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  1. sistema maggioritario a doppio Rispondi
    "I dati delle elezioni 2013 non ci consentono ovviamente di simulare gli ipotetici risultati in un sistema maggioritario a doppio turno."
  2. Henri Schmit Rispondi
    Tutto giusto e incontestabile, ma anche evidente. La deduzione di risultati elettorali diversi in base alle stesse scelte degli elettori non prova molto perché gli elettori (razionali) votano giustamente in funzione delle previsioni, quindi del meccanismo di trasformazione utilizzato. La vera scelta è fra voto individuale e voto di lista. Il voto di candidati è compatibile con collegi uninominali o plurinominali piccoli (due a cinque seggi): l'aumento della dimensione della circoscrizione facilita l'ingresso in parlamento di forze minoritarie ma favorisce anche la frammentazione. La formula del first past the post, del doppio turno o del voto trasferibile è di relativa importanza; la prima favorisce la maggioranza e il bipartitismo, la seconda la maggioranza e il bipolarismo (ed è quindi meno favorevole alla partitocrazia) mentre la terza è interessante soprattutto con piccoli collegi plurinominali. Qualsiasi soluzione sarebbe ottima per risolvere il problema attuale, ma l'Italia non si può permettere il lusso di sperimentare. Conviene senz'altro adottare il doppio turno uninominale approfittando del track record francese. L'uninominale purtroppo esige numerosi collegi, almeno uno ogni 200K abitanti (circa 100K in Inghilterra, 120K in Francia)..
  3. Luca B Rispondi
    Io invece penso che sia salutare mettere in guardia dal quel curioso meccanismo che assolutizza l'importanza del sistema elettorale a scapito di una analisi sostanziale della realtà politica, riflesso pavloviano che è scattato in molte menti delle dirigenza del PD per giustificare il loro fallimento, prontamente ripresi da nutrite schiere di simpatizzanti che continuano a ripetere ossessivamente che una buona legge elettorale ispirata dai migliori modelli europei dovrebbe sempre garantire maggioranze a qualsiasi costo anche distorcendo al massimo la volontà del corpo elettorale, cosa che è molto lontana dal vero, basti pensare all'esempio di UK, la patria del maggioritario, dove attualmente i conservatori vincitori delle elezioni governano in coalizione con i liberali perché col 36% non sono riusciti ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi ai Comuni. Preliminare a qualsiasi discorso sulla legge elettorale è semmai fare una riforma costituzionale che attribuisca alla sola camera dei deputati il potere di dare la fiducia al governo: la forma di governo parlamentare e il bicameralismo perfetto sono incompatibili con qualsiasi legge elettorale maggioritaria, a prescindere dalla disomogeneità del corpo elettorale tra i due rami del parlamento che abbiamo in Italia: infatti in linea di principio è sempre possibile l'eventualità di due maggioranze diverse e anche il Mattarellum diede sovente problemi di scarsa armonia tra la composizione delle due Camere.
  4. Marco_N Rispondi
    "Si tratta ovviamente di un esercizio puramente teorico, poiché è ben noto che i sistemi elettorali modificano l’offerta politica, ad esempio inducendo alcuni partiti a raggrupparsi in coalizioni o incentivando la nascita di nuovi partiti o movimenti, e di riflesso cambiano le scelte elettorali dei cittadini." Per fortuna l'avete scritto. Sono convinto che se si fosse votato col mattarellum non ci sarebbe stata tutta questa frammentazione, perché semplicemente, non si sarebbero presentati in così tanti. Sicuramente Monti non avrebbe corso (non avrebbe avuto senso per lui correre per non prendere alcun seggio), e quel 10% probabilmente sarebbe andato in larga parte a Bersani.
  5. Riccardo Rispondi
    Grazie per aver messo in evidenza 2 punti fondamentali dell'analisi. Il primo è l'inapplicabilità del risultato ad altri sistemi elettorali. Risulta piuttosto difficile traslare il risultato di un voto basato sul porcellum a sistemi elettorali maggioritari. Il secondo è la conclusione che il sistema maggioritario con collegi uninominali è il punto di partenza per avere una milior qualità dell'offerta politica. Ma a questo, il popolo italiano c'era già arrivato vent'anni fa. Ringraziamo l'intera classe politica per l'enorme danno che ci ha arrecato. Purtroppo il vostro articolo è stato prontamente ripreso e travisato da altre testate ( vedi Il Post). Complimenti ancora per la serietà e l'obbiettività dell'articolo.
