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  1. Alfredo Rispondi
    Concordo pienamente con l'autore. Ormai da tempo l'autorità antitrust si erge come ultimo baluardo a difesa dei consumatori contro le angherie delle grandi aziende che si accordano in modo tale la concorrenza (fittizia) produca effetti diametralmente opposti a quelli sbandierati dai fautori del libero mercato e relativa mano invisibile (la vicenda della fatturazione telefonica dice tanto al riguardo). Assai preoccupante appare l'inerzia del Legislatore che pare aver lasciato campo libero agli interessi delle grandi corporazioni, tanto che ormai si è rimasti fermi alle famose lenzuolate del ministro Bersani, nato comunista.
  2. Marcomassimo Rispondi
    Egregio Professore, che l'Italia abbia problemi di posizioni privilegiate e corporative è sotto gli occhi di tutti; però per esempio la Brexit è avvenuta in un paese con elevati livelli di liberalismo; la malattia sociale dell'occidente è sicuramente più radicata e profonda di quanto si possa dedurre dal parametro della concorrenza; è un problema di territori e classi sociali che sono sempre più divisi ed incomumicabili anche all'interno di stati nazionali e di territori che sono ad un tiro di schioppo l'uno dall'altro; la concorrenza sta mettendo contro questi pezzi di società in modo sempre più feroce e sta provocando una spiccate liquiefazione e frantumazione sociale; e francamente occuparsi di concorrenza in frangenti storici come questo è un pò come stare attenti a non bagnarsi i piedi nell'acqua di un ruscello mentre ti sta per cadere addosso un meteorite.
    • Savino Rispondi
      Dobbiamo solo parlare dei film che si sono fatti gli italiani con le scorciatoie come reddito di cittadinanza e abolizione della Fornero, che prevedono, tralaltro, che i costi fissi in bolletta prevedano anche il pagamento per gli scrocconi (non indigenti) che non pagano.
  3. Savino Rispondi
    Ci troviamo ad affrontare tanto scelte sbagliate - di sperpero - da parte dello Stato, quanto scelte sbagliate - di extraprofitto selvaggio - da parte dei privati, che hanno penalizzato la fetta più ampia della popolazione. Se l'economia di mercato resta indiscutibile, dobbiamo sempre più abituarci a formule ibride e pragmatiche, che prevedano, talora, vere e proprie inversioni a U, sia con privatizzazioni laddove storicamente si era nazionalizzato, che con statalizzazioni e pubblicizzazioni laddove storicamente si era privatizzato. Dove il mercato è libero e i cittadini sono uguali, la protezione degli interessi deve essere effettivamente contendibile, senza furberie. E' il consumatore il fulcro centrale e non chi gli offre beni o servizi.