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  1. Motta Enrico Rispondi
    "occorre indagare le ragioni e i possibili rimedi" si dice nell'articolo a proposito dell'alto numero di obiettori, oltretutto in aumento. Da medico non ginecologo le suggerisco, tra le ragioni da indagare, la difficile condizione psicologica di chi esegue le IVG per molti anni. Per alcuni medici si parla di "burn out", come dire esauriti, fusi. Penso che possa essere un problema anche per chi fa le IVG. Se vuole fare una ricerca originale esplori questo aspetto, che mi sembra quasi ignorato; potrebbe fare scoperte interessanti. Rimedi? Non facili; ma la IVG con i farmaci, non chirurgica, potrebbe essere una soluzione parziale. In ogni caso non dimentichiamo che fare una IVG non è un lavoro psicologicamente neutro.
  2. Michele Rispondi
    A pag. 51 della "RELAZIONE DEL MINISTRO DELLA SALUTE SULLA ATTUAZIONE DELLA LEGGE 194/78" si dice: "Si conferma, quindi, quanto già osservato nelle scorse relazioni al Parlamento, relativamente all’applicazione della Legge 194/78: il numero dei non obiettori a livello regionale sembra congruo rispetto al numero delle IVG effettuate, e il numero di obiettori di coscienza non dovrebbe impedire ai non obiettori di svolgere anche altre attività oltre le IVG. Quindi gli eventuali problemi nell’accesso al percorso IVG potrebbero essere riconducibili ad una inadeguata organizzazione territoriale."; a pag 56 "I dati raccolti per singola struttura ospedaliera suggeriscono che, nella maggior parte delle strutture in cui i non obiettori non sono assegnati ai servizi IVG, la disponibilità di personale non obiettore sembra superiore alle necessità: in altre parole in questi casi il numero dei non obiettori risulta superiore a quello necessario a rispondere adeguatamente alle richieste di IVG, e quindi parte di questo personale viene assegnato dalle stesse amministrazioni locali ad altri servizi [...]. Un’ulteriore conferma del fatto che, in generale, non sembra essere il numero di obiettori di per sé a determinare eventuali criticità nell’accesso all’IVG, ma probabilmente il modo in cui le strutture sanitarie si organizzano nell’applicazione della Legge 194/78". Mi sembrano conclusioni tra loro profondamente incoerenti e le vostre proposte inutili per il "miglioramento" della situazione
  3. Lorenzo Rispondi
    Gentile Mencarini, non ho conoscenza di statistica, ma noto che in Francia il tasso di natalità è triplo di quello italiano. Ci sono studi che relazionano la diffusione della RU486 (farmaco abortivo) con la migliore performance su indicata? Grazie.
  4. Francesco Rispondi
    A guardare le mappe sembrerebbe che le regioni con mobilità netta positiva siano anche quelle regioni che attraggono molti giovani (per motivi di studio, ma non solo) che non cambiano residenza ma sono comunque domiciliati in un territorio diverso. Questo spiegherebbe perché due regioni come Lombardia e Calabria, con percentuali simili di obiezione, si ritrovino con risultati esattamente opposti in Mobilità netta IVG. Nella vostra ricerca vedo che questo è affrontato come un "fixed effect regionale", ma ho difficoltà a pensare che la singola "attrattiva regionale" sia davvero time-invariant.
  5. Giunio Luzzatto Rispondi
    La correlazione indicata è impressionante. Ritengo però pessima l'ipotesi, prospettata alla fine, secondo cui "Basterebbe porre un limite al numero di interventi per operatore." C'è Il fortissimo rischio che altre iniziative, indicate da compiere "al contempo", non vengano attuate. L'ipotesi indicata potrebbe forse ridurre, in prospettiva, il numero di medici che obiettano per evitare carichi eccessivi di Ivg, ma intanto il rsultato immediato sarebbe DIMINUIRE le opportunità. L'unica strada, che già è stata prospettata, è di bandire posti per "non obiettori" in quelle strutture sanitarie in cui questi ultimi siano troppi.