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  1. Savino Rispondi
    Il governo è davvero così vicino alla gente?
  2. Rino Ruggeri Rispondi
    Un supermercato di 1500 metri di superficie aperto 12 ore la domenica richiede due turni per coprire le postazioni fisse (accoglienza, macelleria, gestione magazzino e allestimento ad esempio) per circa 10 addetti escluse le casse. Se anche facesse zero vendite quel presidio va assicurato ed ecco perchè la chiusura domenicale sottrae lavoro in quanto le postazioni fisse negli altri giorni della settimana sono già presidiate
  3. Filippo Adani Rispondi
    Comprare comprare sempre comprare!deve essere questo il nostro destino?chetristezza,e per arrivare a questo dobbiamo diventare macchine da soldi,costrette a lavorare e correre dal lunedì al venerdì per poi riposarsi nel fine settimana dentro un supermercato?E non venitemi a raccontare che non è possibile fare la spesa dopo il lavoro dato che tanti di questo beneamati supermercati tengono aperto anche fino alle 2100.Ma che razza di società avete in mente?una società composta per la massima parte da beoti ridotti a spendere spendere spendere per dare un senso alla propria vita?che tristezza,così come mi fanno tristezza tutti coloro che non sanno godersi in altro modo il proprio tempo libero.Per non parlare dei contratti capestro con cui tante persone vengono assunte da queste grandi catene,pochi soldi e piccoli extra insignificanti per lavorare anche alla domenica.Mah...
  4. Cicci Capucci Rispondi
    Le famiglie dei dipendenti, liberate dal lavoro domenicale, andranno in gita in Puglia, a Matera.
  5. Sig. Nessuno Rispondi
    Scusate la domanda un po' ingenua: perché non imporre a tutti gli esercizi commerciali, a prescindere dalla dimensione, di fare almeno due chiusure domenicali al mese? In questo modo i consumatori avrebbero comunque un 50% di negozi dove poter fare shopping o acquisti più o meno utili, mentre chi in questi negozi lavora avrebbe due domeniche garantite per fare ciò che preferisce (famiglia, gita, ecc). Troppo semplice?
  6. Stefano A. Rispondi
    Segnalo che il settore del commercio è quello a più bassa sindacalizzazione dove ridotte sono le tutele per i lavoratori (non esistono ragazzi che si pagano il college modello USA).. Sugli effetti sull'occupazione si continua ad alimentare paure senza dati concreti. Il calo dell'occupazione può avvenire solo in caso di drastica riduzione dei consumi. Ciò può essere generato da un incremento dell'IVA oppure da un incremento delle imposte sui redditi, difficilmente dalla riduzione degli orari. Questo perché se le vendite semplicemente si redistribuiranno negli altri giorni allora servirà il medesimo personale per gestire la maggiore affluenza (il caos nel negozio quello si che fa perdere clientela). Peraltro se fosse vero un collegamento tra gli orari di vendita ed i consumi allora dal 2011 ad oggi con la liberalizzazione avremmo dovuto aver un boom dei consumi e, purtroppo non mi sembra ci sia stato. Concordo che bloccare le vendite on line sia difficile salvo vietare le aperture dei magazzini che distribuiscono. Peraltro non esiste un rischio di passaggio alle vendite on line sia perché l'alfabetizzazione informatica in Italia è scarsamente diffusa sia perché per molte persone non si tratta di acquistare, ma di avere un luogo in cui passare la domenica... il centro commerciale è diventato il nostro muretto...il tema è sociologico non economico. L'apertura domenicale ha segnato un attacco contro i diritti del lavoratori, in conformità al pensiero UE..vedere la Grecia per info
  7. Riccardo Rispondi
    Il problema è quello dei lavoratori, come detto da Michele. In questo si è dimostrato che la contrattazione tra lavoratori e datori di lavoro non porta ad un risultato equo, a causa dell'enorme potere contrattuale dei datori di lavoro. Mentre (per esempio) i medici degli ospedali lavorano per turni, una domenica al mese, succede che molti commessi siano di fatto costretti a lavorare tutti o quasi i giorni festivi. Mentre i medici hanno un chiaro vantaggio economico nel lavorare la domenica, non è detto che ciò avvenga per i commessi sia perchè pare siano possibili contratti dove si considera la domenica come normale giorno lavorativo sia perchè anche con lo straordinario al 30% il guadagno per il lavoratore è bassissimo a causa della maggiore aliquota marginale. La soluzione è si un intervento legislativo, che però vieti ad un commesso di lavorare oltre (per esempio) 2 giorni festivi al mese. Tra l'altro un intervento di questo tipo diminuirebbe il numero di ore lavorate per lavoratore (meno straordinari possibili) ma aumenterebbe il numero di lavoratori occupati.
