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  1. francesco Zucconi Rispondi
    Un intervento sottolinea "l'inettitudine dell'Italia a fare riforme competitive". Questo modo di scrivere sottointende l'esistenza di una teoria economica "giusta", discostandosi dalla quale è "naturale" avere effetti recessivi che, pertanto, non possono che essere voluti da classi dirigenti moralmente corrotte. Io credo che la storia dell'industrializzazione italiana avrebbe dovuto imporre un maggior rispetto circa il ruolo dello Stato per il progresso della nazione. Venuto meno tale ruolo, la corruzione è aumentata e la crescita, in termini di innovazione e progresso, in Italia, si è fermata. La scuola di Beniamino Andreatta e dei suoi succedanei, alleata di fatto a quella del "vincolo esterno", non ha tenuto conto della geopolitica e della democrazia. La nobile aspirazione europea è, nella pratica, fondata su una brutale competizione intraeuropea che non prevede, nei fatti, una redistribuzione più equa dei guadagni ottenuti con tale competizione . La Germania non ha fatto i compiti a casa: non ha reinvestito granché del suo surplus commerciale con l'Italia in innovazione per la Sicilia o la Calabria, ma continua a drenare denaro sonante dall'Italia. Circa la Francia, chi non ha capito che cosa essa abbia combinato in Libia e come abbia potuto rimanere in Europa con una gigantesca industria di Stato, cosa che all'Italia è stata ed è impedita, non potrà mai capire spiegazione alcuna circa l'impossibilità, per l'Italia, di uscire dalla attuale bara.
    • Henri Schmit Rispondi
      Intanto la premessa (prima frase) è sbagliata. Nessuno sostiene quello che FZ insinua. Ma il mercato comune e poi l'unione sono costruiti su questo: concorrenza (leale) fra operatori europei E FRA STATI MEMBRI a vantaggio di tutti, individui, imprese e amministrazioni statali. Tutti da decenni agiscono in quest'ottica, tranne l'Italia. Durante la crisi addirittura alcuni meno competitivi (GR, P) l'hanno capito e si sono adeguati. Il ruolo della Stato è sempre stato e rimarrà fondamentale, almeno fino a quando l'UE diventa stato federale, cioè non nel prossimo futuro. La D ha compiuto immense riforme, rese più impegnative a causa dell'unificazione. Non è l'intervento in Libia che è una colpa della F, ma lo sfruttamento mediatico da Sarkozy. Se rimaneva Gheddafi ci mandava altri barconi, zeppi di mitre e di esplosivi. Difficile dimenticare le umiliazioni, il baciamano, la tenda nell'urbe, le ragazze immagine con il corano; anche Londra e Parigi si sono inginocchiati; tutto per garantire gli interessi dell'ENI, di Total e BP? … e l'attentato di Lockerbie? Poi questo genere di discorso non c'entra con la questione (delle riforme) e dimostra solo una mancanza di argomenti. La linea direttrice minima delle riforme non è scritta nei libri teorici, ma oggi si chiama convergenza; basta copiare le best practice esistenti dei partner più competitivi.
    • Henri Schmit Rispondi
      Il fatto che la D (e gli investitori esteri in genere) non investono abbastanza in Sicilia, nel Meridione e in Italia è colpa delle amministrazioni centrali e locali italiane: leggi incerte, regole incostanti, procedure complesse e rischiose, amministrazioni corrotte, giustizia lenta, consulenti costosi ma senza responsabilità, operatori privati truffaldini non punti, criminalità mafiosa incontrollata. Mi fermo qua.
  2. Asterix Rispondi
    Buongiorno Dott.sa Cannata, può gentilmente spiegarmi le clausole presenti nei contratti derivati stipulati dallo Stato Italiano con le principali banche di affari stiplutate quando Lei era Dirigente Generale al Mef. Mi riferisco in particolare alle clausole "mutual" relative ai contratti IRS stipulati contro il rischio di incremento di tassi di interesse che riconoscono alle Banche la facoltà di chiudere il contratto a fronte del rischio Paese. Tradotto in parole povere è come se in un contratto assicurativo dopo aver pagato anni premi elevati al verificarsi dell'evento assicurato (rialzo dei tassi di interesse) si concedesse alla compagnia assicurativa la facoltà di chiedere senza pagare l'indennità al danneggiato. Credo che sul libro "La Voragine" di Luca Piana puòà trovare un utile resoconto della situazione. Grazie
  3. Ugo Toretti Rispondi
    Buon giorno dott.sa Cannata, la ringrazio per la bella analisi. Potrebbe gentilemente illustrare se ed in che modo le clausole CAC si ricollegano al Qe ed al diritto di veto alla ridenominazione che potrebbe esser in mano alla Bce. Grazie e mille e cordialità. Ugo Toretti
  4. francesco Zucconi Rispondi
    Purtroppo non credo sia visto negativamente, in Germania e in Francia, un ulteriore indebolimento dell'Italia. È oramai razionale supporre che la nostra entrata nell'euro sia stata subordinata all'ottemperanza di vincoli contrari alla crescita in potenza della nazione degli italiani; nessuna sorpresa circa quanto splendidamente chiaritoci dalla dott.ssa Cannata.
