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  1. Raffaele Principe Rispondi
    Non credo che la fusione dei piccoli comuni sia la strada maestra per migliorare i servizi per tutti, meglio la cooperazione "rafforzata" per i servizi, in parte già in atto. Rimane il buco della gestione del territorio, con la "guerra" fra comuni per accaparrarsi gli investimenti, sopratutto commerciali, con conseguente consumo di suolo. Su questo tema, purtroppo mancano politiche di indirizzo sia nazionali che regionali e relativi controlli. Ma anche politiche di incentivi per il recupero delle case in abbandono e in vendita. Fenomeno che ormai interessa non solo i centri montani e collinari, ma anche di pianura. Un censimento di tale fenomeno sarebbe interessante da parte dell'Istat o altri osservatori.
    • bob Rispondi
      "Su questo tema, purtroppo mancano politiche di indirizzo sia nazionali.." In questo Paese mancano da 40 anni politiche da sistema-Paese. Gli Appennini tanto per rimanere in tema dalla Liguria alla Calabria contano si e no 3 milioni di residenti ( attenzione dico residenti) il che vuol dire che di abitanti reali che ci vivono saranno la metà. La politica demografica di un Paese deve essere fatta con progetti nazionali e soprattutto lungimiranti. Parlo degli Appennini perchè rappresenta tutta la parte interna maggioritaria dell' Italia. Andava fatta una politica di sostegno sul modello del Tirolo incentivando le persone a rimanere sul posto e non andando ad ingrossare le periferie dei grandi centri con scarsa qualità della vita. Soprattutto alla luce delle nuove tecnologie l' Appennino è una risorsa importante in termini di turismo, agricoltura, piccola media industria di trasformazione, produzione di energia sostenibile. Ma per fare questo ci un progetto nazionale e non una miriade di "tribù" dove gli interessi sono del sindaco e dei suoi quattro familiari La cooperazione o la fusione è solo un moltiplicatore di burocrazia. La burocrazia l' "industria" in cui siamo leader mondiali!!!
  2. Savino Rispondi
    Ci vuole un'opera di polverizzazione di ogni campanilismo e provincialismo. Il concetto da portare avanti è quello di città diffusa, con un'amalgama delle comunità e maggiore libertà nella mobilità delle persone, con mezzi pubblici in più che conducano il cittadino agevolmente nel centro aggregato agli altri o in un altro centro dove ci sono i servizi di cui ha abisogno.
    • bob Rispondi
      ..nell era dell' informatica non serve che un impiegato parte dai Castelli Romani per andare al centro di Roma a timbrare un certificato di nascita.