  8. GerogeOrwel2084 Rispondi
    «Si può immaginare che a soffrirne di più sarebbero le donne lavoratrici" e aggiungo "E di conseguenza i mariti, che così, senza più la possibilità di parcheggiare le mogli a fare shopping la domenica pomeriggio, se le ritroverebbero giocoforza in casa, nel bel mezzo del campionato di calcio. Questo, presto o tardi, convincerà le mogli a prender finalmente coraggio ed ad avanzare una richiesta che mai sino ad allora avrebbero mai pensato di poter fare, "Amore, usciamo?'". La richiesta, timida inizialmente, si farà col tempo sempre più insistente divenendo quasi una pretesa, cui gli uomini più deboli saranno costretti alla fine a cedere. Negli anni. questo si tradurrà in un drastico calo degli abbonamenti payperview, con il collasso del sistema calcio italiano e, quindi, di tutto l'indotto. In buona sostanza, una nuova crisi mondiale dopo quella dei subprime. Ed addio mondiali. Ma non è tutto. Perché le richieste divenute sempre più pressanti delle donne, se avranno l'effetto di far capitolare i più deboli, si tradurranno invece in una nuova ondata di violenza per gli uomini più riottosi ad abbandonare le vecchie abitudini. Molte di quelle donne, che sino a pochi anni prima trascorrevano felici domeniche pomeriggio in centri commerciali a fare shopping, si ritroverebbero così nei reparti di pronto soccorso, ormai sovraffollati ed al collasso! Solo l'industria degli occhiali da sole, scuri, probabilmente ne tratterrebbe vantaggio.Inconclusione, siamoprontiadaffrontaretuttociò?
  9. Asterix Rispondi
    Qui si continua a pensare che l'occupazione si crea o si distrugge cambiando le regole di un contratto o gli orari di apertura dei negozi. Sono le commesse che creano occupazione. Quindi ripeto vi sono solide basi scientifiche che la domanda di beni e servizi che veniva esercitata dai cittadini la domenica, scompaia? Ci sono solide basi scientifiche per dire che le regole sui CTD ridurranno le vendite delle imprese e quindi le ORE LAVORATE ?? In un negozio vi sono dipendenti addetti alla cassa ed addetti al servizio clienti. Se la domanda di beni esercitata la domenica si concentrerà negli altri giorni (come immaginabile) i negozi avranno bisogno di maggiori cassieri e commessi per quei giorni (salvo creare file oceaniche che, quelle si, faranno perdere clienti).. Si tratterà di redistribuire le ore di lavoro nell'arco della settimana esattamente come con le norme del decreto dignità porteranno ad un maggiore turn over nelle ore lavorate che resteranno le stesse a parità di vendite.. Se fosse vero che la chiusura dei negozi la domenica produrrà un crollo della domanda si dovrebbe dimostrare che la liberalizzazione ha prodotto dal 2011 una crescita dei consumi. Qualcuno obietterà che eravamo in crisi e non sono confrontabili. Giusto, infatti i consumi sono legati ai redditi non alle modalità di spesa.
