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  1. Marco Di Marco Rispondi
    Prima di pensare, per reperire risorse, alle pensioni sociali e altre voci assistenziali, perché non considerare la detrazione Irpef per la ristrutturazione? E' razionale che, se mi rifaccio il bagno, lo Stato mi rimborsa metà della spesa mentre se divento povero mi manda a fare la fila alla Caritas?
  2. Maurizio Cocucci Rispondi
    Io sono favorevole ad un sussidio minimo, ma ho timore delle possibili truffe nel caso si desse un importo complessivo simile a quelli in vigore oggi, quali CIG e indennità di mobilità. Mi spiego, io sarei favorevole ad un sistema simile a quello in vigore in Germania dove chi è senza lavoro non riceve un importo attraverso il quale paga tutto: dall'affitto, alle bollette, agli alimenti, al vestiario. Con il sistema Hartz IV in Germania il cittadino beneficiario vede pagate alcune spese quali l'affitto e bollette varie dall'ente che eroga il sussidio. Io lo trovo molto utile soprattutto da noi per evitare fenomeni di abusivismo (v.affitti in nero). In pratica da noi vedrei bene il Comune (attenzione: non l'inps) che preso atto del contratto di affitto ufficiale, e se questo rientra entro un tetto massimo stabilito, si fa carico di pagare il canone al locatore (proprietario) al posto del locatario (inquilino). Idem con le bollette di acqua, luce, gas e rifiuti. Al cittadino andrebbero solamente una somma per acquistare generi alimentari per se e per gli eventuali familiari a carico, una tessera di abbonamento o un importo stabilito per usufruire dei mezzi pubblici per spostarsi. Inoltre l'ente dovrebbe preoccuparsi di riqualificare il disoccupato attraverso corsi specifici e non lasciare che costui rimanga a casa ad attendere una chiamata.
  3. enzo Rispondi
    Due problemi: il primo l'alto numero di evasori fiscali che risulterebbero più bisognosi di tanti altri; secondo le risorse necessarie. Molto meglio sarebbe un sussidio di disoccupazione a scalare nel tempo e collegato ad offerte di lavoro proposte dagli uffici per l'impiego, da non rifiutare pena la perdita del sussidio. è vero che qui sorge il problema della inefficacia di questi sportelli ( gli unici che trovano lavoro sono gli impiegati che ci lavorano). Per le risorse : è compatibile con la cassa integrazione? torniamo al vecchio problema : se non si abbatte il tabù della possibilità di licenziare molti strumenti presenti nel resto d'europa saranno inutilizzabili.
  4. Ivano Zatarra Terzo Rispondi
    Prima di qualsiasi riforma statale occorrerebbe riformare la coscienza sociale di molti italiani. Che sono poi quelli che dichiarano un reddito inferiore dei propri dipendenti, quelli che percepiscono pensioni di invalidità senza averne diritto e, con loro, i medici e tecnici che le convalidano. Si tratta dei molti italiani che viaggiano in Suv, che possiedono più di una casa, che passano i week-end sulle imbarcazioni ormeggiate lungo i moli di qualche porto turistico ma che eludono il fisco in modo parziale o totale. Si tratta di una coscienza che dovrebbe far rima con memoria. Quella che dovrebbe far rammentare a tutti che l'Imu non è che la figlia adulterina dell'eliminazione dell'Ici promessa nelle ultime fasi della campagna elettorale del 2008 da Berlusconi. Imu che stava per essere reintrodotta proprio dal Pdl --anche se in forme probabilmente diverse-- e che poi è stata ereditata dal Governo Monti. Gli italiani non hanno bisogno né di un reddito minimo né di promesse dirette alle loro mai sazie pance. Gli italiani hanno unicamente bisogno di una buona dose di fosforo da integrare un mese prima di qualsiasi elezione politica. L'ammontare delle risorse necessarie per l'operazione memento? Appena 380Mln di euro (Acutil fosforo, costo medio di 8euro per circa 48Mln di elettori). Altro che 5 e passa Mld di euro!
