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  1. Henri Schmit Rispondi
    Aggiornamento: il nuovo regolamento del Senato approvato il 20 dicembre scorso rinforza semplicemente (dopo le liste bloccate generalizzate nel 2005 e mantenute da tutte le leggi elettorali successive) la natura partitocratica del regime: i cittadini votano solo per partiti, gli eletti votano in blocco senza poter dissentire, i capipartito decidono chi sarà sulla lista, chi sarà eletto e come gli eletti devono votare. Bella democrazia! Si è riformato l'asse D - A - E - I; i geni delle scienze politiche ci rassicurano poi insistendo sulla necessità di democrazia interna. Partiti e movimenti si adattano alla nuova ideologia chi organizzando primarie pilotate, chi inventando la democrazia online, riservata agli "iscritti" e gestita da mezzi informatici privati; se poi gli algoritmi "sbagliano", ci sono i capi a decidere per tutti. È un perfezionamento della democrazia classica o un'illusione , un inganno forse una truffa?
  2. acarraro Rispondi
    Se dobbiamo proprio cambiare una caratteristica base come il vincolo di mandato, mi sembrerebbe molto piu' utile modificare il voto segreto in parlamento. Che senso ha imporre in vincolo di mandato se poi non hai modo di controllare che il parlamentare vota effettivamente in linea con il mandato? Ho sempre trovato il voto segreto in parlamento un elemento molto ingiusto. Come puo' l'elettore giudicare il comportamento del proprio rappresentante se una larga percentuale delle sue azioni piu' importanti sono segrete? Se uno anche avesse l'abilita' di dare uno preferenza, non avrebbe gli strumenti per decidere se il proprio rappresentante si e' comportato giustamente. In ogni caso, anche con il sistema elettorale corrente l'elettore ha la liberta' di non votare il partito se non gli piaccioni i due-tre candidati del partito (candidato uninominale piu' capi lista proporzionali). Quindi una qualche scelta c'e' anche se forse piu' limitata di quello che dovrebbe essere...
  3. Matteo Biagi Rispondi
    Io oltre alla modifica dei regolamenti parla mentari proposta, aggiungerei l'istituto del del recall eventuale. Nel caso di cambio di casacca, un congruo numero di elettori del Collegio elettorale o della zona elettorale con firma autenticata, potrebbe richiedere che quel seggio sia rimesso in palio. Legittimo cambiare ma gli elettori devono poter valutare senza arrivare al vincolo di mandato. Che ne pensi ?
    • Henri Schmit Rispondi
      Si potrebbe pure discutere dell'idea, ma bisognerebbe prima riflettere sul contesto: Gli Italiani non possono eleggere i singoli deputati ma potrebbero destituirli!?! Abbiamo perso la bussola!
  4. Henri Schmit Rispondi
    La tabella 1 non significa molto se non si precisano i poteri (di iniziativa, di discussione, di formulazione e di condizionamento del voto finale) che in ogni paese sono riconosciuti ai gruppi parlamentari. La terza colonna ha il merito di rivelare la specificità macroscopica delle compiute partitocrazie D, A e E (insieme a N e CH, meno estremi). La regola francese (stessa colonna) sembra invece perfetta. Non basterebbe comunque scimmiottare la soluzione germanica per garantirsi il presunto buon risultato (democratico o economico?) complessivo di quel paese. Sarebbe giusto notare il rigore classico di 4 (UK, SF, NL, N) dei 14 paesi messi a confronto, dove basta un solo deputato (da relativizzare con il numero totale di ogni assemblea), e rifletterci su. L'ultima colonna infine dice poco, anzi rischia di essere fuorviante, perché non precisa la diversità dei casi presi in considerazione. Fare statistiche confrontando cose diverse per provare la convenienza di una determinata soluzione (Germania 0,11 vs. Italia 5,86) non è molto "scientifico", benché di prassi sempre più diffusa.
  5. Carlo Rispondi
    Francamente dai dati pubblicati non si nota alcuna correlazione fra i vincoli posti alla costituzione di un nuovo gruppo parlamentare e la quota di parlamentari che hanno cambiato partito. Solo sulla base di questi dati non e' sostenibile che una modifica dei regolamenti parlamentari potrebbe ridurre il fenomeno del trasformismo. Per capire l'effetto di restrizioni alla costituzione di nuovi gruppi parlamentari si dovrebbe approfondire quali sono i vantaggi economici o di influenza politica di far parte di un certo gruppo parlamentare, e quindi quanto sarebbe disincentivante impedire di costituirne uno.
  6. Henri Schmit Rispondi
    Senza libertà di mandato non ci può essere democrazia rappresentativa. Il vincolo di partito-lista-gruppo che esiste in D, A e E è una grave restrizione all'ideale di democrazia liberale (fondata sulla libertà degli individui in opposizione a privilegi di corporazioni) nonché uno degli elementi-base della partitocrazia. Non vedo il problema di rappresentanti che cambiano idea, gruppo o partito, anzi. Basta appunto una ragionevole regolamentazione interna al parlamento che non ostacoli troppo l'iniziativa e il potere del singolo deputato. L'unica vera sanzione legittima del cambiamento di casacca è quella elettorale. Il problema è che i paesi dove si contesta il trasformismo sono gli stessi che hanno tolto il potere di sanzione individuale che in virtù dell'art. 48 dovrebbe sempre appartenete agli elettori. Si tratta di un circolo vizioso. L'errore è di aver dimenticato che un sistema elettorale proporzionale rimane compatibile con la preferenza individuale, come paesi quali CH, SF e IRL (e in un senso diverso addirittura F e UK) dimostrano.
    • Alessandro Rispondi
      Concordo pienamente. Il vincolo di mandato, non solo non è un problema ma è una garanzia per il funzionamento della democrazia rappresentativa (ad oggi l’unica concretamente attuabile). Ciò che manca, è un legame diretto tra il deputato e le persone che localmente lo hanno eletto. Sia perché le leggi elettorali degli ultimi anni hanno escluso o ridotto al minimo questa prerogativa dell’elettore, sia perché l’elettore stesso ha mostrato scarso interesse e scarsa capacità valutativa dell’operato del suo rappresentante. Quanto all’articolo, anche in questo caso concordo col suo commento precedente. L’articolo offre spunti di riflessione ma è carente nell’analisi dei dati.