principali soluzioni proposte dai cittadini ed emerse dall’indagine condotta dalla CE&Co.

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