    • Henri Schmit Rispondi
      Non capisco per quale ragione F e D potrebbero volere un'Italia ancora più debole. La scommessa era che le costrizioni comuni (non sempre rispettate nemmeno dai primi della classe) e la dinamica creata dal mercato comune di rendere ciascuno la propria economia sempre più competitiva portassero gradualmente a una convergenza e maggiore benessere per tutti. Non è stato così. Perché? Le regole erano sbagliate? Alcuni hanno giocato sporco (contro l'Italia)? O l'Italia, le sue politiche fiscali ed economiche, il discorso pubblico dei politici, giornalisti e ricercatori qualificati è stati inadeguato per gli ultimi troppo interessati ad incarichi pubblici e altre vanità, impreparati i secondi, inetti demagogici i primi? Non ho dubbi che la risposta giusta è una sola. L'inettitudine dell'Italia, unico paese che invece di fare riforme competitive regredisce anno dopo anno, diverrà un problema sempre maggiore per gli altri Stati membri. Manca un discorso veritiero.
      • Paolo Cragnolini Rispondi
        La ragione per cui F ha ricavato un vantaggio dalla debolezza italiana risulta evidente se si pensa alle acquisizioni societarie degli ultimi anni. Tra l'altro, una fonte ufficiale come la relazione al Parlamento dei Servizi del 2017, nella sezione minacce al sistema paese,  denuncia manovre di attori esteri statuali, in raccordo con i rispettivi apparati di intelligence, ispirate da finalità predatorie, finalizzate ad occupare spazi crescenti di mercato. Quanto a D, si tratta di un competitore diretto della manifattura italiana. Se per esempio consideriamo il periodo intorno al decennio degli anni '90, l'andamento del saldo delle partite correnti è quasi speculare: quando uno è positivo, l'altro è negativo. In ogni caso, è rivelatorio che le rassicurazioni di H.S. si limitino a escludere l'interesse di F e D ad un indebolimento ulteriore, e non già all'indebolimento in quanto tale. La scommessa - che il cambio bloccato favorisse l'allineamento - era una congettura che non godeva di buona letteratura scientifica, destinata a un fallimento asimmetrico, non equamente distribuito. Del resto, il suo successo avrebbe prodotto una UE fatta di tante D, alcune grandi, altre piccole, ma tutte con il loro bravo attivo commerciale ottenuto a spese di un resto del mondo accondiscendente. Una novella Cina, quando quella originale sta scoprendo il mercato interno. Nessun gioco sporco, solo applicazione di regole, quelle sì discutibili, come quella che ha permesso un risk-free vendor-financing a spese della Grecia che è costato all'Italia 58 miliardi, in larga parte finiti alle banche di D e F. Soprattutto la regola fondamentale, fissata nel lontano '78, che liberava i contraenti dall'obbligo keynesiano di partecipare in ugual misura all'equilibrio, sia dal lato del deficit, sia da quello del surplus. Quella volta Pandolfi venne messo in minoranza, ma c'aveva provato. Altri, invece, si allinearono subito, anche a mezzo di congiure e colpi di mano assai poco democratici, per sudditanza semplice. Una parte della classe dirigente italiana non fu all'altezza, ma  H. S. avrebbe gradito poco politici più virtuosi. E se questo è il quadro, l'allarme lanciato da Maria Cannata rivela tutta la sua drammaticità.
  5. Henri Schmit Rispondi
    L'interessante articolo aiuta a comprendere cose complicate in continua evoluzione. Due osservazioni critiche "esterne": è l'eccesso di debito o la severità delle regole che determina la percezione del rischio dei bond europei? L'articolo 47 sancisce una tutela sacrosanta garantita in tutti i paesi europei che conosco un po', F, D, B, NL, L, CH, UK; la differenza fra paesi è l'effettività della garanzia. Conclusione: la peggior speculazione contro il debito di una nazione è una politica fiscale sprovveduta.
  6. Antonio Petrina Rispondi
    Se il fondo salva stati ha funzionato ( grecia docet ) cui prodest inventare una ristrutturazione dei debiti sovrani degi stati che non possono fallire? Nel ns paese finalmente decrementa il debito ( sia pur con pochi decimali) e noi carichiamo sul debito futuro rischi futuri della solvibilita'?