  10. Giancarlo Biasini Rispondi
    Scrivete "se anche si vietassero le consegne domenicali di quanto comprato on line", Non mi è mai successo in tanti anni di ricevere consegne la domenica
  11. Stefano Rispondi
    sono il primo a commentare ??? ... ma Vi siete letti le riflessioni all'articolo del prof. Ichino ??? ... non vorrei che adesso fossero tutte riprese, ribadite, aggiunte, contestate anche qui ... taglio corto: vediamola da un altro punto di vista "sta proposta di chiusura domenico/festiva" ... ovvero: e se fosse l'intera collettività a beneficiarne, a prescindere dai soggetti coinvolti ??? ... spostando il focus dalla "necessità di vendere e comprare sempre" al "vivere serenamente un meritato giorno di riposo" ... secondo me, senza entrare in tematiche filosofeggianti", alla lunga ne gioverebbe parecchio chiunque ... anche il nostro sistema nervoso.
  12. Marinella Rispondi
    Non sono in grado di pronunciarmi sull'argomento. Tuttavia mi ha suggerito un'immagine "suggestiva" . Ho immaginato le famiglie (visto che si deve solo parlare di famiglie) che affollano la domenica i centri commerciali e gli outlet e quelle che affollano i musei in quella tanto discussa prima domenica del mese. Secondo me sono due "popolazioni" così distinte e separate da far riflettere su quale sia ormai la linea rossa che "stratifica" la nostra società. Spero di sbagliarmi.
  13. Michele Rispondi
    Il provvedimento allo studio da parte del governo è una reazione sbagliata a un problema vero. Il problema vero - sul quale occorre concentrarsi - è quello dei lavoratori. Tutto bene quando esiste uno scambio - volontariamente accettato da entrambe le parti, lavoratori e imprese - minor tempo libero nel weekend in cambio di una maggiore retribuzione. Però è evidente che in realtà le cose non sono così semplici e ben fatte. Le testimonianze di abusi e gli escamotage per realizzarli sono sotto gli occhi di tutti. 20/30 anni di provvedimenti verso la precarizzazione del lavoro hanno lasciato i loro segni. Occorre invertire la rotta, anche bruscamente. Cosa che vale per tutti i settori non solo quello del commercio al dettaglio. Pertanto servirebbero provvedimenti ben più generali che rafforzino il potere contrattuale dei lavoratori e quindi (tra le molte altre conseguenze) il lavoro festivo diventi ben più costoso. A questo punto le poche chiusure domenicali necessarie le decideranno le imprese nell’ambito di un sano contesto concorrenziale. Pertanto alla base di tutto c’è da contrastare l’ideologia che: 1) un lavoro disgraziato sia meglio di nessun lavoro (altrimenti non ci sarebbe limite al peggio) 2) il mercato - specialmente quello del lavoro - sappia regolarsi spontaneamente senza generate pesanti esternalità
    • Henri Schmit Rispondi
      Sono perfettamente d’accordo. L’argomento è in apparenza esterno al dibattito, in realtà è il suo tallone d’Achille. Per evitare una nuova categoria di sub-sfruttati bisogna regolamentare severamente il LAVORO domenicale, non limitandolo, ma prevedendo una congrua extra-remunerazione e (!) farla rispettare. Solo questa garanzia dissuade il datore da facili abusi, che consistono nell’obbligare i lavoratori a lavorare la domenica contro la loro volontà o peggio concentrare il lavoro domenicale su lavoratori particolarmente deboli. Faccio notare che l’abuso del lavoro supplementare gratuito e domenicale non correttamente remunerato è prassi comune nel settore della distribuzione farmaceutica dei grandi gruppi internazionali operanti nelle regioni settentrionali. Figuriamoci allora le catene di supermercati! L’argomento è d’interesse teorico notevole: senza attenzione al sociale, qua il mondo del lavoro, il teorema liberale diviene insostenibile, potenzialmente oppressivo.