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  1. Elisa Rispondi
    Da dipendente pubblica 35enne con quasi 10 anni di esperienza, introduco ulteriori elementi di riflessione all'articolo. Il blocco del turnover e l'innalzamento dell'età pensionabile sono andati di pari passo anche con la preclusione di possibilità di carriera per i più giovani, spesso meglio e più formati e più adeguati ai tempi della media della classe dirigenziale. Nel mio ente ad esempio, pur grande e con competenze essenziali, nessun giovane ha mai fatto carriera da almeno 10 anni verso ruoli della dirigenza. Motivo? Non vengono banditi concorsi! Il tutto si traduce nella certezza pressoché matematica di riconferma degli incarichi dirigenziali a scadenza per chi li ha già (mancando la concorrenza) e nella resistenza, in un numero significativo di casi, a qualunque tipo di innovazione. In sintesi, l'efficienza nella PA potrebbe significativamente aumentare anche semplicemente applicando politiche di sblocco nell'accesso alla dirigenza. Introdurre nuovo personale in assenza di un piano strategico e di una dirigenza adeguata potrebbe non comportare un aumento di efficienza. Come dice il proverbio infatti:chi va con lo zoppo...
    • Savino Rispondi
      In ciò che descrive appare anche chiaro il sindacato da che parte stia....
  2. Vittorio Rispondi
    Prima di digitalizzare l'amministrazione pubblica bisogna digitalizzare gli italiani. L'uso dei computer in Italia è tra i più bassi in Europa e ci sono persone che non sanno nemmeno aprire un account email, figuriamoci seguire una procedura di registrazione a un sito PA.
  3. Marisa Manzin Rispondi
    Come dice l'articolo alla fine, l'importante è la produttività e la velocità dei servizi ai cittadini. C'è un abisso ad esempio fra l'amministrazione pubblica in Germania e quella in Italia (vivo in Germania). Meglio non toccare poi il tema consolati all'estero: ti sembra di ripiombare nel XIX secolo. Per me andrebbero aboliti. Tutte le pratiche potrebbero essere fatte via Internet.
  4. Gabriele Guzzi Rispondi
    Caro Nicola, il pezzo vuole dimostrare come il personale della PA italiana sia più basso rispetto agli altri paese, e a causa del blocco del turnover, più anziano. Precisiamo alla fine che le nuove assunzioni dovrebbero avere un criterio di efficienza e ammodernamento della macchina amministrativa. Un caro saluto!
  5. Nicola Rispondi
    Non è molto chiaro cosa intende l'articolo. Se guardiamo alla distribuzione del personale nei vari comparti, 1.100.000 nella scuola (dov'è ragionevole ridurre solo quando si riducono gli studenti); la sanità, circa 600.000, servizi che richiederanno sempre più dipendenti a causa dell'invecchiamento della popolazione; forze armate e dell'ordine, circa 400.000, e qua è soprattutto una scelta politica aumentare o ridurre, in tutti questi casi l'informatica può aiutare a migliorare, ma non può sostituire. Anche negli enti locali, circa 500.000, molti dipendenti sono sostituibili solo in caso di esternalizzazione (cuochi, autisti, operai, muratori, geometri, bibliotecari ecc.). Oltretutto aumenta la richiesta per gli Urp, per call center... Sicuramente l'informatica è mal utilizzata, sia perchè carente, ma anche sovradimensionata rispetto alle necessità (funzioni informatizzate che necessitano di tempi più lunghi rispetto all'ordinario) perchè fa più immagine dire che è informatizzato. I numeri dati dal ministro purtroppo rispondono al vero, sostanzialmente. Servirebbero procedure comuni, bilanci comuni, sistemi informatici comuni, e possibilmente solo programmi open source. Ma gli enti sono gelosi della propria autonomia. Un risparmio, in tutti i sensi, istituire Consip regionali obbligatorie, magari partendo dalle centrali di committenza regionali esistenti, al momento utilizzate solo dagli enti locali, ma ogni Regione ha la sua, e con meccanismi diversi. Auguri.
    • Savino Rispondi
      L'informatica è importante, ma la serietà ed il rendimento dei funzionari pubblici lo è ancor di più. C'è quasi poca differenza tra un iter di qualche settimana senza informatica ed un iter di poche ore con l'informatica quando vi è un ritardo culturale e di mentalità di anni e decenni.
  6. Savino Rispondi
    La P.A. di oggi è il dopolavoro dei pensionati e dei pensionandi. Tutta la delicata materia delle infrastrutture, delle opere pubbliche, dell'assetto del territorio sono nelle mani dei pensionati (che girano ancora per gli uffici) e dei pensionandi, mentre pochi giorni fa mi parlavano di giovani con tre lauree in materie ingegneristiche emigrati in Germania. Quindi, il problema generazionale c'è e crea anche il crollo dei ponti e le inefficienze varie, laddove mancano mentalità, competenze e sensibilità verso certi argomenti. Quello che non mi convince è il concorsone generalizzato, che porterebbe all'inserimento di nuovi incompetenti e nuovi raccomandati. La P.A. innovativa è solo quella che seleziona i migliori anzichè farli fuggire all'estero, togliendoci finalmente di torno gli spocchiosi politicizzati e sindacalizzati, pieni di vizi e privi di titoli di studio e di competenze.