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  1. Henri Schmit Rispondi
    I danni di una normativa erratica, senza direzione, sono immensi. L'instabilità, è forse il difetto più profondo della politica italiana intesa come azione del governo e del legislatore. A ben vedere il vizio si manifesta in quasi tutti i settori: senza tirare in ballo le costituzionali l'instabilità fonte di incertezza, di precarietà e di imprevedibilità si ritrova ovunque: Cinque leggi elettorali in 25 anni senza contare quelle di fabbricazione giurisprudenziale, una riforma storica del sistema educativo in ogni legislatura, ma sempre di segno politico opposto alla precedente (chi si ricorda Moratti che cancella di un colpo la riforma Berlinguer appena approvata), delle riformette fiscali d'immagine e di convenienza contingente senza concetto sistemico, dei ritocchi annuali improvvisati alla normativa del lavoro senza filo conduttore, senza concezione d'insieme comunque ben definita ai tempi di Marco Biagi. Incertezza del diritto, litigi, processi, inefficienze, imprevedibilità sono il principale ostacolo all'investimento, e fattore di rischio e di aumento dello spread, con tutti gli effetti devastanti che questo implica. Una domanda: ma le riforme istituzionali della scorsa stagione politica avrebbero permesso di superare questi vizi atavici? Ne dubito fortemente.
  2. Corrado Rispondi
    Introdurrei una quarta questione più generale relativa a quanto chi firma le Leggi (in questo caso i Decreti) li abbia veramente letti.
    • Pietro Brogi Rispondi
      Una prima considerazione: manca nella tabella un riferimento ad altre categorie che potrebbero essere influenzate dal provvedimento, ad esempio l'ottenimento delle stesse prestazioni lavorative tramite titolari di nuove partita iva, manca inoltre la definizione dei fattori che autorizzano il passaggio da numero di contratti coinvolti a numero di posti di lavoro persi. E' stata considerata la contingenza economica? Ma allora questo non deve essere imputato al decreto. Correggete un dato nella vostra tabella, la somma fa 99 e non 100...
  3. Michele Rispondi
    Di “riforme” malfatte questo paese ne ha avute ben troppe. In generale il mercato del lavoro ha subito negli ultimi 20 anni una progressiva e continua precarizzazione. Precarizzazione che non ha aumentato ne l’occupazione ne tantomeno la produttività, così sbugiardando, con i fatti, tutte le teorie sui taumaturgici effetti della flessibilità del lavoro. Il Decreto Dignità si inserisce a buon titolo tra le riforme malfatte. Ha però un grosso merito: da un segnale concreto di inversione di tendenza. Dalla precarizzazione inutile e dannosa si torna indietro. Ovviamente ci sono grosse resistenze. Facile sostenere che, a parità di ogni altro fattore, l’occupazione potrebbe diminuire. Altrettanto facile sarebbe sostenere che, a parità di ogni altro fattore, l’occupazione potrebbe aumentare dimezzando gli stipendi. Il problema è che la condizione di parità di ogni altro fattore non esiste in natura. Il punto è che i livelli di occupazione poco dipendono dalla regolamentazione del mercato del lavoro (vedi job act che ha buttato 20 mld in incentivi con risultati negativi sui contratti e t. Indeterminato), ma dal livello dell’attività economica, in grossa parte guidata dalla domanda interna per consumi.