  5. Ermione D'Annunzio Rispondi
    Sì, potrebbe essere una soluzione,ma non è solo una questione di contributi da tagliare alle persone con redditi alti, ma anche di detrazioni da tagliare ,e alla maggior parte delle fasce contributive, altrimenti non conviene lavorare e alla famiglie non conviene che una moglie lavori perché magari il marito non prende i contributi per la disoccupazione,o perché se la moglie dichiara il lavoro in nero il marito non può dichiararla a carico nella dichiarazione dei redditi e quindi non può avere detrazioni sulle tasse,o che una figlia o un figlio vadano a lavorare alcuni giorni al mese e poi le famiglie temono il lavoro occasionale dichiarato sulla dichiarazione dei redditi faccia perdere le detrazioni e faccia aumentare le tasse per quel nucleo.Potreste scrivere qualche articolo sulle detrazioni e sull'essere fiscalmente a carico di un nucleo? E sul lavoro occasionale ? Se si deve dichiarare nella dichiarazione dei redditi? E fino a quale guadagno non incide sulle tasse dei cittadini? Il problema è che in molti contesti se non si lavora non si ha diritto a frequentare chi si vuole, ad avere le proprie abitudini,a potere uscire quando si vuole,forse perché in vari contesti sociali "frequentare qualcuno" sessualmente viene intesa come promessa di matrimonio e quindi bisogna o che una ragazza frequenti uno che lavora o che lavori lei stessa,altrimenti le famiglie contrastano le relazioni.E nella società c'è una condanna contro le relazioni occasionali,quindi se due non si dichiarano "fidanzati" non possono frequentarsi,se si dichiarano "fidanzati" le famiglie lo devono sapere e devono dare il loro permesso perché se no nella società le persone ostacolano,e la società può essere la scuola,il convitto, l'associazione sportiva, il collegio universitario, l'università dove nessuno vuole che qualcuno possa pensare che possano avvenire incontri che portano a rapporti sessuali perché pensano che non sia legale che un luogo sia un luogo di "incontri", che possa portare le persone a frequentarsi sessualmente.
  6. luca Torino Rispondi
    stiamo sostenendo che anche a napoli si spendono "1200" euro all' in riscaldamento ?
  7. michele carugi Rispondi
    Proposta sensata e articolata, alla quale mi permetterei però un commento e un suggerimento. Il commento è relativo al passaggio nel quale dite che l'azzeramento degli attuali strumenti assistenziali per sostituirli con altri più equi incontrerebbe forti resistenze. Con questo ragionamento si finirebbe per ascoltare chi gridasse (o picchiasse) più forte. Questo non mi sembra dare una buona visione della società che si vuole. Il suggerimento è relativo al reperimento delle risporse, per suggerire che le assistenze da eliminare e rimpiazzare con sistemi più equi e efficienti non sono solo quelle citate. Ci sono assistenze ben più costose residenti nelle posizioni lavorative clientelari create appunto solo a scopo assistenziale. Non vorrei citare i soliti forestali calabresi e siciliani ma credo rendano l'idea. Queste rendite totalmente assistenziali sarebbero da doverosamente sopprimere e sostituire con appunto redditi minimi. Non vedo l'equità nel mantenere queste rendite che sottraggono risorse alla possibilità dello Stato di provvedere a ttutti gli indigenti. Cosa dà ad alcuni cittadini il diritto a una assistenza molto ricca mentre altri cittadini di pari dignità e bisogno languono nel bisogno? Se lo stato non mette mano a questo macigno eretto nel tempo credo che non ne usciremo. E chi meglio di un governo di grande coalizione potrebbe fare interventi del genere?
  8. Luigi Di Porto Rispondi
    La vostra proposta mi trova in totale disaccordo, per alcuni motivi: 1 - L'essere umano abbisogna di lavoro, giustamente retribuito, non di elemosina. 2 - Delegare la gestione di questa faccenda alle regioni e agli enti locali è impensabile, abbiamo visto di cosa sono capaci. Mi aspetto burocrazie elefantiache, corsi inutili, studi farlocchi e favoritismi verso i soliti ammanicati. In un mondo sempre più connesso che senso ha delegare il tema lavoro alle regioni? Come se chi cerca lavoro si fermasse ai confini regionali. 3 - Nei momenti di crisi le persone devono aguzzare l'ingegno, darsi da fare, purtroppo oggi lo stato, lungi dal favorirne l'iniziativa mette i bastoni tra le ruote con una tassazione troppo alta e una burocrazia fuori controllo. 4 - Noi italiani, ahimè, siamo quello che siamo, i soliti furbi troveranno il modo di farsi dare i soldi per poi lavorare al nero, non avranno neanche più necessità di fingersi ciechi, mentre gli onesti si deprimeranno ancora di più. 5 - Il nostro paese ha risorse e possibilità enormi, bisogna metterle a frutto, con un progetto di quello che vogliamo diventare, spero proprio non pensionati precoci. 6 - Questa cosa ci colerà a picco definivamente perché non tocca una che è una delle cause della disoccupazione e perché provoca un aumento delle tasse e deprime uleriormente una generazioen che ha i suopi bei problemi. Concludendo: quello che serve è creare condizioni che permettano ai giovani di lavorare e realizzarsi nel lavoro, il resto non porterà a nulla di buono.