  6. Ivan S Rispondi
    L'effetto più porcellum dell'attuale legge elettorale, che vorrei provare a evidenziare, è il seguente: Senato 1,3 milioni di voti Lega Nord = 17 Senatori 2,7 milioni di voti Scelta Civica = 18 Senatori 7,2 milioni di voti M5S = 54 Senatori Nella pratica, il voto coagulato del cittadino lombardo-veneto (16 senatori in due regioni) pesa come 2 voti degli altri cittadini italiani. Alla luce degli scenari riportati nel vostro articolo la normalizzazione della questione leghista potrebbe non risolvere il problema dell'ingovernabilità, ma annullerebbe un profilo di incostituzionalità alquanto elevato proprio dell'attuale legge elettorale.
  7. Salvatore Borghese Rispondi
    Questo è l'articolo che avrei voluto scrivere io. Complimenti vivissimi :)
  8. Paolo Rispondi
    Anche a me sembra che il doppio turno sia il meccanismo elettorale più adatto per un sistema politico molto articolato e che tende a frammentarsi ulteriormente in prossimità delle elezioni
  9. Guido Rispondi
    A mio parere, fatto salvo il principio cautelativo dei pesi e contrappesi, la Camera deve rappresentare la nazione nella sua globalità (come il Congresso USA, il Bundestag, la Camera dei Comuni) mentre il Senato dovrebbe rappresentare le Regioni o macroregioni (meglio 3-4 che 20 in ogni caso, in quanto più omogenee) a tutela delle rispettive peculiarità e con qualche limitazione rispetto ai poteri della Camera, anche a fini di snellimento. Allo stato attuale è un puro doppione con reale rischio paralizzante, come appunto si vede. Un noto politologo suggerisce che 350 deputati e 65 (sic!) senatori sarebbero tranquillamente sufficienti a garantire tranquillità, efficacia ed efficenza all'esecutivo. Via le Province, accorpamento dei Comuni sotto i 5000 abitanti, uso istituzionale esteso della rete informatica, introduzione di premi/penalizzazioni (esempio: almeno le presenze) relativi alla produttività dei politici, incompatibilità professionale. Dunque riforme costituzionali urgono!
  10. piergiacomo Rispondi
    la riflessione ha una falla alla base del ragionamento: un sistema maggioritario avrebbe fatto affrontare la campagna elettorale in maniera nettamente diversa ai partiti. Molti non si sarebbero neanche presentati o si sarebbero coalizzati. Gli elettori avrebbero dovuto scegliere una persona e non un partito.
  11. giulioPolemico Rispondi
    Se il popolo italiano ha smarrito la via della Ragione (che ha sempre detenuto in quantità assai limitata), non c'è legge elettorale che tenga. Cambiamola pure, se questa non è adatta, ma non illudiamoci...
  12. TheProtagonist Rispondi
    L'unica via per la stabilità è il doppio turno alla francese, o il modello australiano.
  13. Marco Rispondi
    Togliere invece il Senato? Sarebbe come snellire una burocrazia politica che serve a lasciate il sistema perennemente bloccato, tropo problematico da gestire per una casta politica
  14. Maurizio Baldo Rispondi
    Da questo articolo si evince che c'è un solo sistema elettorale che consentirebbe con i risultati delle recenti elezioni una maggioranza al Senato della Repubblica: un sistema maggioritario a collegio nazionale. Solo che in questo caso avremmo una maggioranza di centro-destra al Senato ed una di centro-sinistra alla Camera, situazione solo un po' peggiore dell' attuale. Mi chiedo perché non ci sia una legge elettorale identica per i due rami del Parlamento (quella attualmente vigente per la Camera) ed anche perché per votare per il Senato bisogna aver compiuto 25 anni. In alternativa una legge elettorale a doppio turno alla francese o una legge analoga a quella attualmente in vigore per le elezioni amministrative.
    • maurizio riva Rispondi
      La Costituzione dispone che il Senato venga eletto su base regionale e che i suoi elettori abbiano compiuto 25 anni. Personalmente non comprendo neppure perché il senatori debbano aver compiuto 40 anni. E' giunto il momento di modificarla.
  15. Fulvio Krizman Rispondi
    Infatti è folle chi oggi crede che la responsabilità di ciò che accaduto sia da attribuirsi ad un sistema elettorale che tutti hanno fatto in modo di non cambiare per tentare di raccoglierne i frutti velenosi. E’ la politica con la sua assenza completa di progetto e prospettive,da ambo le parti, che ha ormai gettato il nostro paese in uno stupido individualismo alla si salvi chi può. Anche se si facesse la più bella riforma elettorale, i voti dei cittadini rimarrebbero questi perché la vera riforma va fatta alla politica e alle sue progettualità. Certo è che se da questa compagine eletta venisse una riforma elettorale che guarda all’interesse del paese e della sua governabilità,e non agli interessi di bottega, già sarebbe un buon inzio. Sperare è d’obbligo,ma forse fasciarsi la testa prima questa volta è prudenza. Fulvio Krizman www.facebook.com/fulvio.krizman