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  1. Mario Donnini Rispondi
    Questa opinione, espressa a titolo personale merita di essere conosciuta e ci ha sollecitato perché darebbe per scontato che l’Ordinamento di quell’anomalia istituzionale, chiamatasi Unione europea, possa improntarsi ai principi che condizionano l'esistenza della democrazia, già chiari ad Aristotele, come la trasparenza e l’alternanza, per citare i le principali. Posto che il Trattato di Lisbona, anteponendo la competitività dell’Unione sui mercati mondiali, è antitetico alla trama dei principi della Parte Prima della Costituzione della Repubblica e che, quindi, è incostituzionale alla radice, gli orientamenti che la governance intenderà adottare, a partire dalla sua Banca Centrale privata, ci lasciano indifferenti. Sono, invece, condivisibili le riflessioni e l’auspicio di Vitalba Azzollini per “una migliore conoscenza dell’operato dei pubblici poteri” in Italia, cioè a dire, per una reale trasparenza del processo decisionale dei legislatori italiani ai vari livelli; in ciò significando l’esigenza di una effettiva partecipazione dei cittadini alla vita politica della Nazione; ma questo ci richiama alla revisione dell’articolo 49 della Costituzione.
  2. saverio vendola Rispondi
    La televisione potrebbe fare molto per far meglio conoscere gli enti e le istituzioni che riguardano tutti i cittadini e che dai cittadini sono pagate. Una mezzoretta in prima serata per spiegare il funzionamento e l'organizzazione dei ministeri e mostrarne gli uffici. Per seguire il processo decisionale politico di leggi ed altro, sintetizzando e mostrando protagonisti e luoghi. Lo stesso per il CSM, per la Corte Costituzionale, etc etc. Naturalmente per farlo ci vorrebbero autori, registi, etc competenti e poco parolai, consapevoli di dover spiegare, non di farsi belli come spesso succede in TV..
  3. Savino Rispondi
    Le politiche pubbliche non sono dottrine politico-ideologiche. In Italia esiste, da decenni, la confusione e la commistione tra le due cose. Le politiche pubbliche, programmate ed implementate, richiedono continuità e coerenza. Non si può, ad ogni cambio di Governo o di Amministrazione. resettare tutto come se, fino al giorno prima, non ci fosse stato un assetto democratico. L'opacità è sintomo di incapacità di fare Governo, di fare leggi, di prendere decisioni e provvedimenti e di intercettare gli effetti di fenomeni sociali. Manca sostanzialmente una cultura di Governo. E' un Paese che ha più candidati che decisori, ha più primedonne che deus ex machina, ha più contentini da dare che beni comuni da difendere. Il popolino, già ignorante in materia, è stato, con l'avvento dei social media, completamente annientato ed appassito rispetto a tutta la questione trasparenza.