  9. Ivano Zatarra Terzo Rispondi
    Prima di qualsiasi riforma statale occorrerebbe riformare la coscienza sociale di molti italiani. Che sono poi quelli che dichiarano un reddito inferiore dei propri dipendenti, quelli che percepiscono pensioni di invalidità senza averne diritto e con loro i medici e i tecnici che le convalidano. Si tratta dei molti italiani che viaggiano in Suv, che possiedono più di una casa, che sono "proprietari" di un'imbarcazione ma che eludono il fisco in modo parziale o totale. Si tratta di una coscienza che dovrebbe far rima con memoria. Quella che dovrebbe far rammentare a tutti che l'Imu non è che la figlia adulterina dell'eliminazione dell'Ici promessa nelle ultime fasi della campagna elettorale del 2008 da Berlusconi. Imu che stava per essere reintrodotta proprio dal Pdl --anche se in forme probabilmente diverse-- e che poi è stata ereditata dal Governo Monti. Gli italiani non hanno bisogno né di un reddito minimo né di promesse dirette alle loro mai sazie pance. Gli italiani hanno unicamente bisogno di una buona dose di fosforo da integrare un mese prima di qualsiasi elezione politica. L'ammontare delle risorse? Appena 380Mln di euro (Acutil fosforo, costo medio di 8euro per circa 48Mln di elettori). Altro che 5Mld!
  10. Vincesko Rispondi
    Osservo: 1) A proposito di confusione lessicale, perché voi studiosi non usate tutti – sempre - la locuzione “reddito minimo garantito” (Rmg) quando si tratti di assistenza alla povertà? http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Una-svolta-incompiuta-18790 2) Oltre all’Italia e alla Grecia, il reddito minimo non esiste neppure in Ungheria. 3) Va bene riorientare i fondi già stanziati in bilancio, ma in Francia l’imposta sulla ricchezza serve proprio a finanziare il reddito di cittadinanza; analogamente dovrebbe essere fatto in Italia. 4) Gli ingenti risparmi della spesa pensionistica per i prossimi decenni derivanti dalle ultime 3 riforme (Damiano, 2007; Sacconi, 2010; e Fornero, 2011) non è previsto rimangano nella voce “spesa sociale”. 5) L’elemento determinante per sottrarre i poveri (attuali e potenziali) alla povertà è la casa ad affitto sociale (100-150€ al mese), che rende congruo anche un “reddito minimo garantito” (Rmg) di poche centinaia di € al mese; pertanto all’Rmg va abbinato in-di-spen-sa-bil-men-te un piano corposo pluriennale di alloggi pubblici di qualità (sovvenzionato, convenzionato e autocostruito, nonché recuperando edilizia da rottamare) per dare anche un alloggio ad affitto sociale, che è l’elemento imprescindibile che rende congruo un reddito di quell’ammontare; ipotizzando un costo/appartamento di 100 mila € per 25.000-50.000 appartamenti all’anno, vanno reperiti altri 2,5-5 mld.
  11. Marco Esposito Rispondi
    Segnalo un rischio: quello di cadere nella trappola dei presunti differenziali di costo della vita. Ci sono conteggi approssimativi in base ai quali la vita al Sud costa il 30% in meno e quindi sarebbe giusto dare erogazioni in proporzione più basse. In realtà indagini neutrali (Nielsen 2009) dimostrano che a parità di prodotti i prezzi sono più alti al Sud (la Calabria è la regione più cara d'Italia). Il differenziale del 30% è apparente perché l'Istat monitora i prodotti più venduti città per città ed è ovvio che a parità di tipologia (pasta, birra eccetera) in un posto con redditi più bassi i prodotti più venduti siano quelli di prezzo inferiore. Ben venga quindi la proposta di reddito minimo ma senza introdurre differenziazioni territoriali non giustificate.
  12. Vincenzo Carrieri Rispondi
    Proposta molto condivisibile. E' da apprezzare anche il fatto che si indichino le modalità di finanziamento della proposta. Come base di discussione, sollevo la critica classica a tali schemi, ovvero la possibilità di disincentivare il lavoro. Da una parte, ciò potrebbe non essere completamente un problema in questa fase storica, se si assume che molta di questa disoccupazione possa essere non volontaria. Dall'altra, c'è sempre la possibilità delle politiche attive che anche l'articolo evidenzia. Aggiungo, però, che forse potrebbe essere utile riconoscere un'integrazione non completa rispetto alla soglia di povertà, rendendo lo schema da voi proposto più vicino alla Imposta negativa sul reddito. Ciò porterebbe anche un risparmio di risorse che potrebbe non essere modesto se si considera ad esempio un'integrazione del 75% della soglia.
  13. Gianfranco N Rispondi
    Ben venga il reddito minimo ma è necessario anche garantire un sistema di controllo efficace. In assenza di questo il reddito minimo sarebbe erogato anche agli evasori con il SUV o lo yacht. Per quanto riguarda le risorse non ho mai sentito parlare di riformare pesantemente i contributi alle regioni autonome. L'autonomia va bene ma perché queste regioni hanno a disposizioni fondi immensi messi a disposizione da tutti i contribuenti? Un esempio per tutti i valdostani comprano la benzina a prezzo irrisorio. La differenza la paga Pantalone.